Fame - Knut Hamsun - copertina

Fame

Knut Hamsun

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Traduttore: E. Pocar
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
In commercio dal: 8 maggio 2002
Pagine: 186 p.
  • EAN: 9788845916984
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I solitari deliri e le tortuose riflessioni di un giovane scrittore errante nella vita urbana, accompagnato dalla sua inesorabile antagonista, la fame. Un romanzo che sta sulla soglia della grande letteratura del Novecento.
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    Danielalibera

    16/11/2020 17:58:14

    Atmosfere dostoevskijane pervadono tutto questo lungo racconto di Hamsun, la cui lettura, infatti, ha evocato in me più volte il personaggio di Raskolnikov e il suo peregrinare allucinato e visionario. La fame si eleva a padrona assoluta e quasi si spersonalizza andando a coincidere con l'io del protagonista. Diventa un'ossessione kafkiana, si fa tangibile allo stesso tempo. Stile asciutto e, mi permetto, diversamente naturalista per il finale che mi ha sorpresa e strappato un sorriso. Da leggere. Scrittore geniale.

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    Floating State

    28/06/2020 19:47:58

    In quest'opera troviamo uno dei tanti perdigiorno che spopolano nei romanzi di Hamsun. Il perdigiorno che parla nelle pagine del romanzo è uno squattrinato scrittore che si ritrova a vivere nella confusa società della Oslo (Christiania). Gliene capiteranno di ogni nella lotta contro l'inedia e la fame tra i tentativi di conservare una dignità morale e umana e non trasformarsi in uno di quegli animali che abitano la società umana e l'unica soluzione, dopo tanto vagare e soffrire, sarà l'andarsene... Sicuramente un capolavoro, ma a mio gusto ho preferito altre opere di questo scrittore ingiustamente dimenticato. Lettura consigliata.

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    jaqqu

    21/06/2020 19:14:47

    Il libro pare scritto qualche anno fa e invece non lo è. Lascio a voi la ricerca della data di pubblicazione e forse come me vi stupirete. È un racconto di solitudine e soliloquio. Il personaggio è alle prese con nulla, la fame sí, ma non è lei che conta, tutto fu pretesto a quei giorni per esercizio quasi giornalistico di scrittura. Girovago, inventore strampalato, scrittore, il protagonista pare vivere in un fumetto di Will Eisner.Leggeró di sicuro il seguito.

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    Gigi

    15/05/2020 08:35:34

    Libro stupendo che racconta la storia di un giovane scrittore squattrinato che prova a sbarcare il lunario. Una lingua e una scrittura che accompagnano il lettore nella vita sconclusionata del protagonista. Un susseguirsi di equivoci e pensieri stambi che sono un piacere tutto da gustare.

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    Tina

    13/05/2020 16:56:20

    Una storia da leggere "in un sol boccone" e da ri-vivere nel corpo e nella mente martoriati del protagonista. Una lotta (impari?) incentrata sull'istinto di sopravvivenza e sulla ricerca spasmodica di mantenere in vita la propria dignità umana. Sgomento e speranza, si sa, sono lati della stessa medaglia. Da notare pure la costante volubilità del rapporto del protagonista con Dio. Vien da pensare: "non si è mai veramente fregati finché si ha una buona storia da raccontare"... questa è la via d'uscita per risollevare una vita in crisi. Un classico!

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    Leonardo Punginelli

    12/05/2020 16:54:56

    Un libro sulfureo e visionario, il punto di incontro della narrativa ottocentesca con la raffigurazione della desolazione fisica e spirituale dell'uomo contemporaneo.

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    Cristiana

    11/05/2020 13:51:24

    A leggere le altre recensioni mi sembra quasi di aver letto un libro diverso almeno da quello dei miei amici lettori di sesso maschile. Io ho letto un bellissimo romanzo sulla formazione di un giovane scrittore molto povero i cui deliri mi sono apparsi legati ad una fame difficile da immaginare se non attraverso queste splendide pagine. Viene voglia di amarlo questo spilungone di protagonista e una donna viene pervasa dal dolore di capire di non poterne aiutare in alcun modo la disperazione. Mi ha ricordato Martin Eden per molti aspetti, ma la fame è meno nera e meno orribile in America. Non direi proprio che sembra scritto oggi e mi ritrovo con chi ha parlato di atmosfere alla Dostoevskij. Anche la scrittura è lussureggiante ed evocativa e persino più curata e immaginifica di quella del grande russo; così come la nobiltà etica dei temi narrati può dirsi ancora dostoevskijana. E' il primo libro che leggo di Hansum e non sono affatto delusa

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    C. Matar

    21/01/2020 14:44:29

    A distanza di quasi centotrenta anni dalla pubblicazione il libro simbolo e, forse, più rappresentativo di Hamsun, continua ad essere adatto e compatibile con l’interesse medio del lettore; che ne viene catturato, in un crescendo dai toni sempre più esasperati. Un isterico, e forsanche istrionico, giornalista-scrittore-saggista dalla genialoide vocazione narrativa cerca disperatamente di vivere per il mezzo della sua sola scrittura. Ma ciò non è sufficiente neanche a sopravvivere e, quindi, a mangiare. Da qui la “Fame” che lo costringe ad umiliare se stesso e la propria dignità, affrontando tutt’una serie di peripezie che lo sfiniranno da ogni punto di vista. Hamsun ha ben letto Dostoevskij, reinterpretandolo secondo i suoi gusti, così come Salinger, successivamente, leggerà altrettanto bene lo stesso Hamsun, per reinterpretarlo in scala diversa con il suo “Giovane Holden”, e così via, a catena, per chi sa quanti e quanti altri autori ancora nel tempo. Un classico scritto da un Premio Nobel del 1920 (che andrà poi rivisitato, pure in quanto tale, soppesando a parte, tutto lo squallore del suo tragico opportunismo politico). C. Matar

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    Fabrizio

    23/09/2019 12:26:17

    Ottimo libro, stilisticamente fatto molto bene e con una trama semplice ma coinvolgente. Il personaggio creato da Knut (in parte autobiografico) è unico nel suo genere e unico nella letteratura. Il libro è breve e scorre piacevolmente, trasuda chiaramente la caratura letteraria dello scrittore. Un unico protagonista, di un romanzo si breve ma ricco di tanti piccoli episodi, girovaga per la Oslo di fine 800 trasportandoci nei meandri della psiche umana. A tratti sembra di sentire in prima persona il disagio e la fame del protagonista. Consigliato per chi ama leggere, personalmente leggerò altro dello scrittore che qui dimostra tutta la sua bravura.

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    FTLeo

    05/07/2019 18:51:03

    “Fame” (in originale “Sult”) è un romanzo breve, di stampo autobiografico, molto metaforico, pubblicato nel 1890 dallo scrittore norvegese Knut Hamsun [1859-1952]. Si tratta dell’opera che diede celebrità letteraria allo scrittore norvegese, insignito poi del Premio Nobel nel 1920. Il romanzo segnò una rivoluzione nella letteratura norvegese. In “Fame” Hamsun sancì infatti la sua poetica di fondo, rifiutando la rappresentazione realistica e positivistica della società ed esaltando la vita inconscia dell’anima, il sogno e il mistero. Venne disegnato per la prima volta dall’autore il personaggio del vagabondo recepito come essere primitivo, intenzionalmente reietto in una società che disprezza. In breve, siamo dinanzi a un vero e proprio studio psicologico, in stile dostoevskiano, mentre l’ambiente sociale serve soltanto da sfondo accennato e, più o meno, sfocato. L’io narrante, che non rivelerà mai il proprio nome, nascondendosi di volta in volta agli altri, sotto pseudonimi inventati lì per lì, è un giovane di Cristiania (l’attuale Oslo) che tenta di mantenersi scrivendo articoli per i giornali. Non sempre, però, ci riesce ed è spesso obbligato a digiunare. Da qui tutta una serie di deliri, di febbri, di estasi provocate dalla fame per il giovane scrittore che, vivendo alla giornata, sarà sempre prigioniero solitario in mezzo a un mondo di esseri che sfiora, con i quali parla e ha fuggevoli rapporti, ma che in definitiva lo respingono, o che lui respinge. Sempre più povero, il ragazzo arriva a impegnare tutto ciò che possiede e si mette a girovagare per la città, incontrando diversi bizzarri personaggi, ma non smette mai di scrivere articoli. Fino al finale in cui il giovane si vedrà costretto a cedere, ponendo in essere un atto che lo aprirà da ultimo alla vita. Che dire di più? Chi ama la letteratura non può assolutamente esimersi dal leggere questo capolavoro!

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    n.d.

    03/06/2019 15:17:48

    straordinario e inquietante, leggerò altro di questo autore

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    Bice

    21/09/2018 21:04:09

    Una storia da leggere "in un sol boccone" e da ri-vivere nel corpo e nella mente martoriati del protagonista. Una lotta (impari?) incentrata sull'istinto di sopravvivenza e sulla ricerca spasmodica di mantenere in vita la propria dignità umana. Sgomento e speranza, si sa, sono lati della stessa medaglia. Da notare pure la costante volubilità del rapporto del protagonista con Dio. Vien da pensare: "non si è mai veramente fregati finché si ha una buona storia da raccontare"... questa è la via d'uscita per risollevare una vita in crisi. Un classico!

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    intisole50

    09/08/2018 23:25:14

    Sto scoprendo gli scrittori nordici... Non posso consigliarli a tutti, a occhi chiusi.

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    Antonio

    09/03/2018 22:10:56

    Un libro straordinario che narra le vicende di un giovane e generoso scrittore tormentato dalla fame. Le descrizioni sono pura poesia, e la prosa tormentata attanaglia il lettore tra le pagine. Sfortunatamente, il libro si sviluppa su se stesso e a tratti si rivela lento ed eccessivamente malinconico. Detto questo, concluderei affermando che la scrittura di Hamsun è semplicemente inconiabile.

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    Massimo

    16/06/2016 18:30:05

    Le mie aspettative, riguardanti il Libro in questione, erano in un primo momento positive...però a fine di lettura, ho trovato tale libro terribilmente noioso, quasi fastidioso: il protagonista è ridicolo come le sue molteplici imprecazioni e considerazioni, mentre la trama in sè è un continuo ripetersi di medesimi fatti, azioni, pensieri e parole, quindi tediosamente ripetitivo; ma la cosa che mi ha adirato troppo è lo stesso tema principale, ovvero la fame, che viene analizzata in maniera scialba, e che sembra essere, come soprattutto la sua stessa condizione misera di vita, un futile pretesto di vergogna per il protagonista, e non come un elemento di acuta drammaticità.

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    destouches

    30/08/2011 22:01:03

    Deludente. La tematica è interessante ma il protagonista del romanzo è irritante: piagnucoloso, sprovveduto, privo di determinazione e ingenuo perdigiorno. Poco razionale il comportamento del protagonista: sperpera il poco denaro a disposizione o per cederlo ad un mendicante o per acquistare un cibo che poi rigetta. Proprio furbo. Per non parlare poi delle ridicole invocazioni religiose: piagnistei involontariamente ilari. Davvero pessimo. C'è di meglio. Leggetevi Céline per avere un affresco decente sulla miseria.

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    J.F.

    04/01/2011 15:46:46

    Ottimo libro. Forse non un capolavoro assoluto, ma sicuramente di spessore. Consigliato agli amanti di John Fante. Arturo Bandini viene da qui. Ed infatti è lo stesso Fante ad aver reso esplicito omaggio ad Hamsun nel Prologo di "Chiedi alla polvere", riprendendone poi molte tematiche nel suo romanzo più famoso: la misera stanza d'albergo come dimora, la spada di Damocle dell'affitto da pagare, le peripezie quotidiane per mettere insieme il pranzo con la cena, i tribolati rapporti con il gentil sesso, ed altro ancora. Dalla Norvegia di fine '800 alla Los Angeles degli anni '30 i problemi che affliggono gli aspiranti scrittori sembrano essere sempre gli stessi. Insomma, sarebbe un peccato non leggere questo libro. Per la cronaca, l'autore (oggi sconosciuto ai più) vinse il Premio Nobel nel 1920. Un motivo ci sarà.

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    Ludmilla

    02/11/2010 10:57:08

    Uno dei libri più belli che abbia mai letto.

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    Dani Giordano

    06/04/2010 19:24:01

    Leggibile racconto che narra le vicende dell’autore in un difficile periodo della sua vita. Il titolo è emblematico: egli soffrì la fame e si era ridotto a masticare trucioli di legno o a ricorrere a bassi espedienti e umiliazioni pur di mangiare. La città di Cristiania (Oslo) gli era ostile e nessuno (o quasi) lo aiutava. Alla fine si imbarca pur di avere il pasto assicurato. È evidente che l’autore vuole mettere in risalto da un lato le difficoltà di vivere per uno scrittore e dall’altro l’assoluta indifferenza del prossimo per i problemi altrui. L’autore, al di là di quanto raccontato nel libro, arrivò a disprezzare talmente il capitalismo che si avvicinò alle idee naziste e appoggiò il governo filotedesco insediatosi in Norvegia nel corso della seconda guerra mondiale. Cosa che gli costò l’ospedale psichiatrico fino alla fine dei suoi giorni, per non finire in galera.

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    Luca Ormelli

    29/09/2009 10:36:00

    Isaia 8,21 "Andrà peregrinando per il paese, affranto, AFFAMATO; quando avrà FAME si irriterà, maledirà il suo Dio" perché a Christiania "quella strana città che nessuno lascia senza portarne i segni" (p.11) qualsiasi figlio, foss'anche prodigo, egualmente al protagonista lacerato di questa "buona novella" di Hamsun, in questa simbolica capitale della Cristianità, in questa "Vaterland" (p.151) il proclama evangelico di Matteo 25,35 ("Perché ebbi FAME e mi deste da mangiare") non ha diritto alcuno di asilo. E vagabondando per le terre sottratte agli dèi pagani (Santo e Martire è infatti Olav re di Norvegia il quale impose il Cristo e martire è il randagio di Hamsun che assai di frequente si offre al ludibrio proprio in piazza Sankt Olav; egli è il servo di Isaia 53 "uomo di dolore che maltrattato, si lasciò umiliare. Come l'agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa") accade talvolta che finanche una prostituta di nome Maria sia latrice di nuova ossessione e di scherno perché se è vero che la fame è fame di giustizia allora essa non avrà mai fine né sarà estinta per chi ancora crede nell'equanimità del Signore. Un dramma, "il segno della croce" disperatamente tenta di scrivere il giovane errante nell'indifferente misericordia dei suoi fratelli e concittadini nella Città di Cristo ma la sua sofferenza avrà termine quando salpando sulla russa nave Copégoro (e forse solo Il Russo vive la modernità di ieri e di oggi con tali residui di sacralità da supplicare insieme il Cielo e l'Inferno in un connubio impossible), carico delle proprie sofferenze, novello Cristo si offrirà al mondo, al tempio dei mercanti da vinto, da respinto, accolto solo da quel diavolo che, sordo Dio, così sovente viene evocato lungo il mortale peregrinare attraverso gli incroci della vita. "Fame" non è dunque (solo) una riedizione modernista ed allucinata della "Vita di un perdigiorno" di Eichendorff; è in primis e de profundis una partecipe, straziata allegoria delle traversie del nostro miserevole genere umano.

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  • Knut Hamsun Cover

    Scrittore norvegese e Premio Nobel nel 1920 per la letteratura. Cresciuto in una povera famiglia di contadini del Norland, in Norvegia, il cui grandioso scenario naturale fa da sfondo a tanta parte della sua opera, segue presto da autodidatta e senza successo la vocazione letteraria. Dopo aver provato ogni sorta di mestiere, da mandriano a merciaio ambulante e controllore di biglietti del tram in America, con la pubblicazione del rivoluzionario romanzo Fame (1890) segna una svolta nella letteratura europea e dà luce al prototipo dell’eroe-viandante, espressione di anarchica libertà ma anche di invincibile solitudine e raggelante percezione del nulla. Considerato un maestro da scrittori come Thomas Mann, Kafka, Brecht, Hemingway e Isaac Bashevis Singer, che lo ha definito... Approfondisci
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