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Traduttore: E. Capriolo
Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 252 p., Brossura
  • EAN: 9788804668114
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Recensioni dei clienti

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    Ivano

    01/05/2017 13.01.54

    Forse, il libro più inutile che abbia mai letto.

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    AdrianaT.

    06/04/2017 08.15.48

    Le idee che vengono dai libri, come quelle che vengono camminando, sono spesso le migliori; riuscire a metterle a frutto poi, è un'altra faccenda. Non ci riesce Cohn, non ci riesce Lady Ashley e nemmeno Jake, il narratore; insomma nessuno della sgangherata combriccola ci riesce in questo racconto, e sta proprio qui il punto. Da un certo momento in poi sono come tutti invischiati, cristallizzati, stagnanti dentro le loro situazioni apparentemente senza via d'uscita. E allora fiesta!: cazzeggiamento ad oltranza, e - fra fiumi di alcool, inconcludenti scorrazzate per bar, bistrò, ristoranti notte e dì, qualche sonnolento viaggetto, discorsi da ubriachi e buona pesca alla trota - la vita sguscia via. E poi ci sono i tori di Pamplona, (città che sempre sarà grata a Hemingway a cui, proprio per questo romanzo, deve la propria fama), che con la loro cruenta follia, riescono solo momentaneamente a smuovere quegli animi pigri e indolenti. Un ritratto della decandenza, dell'insofferenza, dell'irresolutezza e dell'inettitudine di quando potenzialmente hai e puoi fare tutto, ma decidi di non fare proprio nulla e di lasciarti consumare dal 'carpe diem' a piccoli pezzi. Sullo sfondo di una Parigi languida e di una Spagna abbacinante, a me, picadores y matadores a parte, questo primo Hemingway è piaciuto. "Non m'importava che cosa fosse il mondo. Volevo soltanto sapere come viverci. Forse, se scoprivi come viverci, imparavi anche che cos'era."

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    mile

    30/06/2014 13.59.53

    Un gruppo di amici della cosiddetta "lost generation" anima questo particolarissimo romanzo di Hemingway. Contemporaneamente allegro e disperato, leggero eppure tragico, Fiesta racconta le difficoltà esistenziali di giovani in bilico tra la voglia di vivere al massimo e il rischio della dispersione e del vuoto. Un affresco nitido, che consente al lettore fin dalle primissime pagine di entrare a far parte del gruppo e di rimanerne coinvolto. Le emozioni, i sentimenti, l'affascinante clima parigino, gli eccessi della festa di Pamplona, le continue soste ai bar per innumerevoli martini, le ubriacature divenute uno stile di vita e in generale l'alcool - vero e onnipresente protagonista - sono raccontati con descrizioni vivide e immediate e dialoghi semplici e stringati, che trascinano il lettore nel mondo vorticoso e disincantato di sei giovani amici. Conclusa la lettura del libro, capita di continuare a pensare a quel mondo, come se per un po' lo avessimo personalmente conosciuto e ne avessimo fatto direttamente esperienza.

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    pensieromancino

    13/09/2012 17.16.01

    Ci sono pochi scrittori che riescono a dare così tante emozioni con poche parole su una pagina. Uno di questi è Ernest Hemingway. "E' straordinariamente facile fare il duro su ogni cosa di giorno, ma di notte è un'altra faccenda." Fiesta è uno dei romanzi che hanno cambiato la storia della letteratura del XX secolo, il modo di scrivere dialoghi, di costruire una storia, di raccontare. Non ci sono digressioni, opinioni, fronzoli. Solo la vita. Distillata, più vera della realtà - come diceva lui. Vivrete con Jake la vita dell'espatriato tra Francia e Spagna, il disorientamento, la fiesta sfrenata, l'amore impossibile per Brett e le delusioni. Una prosa vivida, piena di energia. Da leggere con attenzione, perché spesso le parole dicono molto di più di quel che sembra. "Non posso sopportare il pensiero che la mia vita fugge e io non la vivo." "Nessuno vive mai tutta la propria vita, tranne i toreri."

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    nicola

    25/01/2011 14.00.55

    Ho letto questo libro in 4 lingue diverse, in italiano riletto 5 volte, ho visto il film del 1957 in due lingue piu volte! ho letto oltre 300 libri e nessun libro mi ha dato le emozioni provate con questo libro. sono partito per pamplona per rivivere le stesse emozioni del libro, sono stato a biarritz e ho vissuto nello stesso quartiere di hemingway a parigi! ho consigliato questo libro a centinaia di persone. un capolavoro!!!!

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    paolo

    15/09/2010 13.36.17

    di Hemingway avevo letto solo "Il vecchio e il mare" e l'avevo trovato splendido. Di "Fiesta" sono rimasto molto deluso: un libro veramente inutile, scritto male, dialoghi ripetitivi e inesistenti. Il peggior libro letto quest'anno.

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    Francesco

    29/04/2009 18.14.14

    Quando l'ho letto non mi è particolarmente piaciuto; per intenderci non lo considero al livello de Il vecchio e il mare e di Addio alle armi, ma in questi giorni lo sto riascoltando alla radio e devo dire che mi sono ricreduto. La voce narrante quando viene recitata è più "piena", e ho notato - cosa che non avevo fatto prima - una grande dose di umorismo da parte dell'autore, che non lesina commenti sarcastici ai suoi personaggi... Mi ha divertito tantissimo la scena della rissa tra ubriachi con il torero che continua a rialzarsi e a prendere botte! Qua e là H. sembra reinterpretare la stessa scena utilizzando registri diversi... Personalmente amo moltissimo il suo modo di rendere apparentemente facile la narrazione con pochi colpi di pennello. Non c'è che dire, una libro da tenere comunque in biblioteca!

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    eico1979

    13/01/2009 00.11.44

    non tutti lo capiscono..descrizione parigina da pelle d'oca e la fiesta è così come descritta. fidatevi di uno che l'ha vissuta!

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    mirko

    23/07/2008 12.03.03

    Un libro deludente, due gradini sotto Il vecchio e il mare e almeno uno sotto Addio alle armi; trama slegata, continue ripetizioni, un esplicito antisemitismo, parti essenziali della trama relegate a due-tre righe a fronte di descrizioni paesaggistiche debordanti lo rendono noioso e a tratti irritante. Da evitare.

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    Fabrizio

    05/07/2007 16.41.06

    Vincitore di un nobel? Questo è il mio primo libro. Noioso, inutile, superfluo, senza collegamenti, dialoghi sconnessi, da lieale, anzi da ragazzo della terza media. Un libro che arrivi in fondo (e ci sono arrivato epr principio) e non ti lascia nulla. Da dimenticare.

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    Martin

    11/01/2007 11.48.14

    L'amore tra Lady Ashley e Jake fa da sfondo a ciò che appare invece l'ambient in cui il racconto si svolge... l'idea di creare un racconto in cui appaiono solo sfondi, quasi irreali ma in fondo molto vicini ad ogni io lettore è un interessante tentativo di creare arte. L'ambientazione poi quella naturale ed epica non può non attirare un minimo di attenzione, leggerlo è entrare nel senso irrazionale della fiesta, e vedere quanta precisione venga richiesta dall'ambient people affinchè si raggiunga la perfezione nel caos di una corrida.Ovviamente si sa ogni libro è una creatura autonoma e molto più lontana dall'autore di quanto si pensi; però vi consiglio, leggete fiesta e non cercate illuminazioni o verità, ascoltate solo un breve racconto e sappiatelo vivere..

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    umberto

    23/12/2006 13.32.57

    Una trama anomala, una storia apparentemente inconcludente che manifesta il malessere e lo smarrimento dell'autore. Forse succede poco o meglio non succede nulla di veramente straordinario ma quel poco lo vive anche il lettore in prima persona. Chi lo legge, si trova seduto a bere alcool in un bar di Parigi, a bordo di una corriera a tracannare vino direttamente da un otre in compagnia di contadini, a pescare in riva ad un torrente. A me è anche venuta voglia di portare Lady Brett a San Sebastian; per un week-end, s'intende! Di più non la reggerei.

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    mikk

    19/12/2006 17.44.02

    libro un pò scarno ma affascinante. ciò che mi ha colpito è stato proprio l'ermeticità dei dialoghi,lasciati molto sul vago, contrapposta alla forza evocativa e passionale che la fiesta vera e propria sa infondere. Forse Hemingway voleva proprio farci capire il vuoto interno mascherato esteriormente che tutti i personaggi provano. Questo a partire dal tanto odiato e criticato ebreo senza speranze, al protagonista solare e disponibile con tutti ma in fondo solo e triste. uno stile eremtico e giornalistico, che cartterizza tutta la storia, fa infine da sfondo ad un capolavoro per appassionati.

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    marco-carmignano

    30/11/2006 21.28.45

    Hard-boiled!

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    Vicky Vale

    19/11/2006 12.19.22

    Un romanzo difficile, apparentemente solare e vitale, ma in realtà cupo e drammatico. Un Hemingway quasi crepuscolare, seppur immerso nel sole caldo di Pamplona, che non riesce a rendere mai empatici i suoi personaggi, tutti chiusi nel proprio universo di vuota apparenza. La storia in realtà non va da nessuna parte perchè quella che Hemingway celebra è una fiesta di morte e la staticità del romanzo può anche risultare sgradevole a qualcuno, oppure affascinare, senza mezze misure.

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    Vicio

    17/11/2006 18.46.12

    Sinceramente mi ha deluso molto, questo libro. Per fortuna ho letto altre opere di Hemingway e ho la consapevolezza della differenza tra questo libro e gli altri. Ma ho fatto davvero una enorme fatica a terminarlo. Innanzitutto i dialoghi: scarni, troppe volte privi di colore, mai interessanti ma forse anche ermetici, in un certo senso. Di sicuro è una descrizione nuda e cruda di un certo modo di vivere che ha contraddistinto la "lost generation". Ma la ripetitività delle azioni, delle frasi, di quell'ossessionante dare addosso all'ebreo "fissato" con quella donna, di una certa descrizione quasi forzata delle vie di Parigi non mi ha convinto per nulla. Peccato.

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    nickcarraway

    08/09/2006 11.14.49

    Può sembrare una storia come tante altre. Un gruppo di amici benestanti, corse notturne in taxi e cene al ristorante in una Parigi che sembra più vicina che mai, una scorribanda in Spagna in occasione della celeberrima festa di San Firmino. Solo dopo, o almeno così è successo a me, ci si accorge di una certa cupezza di fondo. E' vero, la fiesta finisce ed ognuno se ne va per la sua strada con il suo bagaglio di delusioni e rimpianti. Il ritratto di Parigi nella prima parte è quasi più emozionante della descrizione della vorticosa fiesta di San Firmino.

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    Sergio Viola

    03/09/2006 09.59.40

    Assenza di trama, linguaggio che anche un bravo liceale saprebbe usare. Dopo 200 pagine ci si trova a chiedersi: ma cosa vuole Hemingway? Protagonisti che chiacchierano come gente qualsiasi, amici che si lasciano e si ritrovano, una colazione sul greto di un torrente e pacche sulle spalle. Il diario di un viaggio che non ha proprio niente di speciale. Se questa è letteratura, preferisco Topolino.

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    Gaetano

    12/07/2006 13.03.20

    In addio alle armi il nostro eroe ha le palle ha personalità da vendere, ma giusto perchè c'è una guerra che lo pungola a cacciar fuori la sua personalità! in fiesta...che è senz'altro un capolavoro...più che la vita io vedo la morte! si ok...la pesca nei boschi, il bivacco ogni due pagine, l'amistà, la corrida di pamplona....ma sinceramente vedo un protagonista solo, isolato, attento solo a ciò che vede e che sente...uno con la testa già proiettata verso il nulla verso la morte fascinosa dei cavalli e dei tori! perchè non avverte l'amico, quello sposato, che è inutile insistere con quella tipa? ok te la sei fatta una notte! basta! smettila! ma lui invece niente....osserva e racconta...anke lui ha avuto una storia con quella ma basta...sa che è inutile...va bene cosi'! un protagonista solitario...che vuol bene ma che è triste....nonostante tutto! la fiesta è per tutti ma non per lui! ah dimenticavo lo stile!scarno, giornalistico, essenziale ma comunicativo espressivo e ricco, anche se atono! inimitabile davvero!

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    nunzio

    06/06/2006 23.58.57

    Tipico bellissimo romanzo di Hemingway; la vacanza pienamente vissuta da 4 amici a Pamplona durante la festa di San Firmino. anche in questo libro il messaggio di Hemingway è vivere la vita al 100% in ogni sua sfumatura.

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