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Carmine Abate

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2014
Pagine: 173 p. , Brossura
  • EAN: 9788804644590

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    faffa

    02/03/2015 15.34.58

    La bellezza del romanzo verte su questo lungo racconto del padre Tullio, davanti al fuoco di Natale sul sagrato della chiesa di Hora in attesa della nascita del Bambinello, al figlio Marco, ormai tredicenne e al quale spetta la sua prima birra. Per Marco, in occasione delle festività natalizie, il ritorno del padre è una festa: il padre è emigrante in"Froncia",lavora come operaio nei cantieri edili;la"Froncia",fino all'episodio fatale che segna il passaggio dall'infanzia all'età adulta di Marco, per Tullio è un richiamo del sangue.La"Froncia"per lui è il luogo dell'amore e il luogo dove affonda le sue radici Elisa. Elisa è figlia e sorella,è amata da tutti ed è difesa strenuamente da suo fratello Marco. Elisa studia all'università di Cosenza,è misteriosa quanto fragile, commette un errore di cuore perché, in fin dei conti, è alla ricerca di parte della sua esistenza che,infine,troverà. Le immagini del romanzo possono apparire semplici, ma nella loro"semplicità"sono vivide, capaci di trasmettere la forza dei sentimenti di tutti i personaggi ed in particolar modo quelli di Tullio, di Marco, di Elisa e della cagnolina Spertina cui niente sfugge neanche, da un inverno all'altro, l'arrivo in paese di Tullio. Inoltre,il fascino del romanzo deriva anche dalle usanze e dalla lingua della comunità arberesche che è parte integrante del Sud Italia: quel Sud Italia vittima, tra Ottocento e Novecento, dell'emigrazione, vittima della lontananza tra padri e figli, tra mogli e mariti, vittima delle dicerie popolari, vittima di chi, per rabbia ed impeto, si fa giustizia da sè, vittima dell'omertà, vittima di chi si nasconde per mascherare i suoi illeciti e le sue frodi economiche ed amorose; quel Sud Italia che, però, non abbandona le sue tradizioni, le sue origini e il forte legame di sangue che lega i componenti di una famiglia, nonostante la lontananza dovuta all'immigrazione.

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    adriana

    20/02/2015 11.35.03

    Bellissimo come tutti gli altri di Abate

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    Aldo

    21/12/2014 17.01.57

    Un romanzo commovente, profondo, maturo sul rapporto padre-figlio, separati dall'emigrazione. Recensito da Valeria Parrella come "un classico della letteratura di questo secolo" e scelto alla prima uscita come uno degli otto romanzi migliori del Novecento sul tema del lavoro (per i 100 anni della CGIL, come rivela l'autore nella Postafazione), è un libro che meglio di tanti saggi scandaglia il mondo dell'emigrazione. Qui di "sempliciotto" c'è solo il giudizio della lettrice "Lina", che forse ha letto solo la frase in copertina. Da non perdere.

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    Lina

    11/12/2014 20.05.58

    romanzo sempliciotto e prevedibile. se poi Mondadori stampa le righe finali sulla quarta di copertina...soldi sprecati.

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