Recensioni Fedra

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    10/03/2019 19:56:15

    La tragedia parte, paradossalmente da un’assenza: Teseo è creduto morto e i personaggi, spinti dai propri confidenti, inciampano nelle loro parole e confessano i loro sentimenti dando inizio a un percorso in cui è impossibile tornare indietro. Le parole hanno qui, quindi, l’aspetto fondamentale: dirigono il tutto, l’azione vera e propria manca, così come le descrizioni. Le parole, fin quando sono taciute, non hanno potere né effetto, ma nel momento in cui escono scatenano un catena di causa-effetto. Nel momento in cui il personaggio si rivela allo spettatore, si rivela in realtà a se stesso, apre gli occhi accecati dalla passione, aiutato dal proprio confidente – lo spettatore arriva prima di lui alla verità sui suoi sentimenti. L’opera è composta da cinque atti, tre dei quali sentono la mancanza di Teseo che ritorna solo al quarto, continuando ciò che la sua assenza aveva cominciato. Questo – l’unico attore che Racine ha privato del confidente – sarà incapace di ragione come si confà a un eroe e un re e accelererà la tragedia. Il fatto che egli non abbia nessuno con il quale dialogare e confidarsi ha un’importanza rivelante: nell’opera, infatti, sono questi che riescono a far ragionare il rispettivo padrone, con effetti diversi.

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