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Gianrico Carofiglio

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2016
Pagine: 352 p. , Brossura

5 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

  • EAN: 9788806227746


«Fenoglio sapeva benissimo che quel caso lo avrebbe ossessionato fino a quando non fossero riusciti a risolverlo. Il problema era: non esisteva nessuna certezza che sarebbero riusciti a risolverlo. Non esiste mai».

Qualunque investigatore, anche quello più indurito, ti direbbe che c’è una cosa a cui non si abitua mai: la morte violenta di un bambino. Questa frase ad effetto conclude uno dei capitoli più drammatici del romanzo, dove il protagonista si chiede quali siano i confini morali che pattuiscono la liceità dell’abitudine al male da parte delle forze ordine. Sarà questo il tema centrale del romanzo, ambientato nella Bari del 1992, appestata dagli scontri interni alla Sacra Corona Unita, un virus di cui nessuno conosce la cura.
Ci prova il maresciallo Fenoglio a porre un argine allo straripare del male, un cancro che ha irrimediabilmente infettato Bari tra il quartiere CEP ed Ezzelino, dove è in corso una lotta tra Vito Lopez detto “o’ vuccier” (il macellaio) e Don Grimaldi, boss cocainomane paranoico a cui è stato rapito il figlio. Possibile che Lopez abbia avuto l’ardire di un’azione tanto eclatante? A Fenoglio spetterà indagare.
Il carabiniere è il protagonista della serie poliziesca di Carofiglio, oggi giunta al secondo capitolo, una saga che scorre parallela a quella dell’avvocato Guerrieri, con cui l’autore pugliese è diventato celebre agli inizi del terzo millennio, dando vita a una delle prime forme di legal thriller all’italiana. Sia Fenoglio che Guerrieri sono due facce della stessa medaglia, degli alter ego dello scrittore pugliese, magistrato e procuratore anti-mafia che ha appeso la toga al chiodo per dedicarsi alla letteratura. Inevitabile quindi che in ogni libro di Carofiglio paia emergere una prospettiva auto-biografica, un’esperienza destrutturata e rielaborata attraverso due personaggi che, se sommati nelle loro vicende, restituiscono fedelmente ciò che è stato il mondo della malavita e il funzionamento della giustizia negli anni ‘90. La capacità di mischiare invenzione, cronaca ed esperienza personale è il segreto del successo di Carofiglio, di cui il pubblico italiano difficilmente si stancherà proprio per il modo in cui riesce a rivivere quegli anni terribili, di paura, dolore ma anche orgoglio, senza sacrificare il gusto innato per la narrazione.

È l’estate del 1992 ed è in corso la tristemente nota guerra di mafia che porterà all’uccisione di Falcone e Borsellino. Un’estate fredda, come viene ribattezzata da Fenoglio, carabiniere sabaudo trapiantato a Bari, amante delle letture colte e della musica classica, suggerendoci che le metafore meteorologiche sono sempre le più efficaci, citando, a sua insaputa, Gadda. Carofiglio caratterizza un personaggio che dialoga spesso con referenti letterari più o meno celati, in tal senso la parte più avvincente del libro, ma anche la più straniante, è quella dedicata ai verbali delle confessioni di un collaboratore di giustizia. Un’occasione per sciorinare un’affascinante digressione meta-testuale.
Fenoglio e il capitano Fornaro discutono dei verbali come forma letteraria, prendendo in prestito la definizione di “terrore semantico”, coniata da Calvino per descrivere l’alienante neutralità di quei resoconti ricchi di brutalità, elencati come fossero dati di per sé privi di significato. Un’antilingua che oltre a prendere le distanze dalla concretezza del mondo reale, rappresenta, attraverso una discorsività indifferente alle emozioni, l’assuefazione al male. Fenoglio può sopportare tutto, ma non la resa preventiva e si ribellerà al potere anestetizzante di quelle parole incapaci di restituire il dramma di una popolazione schiacciata dal sangue e dall’omertà.

Un’ottima prova per Carofiglio anche stavolta capace di conquistare i lettori con una semplice storia di mafia, a cui tuttavia non mancano colpi di scena, che è soprattutto un avvincente pretesto per una riflessione linguistica, omaggiando il maestro Gadda e la parola, quella che sembra mancare, quella che salva o che condanna per sempre.

Recensioni dei clienti

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    Giacomo

    02/12/2016 16.26.48

    Carofiglio mi piace "quasi" quanto Camilleri che ritengo il migliore in assoluto.

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    giorgio g

    30/11/2016 09.12.01

    Ritorna in grande spolvero, ma anche privo dell’eroe di tanti romanzi dell’Autore l’Avvocato Guerrieri, il Maresciallo Fenoglio di “Una mutevole verità”, qui assoluto protagonista. E’ alle prese con il rapimento – conclusosi tragicamente – del figlio di un boss della mala e con le successive indagini, che naturalmente si concludono con la cattura dei colpevoli. Tra i personaggi spicca quello, molto caratterizzato, del Sostituto Procuratore della Repubblica Gemma D’Angelo. Il romanzo è ambientato, non a caso, nell’ estate 1992 nel periodo che intercorre tra gli attentati a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino. Giudico “L’estate fredda” come uno dei migliori romanzi del magistrato barese, finalmente privo di quelle digressioni che appesantivano inutilmente la lettura delle sue opere.

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    Giorgio

    25/11/2016 16.28.18

    splendido libro con un Carofiglio ispirato ricco di dettagli poetici e reali.

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    marcello

    21/11/2016 20.51.41

    Molto buoni l'inizio e la fine, gli interrogatori scimmiottano il molto più aggressivo Saviano e sono troppo lunghi noiosi e ripetitivi tanto da obbligare ad una lettura veloce. Ottima la caratterizzazione dei carabinieri ma un po' poco per sollevarsi dalla media o forse dalla mediocrità. Peccato per l'ottimo Fenoglio !

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    Ugo Pozza Stella

    16/11/2016 17.38.11

    Grande libro, grande Carofiglio. Comprato a scatola chiusa (come gli altri suoi), bel personaggio e bella la caratterizzazione di quel lontano '92 che brucia ancora. Eccellente!

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    Jimmy Mao

    15/11/2016 00.41.28

    Bari potrebbe essere Cuneo, caratterizzazione zero. Carofiglio non riesce proprio a dare anima alla sua terra. Buoni gli interrogatori, tutto il resto è melina scritta automaticamente.

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    tdnlawyer

    10/11/2016 21.24.46

    Un altro libro da non perdere di questo grande scrittore.

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    michela

    04/11/2016 16.49.51

    Molto bello! Avevo letto "Una mutevole verità" ed è stato un piacere ritrovare il maresciallo Fenoglio in questa nuova indagine, ancora più avvincente.

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    vitt12

    02/11/2016 20.43.47

    Di una noia mortale. Al secondo interrogatorio mi sono fermata, inutile sprecare tempo

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    Anna

    29/10/2016 09.30.07

    Bellissimo!!

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    giulia

    25/10/2016 11.58.36

    Finalmente una nuova indagine (che poi è molto di più) del maresciallo Pietro Fenoglio. Come le vicende narrate da molti suoi "colleghi", è diventato un appuntamento piacevole per me. Attendo l'uscita della nuova storia e poi assaporo la lettura, come un buon bicchiere di vino. Gli attribuisco il massimo dei voti "sulla fiducia". Ma so già che non mi deluderà.

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