Fiasco - Imre Kertész - copertina

Fiasco

Imre Kertész

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Traduttore: A. Sciacovelli
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 25 agosto 2003
Pagine: 283 p., Brossura
  • EAN: 9788807016424
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Dato alle stampe alle soglie dei grandi mutamenti del 1989, "Fiasco" è imbevuto di uno dei più grandi timori dell'uomo dell'est europeo: il fallimento della libertà, che si presenta, dall'altra parte del muro, come il fallimento della ricerca della felicità. Un fallimento, un fiasco, in cui si riconosce anche lo scrittore. Imre Kertész, nato a Budapest nel 1929, deportato ad Auschwitz e liberato a Buchenwald nel 1945, ha vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 2002. Kertész impiegò circa dieci anni a scriere "Essere senza destino" (pubblicato in Ungheria nel 1975 e ignorato fino alla fine degli anni Ottanta), il primo capitolo dell'ideale trilogia che prosegue con "Fiasco" (1988) e "Kaddish per un bambino non nato" (1989).
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    Lele

    28/12/2003 23:40:25

    Un libro che è la degna e naturale continuazione del precedente. Effettivamente più ostico rispetto al primo lavoro, ma dopo un inizio spiazzante per chi ha apprezzato la fluidità e la semplicità di narrazione di "Essere senza destino", si scopre essere una gradiosa opera. Pagina dopo pagina viene costruita l'identità di un personaggio alle prese con la consapevole impotenza di poter scegliere.

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    ematt

    25/11/2003 11:58:25

    Un libro più difficile del primo dell'ideale trilogia (Essere senza destino), ma che rende magistralmente le atmosfere degli anni del regime comunista, l'irrazionale repressione della libertà che porta inevitabilmente al fallimento qualsiasi aspirazione dell'uomo dell'est.

  • Imre Kertész Cover

    Romanziere e saggista ungherese. Di origini ebraiche, nel 1944 subì la deportazione ad Auschwitz e Buchenwald, da cui fu liberato dopo un anno. Per la manifesta avversione al regime comunista, fu licenziato dal quotidiano per il quale lavorava; per sopravvivere si dedicò alla traduzione (Freud, Nietzsche, Canetti, Wittgenstein), iniziando contemporaneamente la stesura del romanzo che lo impegnerà per circa dieci anni: Essere senza destino, in cui narra l’esperienza di un quindicenne deportato ad Auschwitz che, in un’ottica di aberrante alienazione dettata dallo spirito di sopravvivenza, riesce ad adattarsi agli orrori del campo. L’opera, rifiutata per anni dagli editori e pubblicata solo nel 1975, è rimasta ignorata fino alla caduta del Muro. Per... Approfondisci
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