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Mauro Corona

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 278 p. , Brossura
  • EAN: 9788804577379

Recensioni dei clienti

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    ivana

    19/06/2015 15.47.09

    E' il primo libro che ho letto di Corona e mi è piaciuto moltissimo. Il suo modo di raccontare le storie degli abitanti del paese mi ha affascinato al punto di aver avuto curiosità di visitare quel che rimane di Erto. Poi ho desistito perchè temo di non saper ritrovare quelle emozioni che ho provato nella sua narrazione.

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    kine

    17/09/2011 17.58.04

    C'è veramente poco che rimarrà ricordato nei miei pensieri di questo libro... Noia e niente che sia interessante... Salto di 200 pagine obbligatorio e con la consapevolezza di non essermi perso niemte... Il vero Corona è molto altro... per fortuna... (sembra un libro che abbia dovuto scrivere per contratto, con scadenza della produzione)non più di 2

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    roro82

    15/06/2010 21.16.15

    Un parallelo tra le quattro stagioni della natura e quelle della vita di un paese ormai abbandonato e vivo solo nei ricordi dei sopravvissuti. Questa di Erto non è secondo me la poesia di Spoon River:qui non sono lapidi fredde o anime distaccate che si raccontano:qui c'è un uomo che ricorda. La pietra non è quella tombale, ma quella delle case, testimonianza ancora vivida di quella che è stata la tragedia del Vajont. Un errore umano costato la vita a tanti, troppi: non si può dimenticare ciò che è stato prima della tragedia. E a ricordare è la voce limpida e pura di un montanaro. Corona non descrive il Vajont: lui descrive la vita di Erto. Le sue pagine sono un monito. Sembrano dire: memento, homine!

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    don

    13/04/2010 00.18.39

    seducente modo di narrare le varie scene e situazioni, ma, tutto sommato, è una storia povera di contenuti, e ci sono troppi episodi tra di loro sconnessi. Non sono riuscito a leggerlo fino alla fine.

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    Maurizio Ciarlatani

    08/03/2010 19.57.23

    E' il mio primo approccio con Mauro Corona, ma sono rimasto deluso, non certamente per lo stile, splendidamente poetico, ma per la costruzione degli episodi, troppo staccati uno dall'altro, dal punto di vista narrativo. Non mi è piaciuta neppure l'eccessiva ripetitività dei caratteri dei "fantasmi" evocati , tutti buoni , tutti gran bevitori,tutti bravi artigiani e quasi tutti morti tragicamente. Lo stile di scrittura invece meriterebbe il punteggio massimo ed è stato questo che mi ha spinto a finire il libro, nonostante una certa noia.

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    gra

    08/01/2010 13.34.12

    Quando leggo un libro di Corona, spesso mi domando come può un "montanaro" rude come lui esprimere tanto sentimento.. Eppure sentimento e poesia è quello che emerge da questo libro che illustra quello che resta di Erto dopo la tragedia del Vajont.

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    Paola

    27/11/2009 12.39.41

    Non sono riuscita a finirlo e non capisco l'entusiasmo per questo libro, nel quale l'autore sembra compiacersi dei particolari grotteschi e scabrosi della vita contadina. Una delusione.

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    max

    16/06/2009 16.26.36

    primo libro che leggo di mauro corona, l'ho acquistato perchè mi ha incuriosito l'autore visto in un intervista alla TV, ottimo libro scorrevole nella lettura, riesce a coinvolgerti con i suoi racconti, spesso anche in chiave comica. Un libro da leggere.

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    enomis78

    20/03/2009 18.13.13

    Bellissimo il libro che mi ha colpito di piu, tra i quattro che ho letto di questo autore.

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    Dal Fabbro Alessandro

    05/11/2008 10.49.39

    Grande racconto delle memorie di un paese passato alla storia senza volerlo, ma che storie da raccontare ne avrebbe avute tantissime come dimostra l' autore, senza bisogno della tragedia che l'ha segnato.

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    Renzo Montagnoli

    28/10/2008 18.44.17

    Di questo suo libro l’autore ha detto “Ho scritto la Spoon River del mio paese perduto” e Mario Rigoni Stern, lo scrittore a cui Corona viene spesso accostato per le tematiche, ritenne che questo fosse il miglior lavoro dell’artista friulano, perché il racconto va con le stagioni e subito viene il desiderio di andare avanti nella lettura con ingordigia. In queste due opinioni mi ritrovo anch’io. Erto, da quando si staccò il 9 ottobre 1963 un’immensa frana dal monte Toc, precipitando nell’invaso del Vaiont e sollevando un’onda altissima che sconvolse gli abitati vicini e rase al suolo in pianura il paese di Longarone, è un agglomerato di case abbandonate, in cui la natura avanza riprendendo possesso di quello che le era stato tolto. Le visite di Mauro Corona in questo paese ormai morto, effettuate durante le stagioni dell’anno, sono un pellegrinaggio della memoria, alla riscoperta di un passato nemmeno tanto lontano, ma che, in quelle vie ormai spopolate e in quelle case dove rigogliose crescono le ortiche, sembra infinito, come se il tempo si fosse fermato in quella notte e avesse vetrificato i giorni. Ogni casa è come una lapide di Spoon River, senza epigrafi, se non quelle che emergono prepotenti dalla memoria dell’autore. E così conosciamo chi erano gli abitanti, le loro storie, a volte addirittura risalenti, per effetto della trasmissione orale, a epoche assai precedenti. Per certi aspetti il racconto diventa un poema, un canto intimo che l’autore avverte in sé mano a mano che procede per le vie deserte. Grazie a Mauro Corona il paese defunto torna in vita e lo vediamo com’era in un periodo di riferimento tipico, quell’anno solare in cui le quattro stagioni ci portano il profumo della primavera, il calore dell’estate, i tappeti di foglie dell’autunno e la fiamma nel camino dell’inverno. E’ una narrazione commovente, a volte anche struggente, è il più bell’omaggio che l’autore potesse fare al suo paese morto, rendendolo immortale con questo stupendo libro.

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    patrizia miotto

    01/09/2008 09.10.14

    Mauro Corona parla con estrema dolcezza del suo paese; questa dolcezza fa rivivere le case e le persone che vi abitavano,i fantasmi di pietra smettono di essere tali,e riprendono colori e suoni. Il lettore si sente accompagnato dall'autore attraverso le strade del paese. Bellissimo libro, lo consiglio soprattutto ai giovani!

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    paolo

    24/06/2008 21.19.24

    senza dubbio un bravo scrittore,certamente un artista poliedrico,sicuramente un'altro montanaro matto..ma che talento.Corona scava nei suoi ricordi che sono avvinghiati al suo presente,nel tentativo disperato di tenere,almeno nella memoria,vivo quel suo paese(erto)che la follia degli uomini ha ucciso con la tragedia del vajont.Bravo Mauro Corona,erede del grande vecchio Rigoni Stern.

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    valter guglielmetti

    16/05/2008 12.43.44

    Un bellissimo libro, carico di ricordi, poesia, sentimento. Credo che la vera protagonista sia la natura: l’autore parla a lungo del tempo, del sole e del vento che agiscono sulle povere case del suo vecchio paese, e della vita degli uomini che lo abitavano prima del Vajont, scandita dalle incombenze dettate dai ritmi naturali, che ordinavano lo svolgersi dell’agricoltura e della pastorizia. Si avverte una grande nostalgia, un grande rimpianto, un continuo ed intensissimo ricordare personaggi ed amici che non ci sono più e che hanno segnato quell’epopea che Mauro Corona, con quasi tutti i suoi libri, cerca disperatamente di far conoscere e non lasciare dimenticare. Molte pagine si leggono avidamente, fanno tenerezza. Anche se io conosco come può essere la vita dei piccolo centri agricoli, mi hanno colpito le descrizioni dell’umiltà e dalla semplicità della vita in quei luoghi, lontanissime dai nostri giorni. Sono racconti fatti benissimo, che vengono davvero da dentro, che fanno capire come il Vajont sia stata una tragedia di dimensioni e conseguenze inconcepibili. Spero che gli insegnanti adottino questo libro, che ha mio avviso ha molto da dare.

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