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Michele Prisco

Collana: La Scala
Anno edizione: 2000
Formato: Tascabile
Pagine: 280 p.
  • EAN: 9788817202824

Recensioni dei clienti

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    robi

    12/10/2014 20.37.13

    chi disprezza questo libro prego di astenersi ad una critica insulsa se non si capisce ,vuol dire che non si hanno le capacità di comprendere sia dalla scrittura ( un italiano molto minuzioso e ricco di espressioni),sia dalla trama (incredibile ,ma, pur sempre reale)si capisce che non è libro per tutti. è un libro impegnativo ,ma, che se si riescono a trovare i tempi e la disponibilità (molto aperta) di lettura da grandissime soddisfazioni

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    Fulvio

    15/05/2014 13.27.02

    un libro orribile, da non comprare assolutamente; una storia insulsa, una strana discesa agli inferi senza nessun significato profondo, scritta con fare manieristico che appesantisce inutilmente il racconto, per giunta si parla di un certo "Alvaro", che dovrebbe ssere il protagonista, ma non è chiaro (o forse io non ho compreso appieno), se fosse l'io narrante oppure uno che lo scrivano aveva incontrato per caso e del quale si stava dilettando a narrarne le gesta davvero poco edificanti di questi, se potessi voterei zero o non classificato...

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    Bartolomeo Di Monaco

    25/06/2003 19.07.08

    I genitori del protagonista, Alvaro Surace, un mancato sacerdote, hanno contratto uno strano matrimonio, dopo essere stati entrambi esorcizzati; e un “certo modo di guardarsi quando non si sentono osservati” li ha sempre resi misteriosi perfino al figlio. L’intreccio della storia sta in un sordido fatto provocato dal protagonista e che forse si può spiegare solo risalendo a questo mistero che sempre ha circondato i genitori, che sarà poi svelato in una confidenza della madre. Di tutto ciò, ovviamente, non sappiamo ancora nulla, e Prisco sta giocando bene la sua carta di narratore, traendoci con suadente scrittura dentro una scatola cinese, che vogliamo cominciare ad aprire, pur ricevendo dal protagonista l’avviso che la sua “razionalità rifiuta l’idea che possa esistere una soglia oltre la quale quello che facciamo noi è stato fatto da chi ci ha preceduto”. Scrittura classicheggiante, quella di Prisco, con ampio periodare che s’insinua e si sviluppa nell’ordito della storia, misurando il tempo a un lentezza propria di chi non ha fretta di concludere, ma fa, al contrario, dell’attesa una condizione privilegiata non solo della scrittura ma della stessa esistenza. Ho udito e letto su questo scrittore pareri discordanti, ma mi schiero decisamente dalla parte degli estimatori per il modo quieto che ha di riuscire a svolgere una matassa ampia che tiene racchiusa metaforicamente nella mano, e dipana con la sicurezza di chi sa già tutto della tessitura che ne deriverà e dallo stesso svolgimento sa estrarre e tramandare integro il piacere di un’arte antica. Ci sono qui due protagonisti principali. Il primo è l’autore del diario o “memoriale” sul quale si innesta l’altro protagonista, il narratore di questo rinvenimento, il quale si inserirà spesso con sue riflessioni ed iniziative. Apprendiamo così che Alvaro Surace ha redatto un diario giacché dovrà essere sottoposto ad un processo messo in moto da una denuncia anonima, e che il suo scopritore, rinvenuto il diario – sapremo molto più avanti come –, ce ne sta dando conto

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