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Stephan Hermlin

Traduttore: L. Sassi
Editore: Einaudi
Collana: Nuovi Coralli
Anno edizione: 1991
Pagine: 144 p.
  • EAN: 9788806121280

scheda di Covini, E., L'Indice 1992, n. 3

Gli otto racconti de "L'età della solitudine", originariamente pubblicati in volumi distinti, si presentano come un'antologia monografica sul periodo nazista, nelle sue implicazioni collettive e personali: la guerra, la resistenza, l'esilio. Una percepibile tensione utopica anima i primi racconti, nonostante i drammi umani che vi si consumano. L'impegno civile e l'adesione ai valori del socialismo appaiono l'unica possibile catarsi per la Germania, complice della dittatura; Mosca e la Russia rappresentano la terra promessa dove onore, fedeltà e dovere sono ancora nobili parole. La caduta del nazismo è una discriminante evidente. Mentre per l'ufficiale cospiratore Yorck di Wartenburg, nel racconto omonimo del 1944, il solo destino pensabile è la morte, l'esule Neubert, nella storia del titolo, può riscattare il dolore e le prepotenze subite nella nuova patria comunista: è il 1948, Hermlin si è da poco trasferito a Berlino est. I racconti successivi, scritti dopo il 1964, sono in forma autobiografica: gli anni di Hitler appartengono al ricordo, dalla memoria riemergono figure spesso sinistre ed episodi al limite del grottesco. Il paradosso è il vero paradigma dell'esistenza umana, mentre sempre più tenue appare il collegamento tra i fatti e il loro contesto storico. Dall'entusiasmo rivoluzionario, all'ardore politico, fino alla disillusione, mano a mano che ci si avvicina ai nostri giorni, sembra di poter leggere in questi racconti la parabola spirituale non solo di Hermlin, ma di molti autori della ex Ddr. È una testimonianza interessante, soprattutto in un momento in cui, a due anni dalla caduta del Muro, ancora tacciono tutte le voci migliori dell'allora Repubblica Democratica.