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Era ieri - Enzo Biagi - copertina

Era ieri

Enzo Biagi

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Curatore: L. Mazzetti
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
In commercio dal: 13 settembre 2006
Pagine: 304 p., Brossura
  • EAN: 9788817013451
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Enzo Biagi racconta le vicende di una trasmissione giornalistica da lui ideata e condotta - "Il Fatto" - giudicata la migliore prodotta dalla Rai in cinquant'anni di attività, e le ragioni per cui fu soppressa, con il cosiddetto "editto bulgaro" di Berlusconi. Ne esce un libro denso di ricordi, di riflessioni, di interviste a personaggi illustri (da Giovanni Agnelli a Romano Prodi, da Oscar Luigi Scalfaro a Roberto Benigni, da Michail Gorbaciov ad Alberto Sordi...) tratte in buona parte proprio da "Il Fatto", e pubblicate qui per la prima volta. Loris Mazzetti, coautore del libro, è regista e dirigente RAI e ha accompagnato per anni il lavoro televisivo di Enzo Biagi.
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    Giulio

    12/07/2020 14:27:48

    Grandissimo Enzo Biagi, il padre di tutto il giornalismo libero contro le vergognose epurazioni del 2002 e le altre meschine bugie. Grandioso percorso di una persona da partigiano fino al giornalista che è rimasto nei cuori delle persone che amano l'informazione vera!!!!!!

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    Brando Bolis

    15/01/2014 23:09:12

    Un racconto di una vita che si è intrecciata con la storia del mondo. La sua attività di giornalista è iniziata sin da giovanissimo ed è proseguita per tutta la sua vita, persino durante la guerra. In questo libro Biagi raccoglie molte storie e alcune interviste da lui fatti ai più grandi personaggi dal punto di vista storico, politico, culturale e sociale degli ultimi anni. Spiega in oltre in modo preciso come la democrazia e la libertà di parola, opinione e stampa in questo paese non siano al primo posto tra gli interessi di qualche governante. Diario di un giornalista onesto, serio, sempre indipendente che ha pagato innumerevoli volte nella sua carriera la sua onestà e lealtà nei confronti solo della verità e dei lettori.

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    daniele

    20/04/2009 10:56:08

    uno dei libri che mi ha colpito più profondamente. trasmette veramente ciò che il potere può fare agli uomini (soprattutto quelli liberi). l' autore dunque svolge riflessioni (e le fa svolgere), sul presente, attraverso episodi ed incontri di grande attualità e soprattutto sul passato attraverso una grande carrellata di aneddoti, incontri, lotte e vicende riguardanti la sua vita ed i personaggi che l' hanno segnata (alcuni colloqui sono davvero sorprendenti), senza contare la grandiosa esperienza professionale proprio come giornalista che (unico caso in Italia) ha avuto un successo televisivo pari a quello sulla carta stampata. lo consiglio caldamente e buona lettura!!!

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    Tommy

    01/09/2008 12:33:00

    Una memoria storica del giornalismo non poteva non tirare fuori un testo interessantissimo. Meravigliose le vicende e gli anedditi personali che lo hanno accompagnato per tutta la vita. Consigliato.

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    Silvia

    10/01/2008 11:57:44

    Biagi è un Maestro. Lo dimostra anche in questo libro, in cui parla di se', dei suoi ricordi, delle persone che amato, di chi lo ha ostacolato senza, alla fine, riuscirvi per davvero.

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    Davide B.

    07/11/2007 18:43:46

    Anche uno stupido dovrebbe capire che se questo libro è risultato essere il più venduto in assoluto tra quelli scritti da Enzo Biagi (tanto da essere tradotto in ben nove lingue), un motivo ci deve pur essere. Anzitutto, non può avere contenuti tanto banali e scontati come qualcuno osa sostenere. Inoltre, trattandosi dell'autobiografia di un giornalista, è bene non aspettarsi intrighi di stampo strettamente poliziesco. Doverosa precisazione: BASTA CON QUESTI PARAGONI CON MONTANELLI !!! Nessuno dei due era più bravo dell'altro: erano semplicemente diversi. Anche negli orientamenti politici: Montanelli democristiano, Biagi socialista (con un passato da partigiano). Per il resto, erano entrambi due maestri a cui affidarsi quando le nostre certezze vengono meno. - PS.: Pensavo queste stesse cose anche quando Biagi era ancora in vita. Parola d'onore. Ora sta a voi credermi o non credermi.

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    ivana

    10/04/2007 21:52:46

    grazie x un interessantissima lettura, e x i ricordi anche molto personali. devo dire che mi hanno sorpreso i precedenti commenti, seguendo da fuori la situazione italiana(sono slovacca), mi ha positivamente sorpreso che ci sono gli"enzi" che non si lasciano comprare e combattono per la verita. Interessantissimo il percorso di vita di Biagi, per me e uno da cui prendersi esempio, poi che ha un carattere difficile, lo ammette anche da solo...:-)semplicemente ha scritto la sua...ed e giusto cosi...

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    eduardo

    20/01/2007 22:42:22

    Ed ecco il secondo libro del Biagi che ho letto.Anche in questo caso devo dire che resto molto deluso.Non ritenevo che la trasmissione "il fatto"fosse utile alla causa della democrazia in Italia e non ritengo pertanto questo libro di livello.e'Solo un personalissimo punto di vista poco obiettivo.Giudico Il Biagi un Berlusconi ma che sta sull'altra riva del torrente.Ho detto tutto.

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    PAOLA

    16/01/2007 14:59:36

    Mah!ma cosa ho letto?Mamma mia che noia.Un libro molto povero di tuttoo e su tutto.Mi ha attratto il nome e l'ho comprato.un errore.

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    eleonora

    13/01/2007 18:40:36

    le solite storie del Biagi trite e ritrite.Ma adesso siamo veramente stanchi di sentire le sue beghe personali.Il giornalismo del grande Indro Montanelli era tutt'altra cosa.Non si possono paragonare i due!!!Indro era un gigante e molto obiettivo con quelli che lui riteneva il male della democrazia,ivi compreso Berluscono.Il Biagi invece è contro solo perchè toccato nei suoi interessi."Il fatto"non era altro che una normalissima trasmissione che il cosiddetto editto bulgaro ha amplificato all'ennesima potenza.Leggendo questo libro mi accorgevo pagina dopo pagina che era solo un fatto di astio personale e non di informazione.Posso benissimo fare a meno di qyesta trasmissione in quanto ne esistono altre più qualificate.Non credo che pochi minuti di TV mal condotta ed egoistica possano giustificare i contratti miliardari del giornalista.Ci sono i giornali per dire quelle cose,non le televisioni pubbliche o private che siano.Il Biagi è solo una specularità di Fede.Possiamo fare a meno dei due.Il fede almeno non fà la vittima ed ha dalla sua molti peportage di guerra ed in zone pericolose.Almeno questo gli và riconosciuto.Biagi non ha nulla.Sono due estremisti però che non giovano a pacare i tono della purtroppo abietta politica nostrana.Usano tono asperrimi tutti e due dietro una faccia da buoni,come se dicessero:"Ma cosa succede in Italia?noi siamo Ceceni!!!!e tutto ciò emerge nitidamente da questo libro.Guardiamo la nostra gobba prima di guardare quella di chi ci stà di fronte!!!!

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    gl

    09/01/2007 18:14:48

    Nei commenti che leggo riguardo a questo libro c'è come un accanimento che non so spiegarmi. Biagi racconta più o meno come ha sempre fatto il mondo che ha visto; forse è vero che insiste troppo su un fatto, il cosidetto editto bulgaro, che è in parte personalissimo, ma a pensarci bene neppure tanto. Personalmente, credo sia meglio eccedere in personalismo che tacere la cosa, o accettarla come se nulla fosse. Per il resto, trovo i soliti ritratti di Biagi, spesso appena abbozzati ma interessanti. Mi piacciono poi i rimandi a Indro Montanelli, altro giornalista-scrittore da non dimenticare troppo in fretta. Non disprezzabile , secondo me, che qualcuno ci parli ancora di guerra partigiana perchè si sente nell'aria una voglia di revisionismo che trovo pericolosa. Per finire: il libro di Biagi merita di essere considerato per quello che è. Nel suo ambito è onesto e indipendente, il che, visti i tempi, non mi par poco.

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    mariangela

    13/12/2006 08:34:29

    Beh!che dire?aspettavo un grande libro ed invece ho trovato un'antologia di banalità scritte a suo uso e consumo,e pensare che ho sempre letto il biagi anche se non lo considero un grande scrittore ma un eccellente pennivendolo.le altre volte si era salvato,ma stavolta ha scritto un cartaceo inutile e che non aggiunge nulla alla formazione culturale del lettore(io in questo caso)

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    and

    12/12/2006 13:10:29

    disastroso perchè inutile. il tentativo di rifarsi una verginità dopo gli anni in cui questo giornalista di sistema era totalmente prono alla dc non convince nessuno. non bastò begnigni, non basta questo libretto pessimo. e ora torna anche in televisione.. ma perche? che male abbiamo fatto noi? perchè l'abbiamo fatto diventare un simbolo dell'antiberlusconismo? contro il cavaliere siamo in tanti, perchè attribuire proprio a biagi tutto questo spessore, tutta questa importanza? lasciamolo a godersi in pace la vecchiaia.

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    annamaria

    11/12/2006 23:17:35

    trovo strano che un lettore abbia dato il massimo voto e la sua recensione è stata negativa.sicuramente avrà sbagliato qualcosa.comunque io concordo col giudizio del nostro lettore in quanto il libro è noioso e pregno di acredine e da uno chiamato maestro(ma de che?)ci si aspetta qualcosa di costruttivo o di illuminante.invece solo odio(brutto sentimento)e livore.altre volte ho dato il massimo ma questa volta toccando il fondo non si può dare che 1

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    mariano

    10/12/2006 20:05:16

    Leggo sempre,ahimè,il Biagi.Ogni tanto l'ho trovato arguto e piacevole e di buon scritto.Ma stavolta credo che si sia ripetuto ed abbia dato sfogo ad una sorta di acredine che lo divora.Se fosse piu'pacato ed abbandonasse i personalismi,oggettivando gli eventi,sarebbe forse piu'credibile.Il libro pertanto lo giudico di basso interesse letterario,culturale e saggistico.grazie mariano

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    maurizio

    07/12/2006 22:04:51

    noioso,scontato e banale.e dire che ammiravo questo uomo vetusto che poteva dare insegnamenti ma scrive con livore.

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    Simone

    18/10/2006 12:48:48

    Una parte di vita di un maestro del giornalismo italiano. Spero anch'io che il nostro presidente Napolitano voglia nominarlo senatore a vita.

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  • Enzo Biagi Cover

    Giornalista scrittore e conduttore televisivo italiano, per la sua carriera, iniziata da giovanissimo, gli è stato assegnato il premio Saint Vincent nel 1969. Caporedattore del settimanale «Epoca», diventa inviato della «Stampa» e poi columnist mordace della «Repubblica» e del «Corriere della Sera». Maestro riconosciuto di giornalismo televisivo, ha diretto nel 1960 il «Telegiornale» Rai e ha dato vita, sul piccolo schermo, al primo rotocalco («RT», 1962) e al primo quotidiano di approfondimento («Linea diretta», 1985). Delle molte altre trasmissioni ideate e condotte da B. si ricorda «Il fatto», fortunata serie di inchieste-lampo in onda dal 1995 al 2002. In tutta la sua opera giornalistica,... Approfondisci
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