La fiera delle vanità - William Makepeace Thackeray - copertina

La fiera delle vanità

William Makepeace Thackeray

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Traduttore: B. Tasso
Collana: I grandi romanzi
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 874 p., Brossura
  • EAN: 9788817017978
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La fiera delle vanità

William Makepeace Thackeray

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Il romanzo ha come titolo completo "Vanity Fair: a novel without a hero", ovvero "La fiera della vanità: un romanzo senza un eroe". La vera protagonista della storia è infatti la società con le sue contraddizioni: apparentemente si esalta la condotta secondo moralità, ma in realtà di ogni cosa si reclama solo l'apparenza e vittorioso è sempre il più furbo, mai il più buono. A rappresentare i due tipi di condotta due personaggi femminili: l'ingenua, pura e ricca Amelia Sedley e l'arrivista, povera e intelligente Becky Sharp. Il filo dell'ipocrisia legherà la scalata sociale della prima all'esistenza inutilmente votata alla rispettabilità della seconda.
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    Lidia

    19/12/2018 10:19:49

    Desideravo da tanto tempo di poter leggere questo libro e le mie aspettative sono state addirittura superate. Primo libro che leggo dell'autore, anche perché il più famoso, ma credo proverò a leggere anche altro. Inoltre la copertina è meravigliosa.

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    Serena

    23/11/2018 16:41:46

    Consigliatissimo

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    elisa.c.

    19/09/2018 11:40:24

    Nella Fiera delle vanità qualsiasi uomo o donna possono trovarvi un luogo a loro adatto; a ognuno resta poi da giudicare quale onore questo rappresenti. Tra vanagloriosi e ipocriti, arrivisti, invidiosi e scapestrati, riescono a farsi strada ben poche virtù che non tarderanno a condividere la sorte dei loro opposti: i vizi. “La fiera delle vanità” è il racconto di tutto ciò che vi è in una società, osservata con l’implacabile ironia e il sagace sarcasmo di Thackeray, burattinaio senza eguali che della satira ha fatto la sua arte. Thackeray, immenso scrittore, se vivessi ancora oggi cosa mai potresti cambiare del tuo romanzo? Lo spettacolo offerto dalla tua fiera, ahimè, non ha ancora terminato di far mostra di sé!

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    felicia

    18/09/2018 16:03:25

    La storia si snoda attorno alla carriera di due giovani donne e amiche, le quali lasciano sulla stessa carrozza l’istituto femminile di Chiswick della signorina Pinkerton, che fino a quel momento le ha accolte e istruite. Le due protagoniste non potrebbero essere più diverse tra loro: Amelia Sedley, appartenente ad una ricca famiglia borghese, è dolce, fedele, remissiva e un po’ sciocca; Rebecca Sharp, orfana di entrambi i genitori e povera, è intelligente, astuta ed egoista.Thackeray incanta e avvolge il suo pubblico con uno stile incalzante e un linguaggio forbito, impreziosendo il suo spettacolo con citazioni colte e riferimenti storici. Thacheray fa muovere abilmente i suoi personaggi, lascia che vengano biasimati o elogiati, diffondendo la sua indagine storico-sociale sui loro rapporti familiari. E’ una fiera, quindi, in cui non mancano scompiglio e allegria, tensioni e commozioni, battaglie eroiche sul campo di battaglia e altre meno gloriose ad un lussuoso banchetto, ma nella quale, la natura più riflessiva non avvertirà disagio, perché lo spettacolo sarà brillantemente guidato dalla penna esperta dello scrittore.

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    Sandy Claws

    14/10/2009 13:35:29

    E’ un romanzo gustosissimo, ma per chi può leggerlo in inglese, il piacere è più che doppio. Intanto Tackeray era un maestro della parola, un virtuoso, quasi, soprattutto a confronto con la verbosità dickensiana. Le sue frasi, la terminologia, gli scambi di battute, i suoi commenti, le sue descrizioni, sono un godimento unico, sia che piazzi l’azione fra colti esponenti dell’alta società, sia che si sposti fra la servitù che parla in dialetto. Qualcuno lo ha descritto come “il miglior inglese dopo Shakespeare”, e secondo me non ha tutti i torti. Lo stile scorrevole, la caratterizzazione dei personaggi ben fatta, lo humor di cui il romanzo è letteralmente intriso (quando non è vera e propria caustica satira sociale) me lo hanno fatto leggere con un sorriso quasi perennemente stampato in faccia. Il tutto è dovuto anche al trattamento particolare di quella prospettiva didascalica di cui la letteratura dell’800 (e la Vittoriana ne è fulgido esempio…) faceva il fine stesso della narrazione, appesantendola sino all’inverosimile (caso monstre, da noi: I Promessi Sposi). Qui, nonostante l’omaggio formale a questa convenzione, col bene ricompensato, il fatto che anche i “cattivi” non finiscano poi tanto male (anzi…), è un tocco di anticonformismo che è anche una strizzatina d’occhio dell’autore al lettore, e rende il libro ancora più “vero”. Insomma, un testo che è “classico” nel senso che è di gran classe: raffinato, divertente, piacevolissimo.

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    Elena

    11/07/2008 18:33:59

    Dopo aver visto il film ho letto questo libro (cosa che faccio spesso: prima il film e poi il libro). Mi è piaciuto molto e condivido le opinioni presenti. La certosa? mmm... quasi quasi...lo leggo anch'io!

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    mari

    21/06/2008 11:02:48

    Se siete lettori veri e amate i grandi classici, tipo Tolstoj, Flaubert, Stendhal, questo grandioso romanzo fa per voi. Ritratto di un'epoca (straordinaria la cronaca della battaglia di Waterloo vista dagli inglesi, da confrontare con quella della Certosa di Parma dove la stessa battaglia è vista dai francesi), eppure storia sempre attuale, di quelle che parlano della vita e della morte, dell'amore e della guerra, dell'onore e del denaro, dell'amicizia e del tradimento, dell'ambizione e della rovina... ma tutto con con l'impagabile, arguta e intelligente ironia di Thackeray, caratteristica che lo distingue da tutti gli altri Grandi Scrittori dell'Ottocento. Da non perdere.

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    aeneida

    17/02/2008 14:56:54

    William Makepeace Thackeray fu uno dei maggiori scrittori inglesi di romanzi a puntate di metà ottocento. E io ho letto il suo "La fiera delle vanità" per l'ultimo esame sostenuto di letteratura inglese.. Durante il vittorianesimo andava di moda pubblicare i romanzi in fascicoli mensili di 32 pagine e il romanzo risente di una lunghezza eccessiva.. una storia carina che sarebbe potuta terminare in 10 capitoli piuttosto che in 67! Però la cosa più strabiliante è scoprire di leggere un romanzo di due secoli fa e sembrar di leggere pensieri e ideologie attualissime.. è sconvolgente vedere cone ogni singola persona citata non lo si nomina ma lo si presenti con il valore della propria "rendita".. quanto la persona stessa vale... Un libro interessante per le minuziose descrizioni e per la capacità di essere attualissimo a distanza di 150 anni dalla sua redazione..

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    aristos

    05/02/2008 16:58:18

    Eccolo un capolavoro, scritto con quell'ironia e quel distacco che si trova solo nella letteratura inglese, che non si prende troppo sul serio (come quella francese e russa). Lo scrittore analizza spietatamente la societa' inglese dell'epoca postnapoleonica: la sua grettezza, il suo cinismo, l'arrivismo che la contraddistingue; neanche i personaggi positivi si salvano dall'ironia dell'autore, che sempre comunque ci ricorda, con la sua presenza, che sta scrivendo un romanzo, una storia, il cui valore fondante e' li', nella scrittura. E quale scrittura: sapiente, ricca di sfumature, elastica nel tragico e nel comico, un bellissimo libro da gustare.

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  • William Makepeace Thackeray Cover

    Rimasto in tenera età orfano del padre, che era un alto funzionario della Compagnia delle Indie Orientali, studiò alla Charterhouse School di Londra e a Cambridge, senza però completare i corsi universitari. Dopo alcuni viaggi sul continente, tentò la carriera forense, che poi abbandonò per recarsi a Parigi dove studiò disegno, iniziando al tempo stesso una intensa attività giornalistica. Appunto a Parigi incontrò e sposò, dopo un breve fidanzamento, la diciannovenne Isabella Shawe, prototipo di molte dolci e indifese figure femminili che appaiono nei suoi romanzi. Tornato in Inghilterra nel 1837, pubblicò articoli e romanzi su vari giornali, tra cui la serie di bozzetti Le carte di Yellowplush (The Yellowplush papers, 1838)... Approfondisci
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