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Il figlio della fortuna - Yuko Tsushima - copertina
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in ottavo paperback 199 9788809202009 Molto buono (Very Good) Libro usato proveniente da collezione privata. La copertina riporta lievi tracce d'uso. Le pagine risultano delicatemente indorate dal tempo. Polvere ai tagli..

Dettagli

1998
208 p.
9788809202009

Voce della critica


recensione di Amitrano, G., L'Indice 1992, n. 1

In alcuni templi buddhisti del Giappone, le terrifiche divinità guardiane poste all'ingresso calpestano un piccolo demone, portatore di ostacoli e negatività, chiamato 'amanojaku'. In un paese dove le teorie confuciane hanno esercitato una durevole influenza, il Male è stato spesso identificato con i disturbi dell'armonia sociale, ed era naturale che il nome del demone perturbatore diventasse col tempo sinonimo di persona animata da spirito di contraddizione, dissidente immotivato, bastian contrario. 'Amanojaku' è Koko, la protagonista del "Figlio della fortuna" di Yuko Tsushima, che oppone una resistenza ostinata e solitaria alla pressione di una società omologante. Questo contrasto non ha però la violenza esplicita che ci si potrebbe aspettare. La realtà giapponese contemporanea è molto più sofisticata e sfaccettata di quanto non si creda di solito in occidente: il Giappone non è solo la società monolitica sacrificata al culto del lavoro che conosciamo attraverso gli stereotipi giornalistici, ma un paese che nella seconda metà di questo secolo è stato turbato, e in parte cambiato, dalle stesse correnti di pensiero che hanno attraversato il mondo occidentale, inclusa (come è evidente in questo libro) l'ideologia femminista. Per questo il confronto tra Koko e il Moloc del sistema nipponico è molto più dialettico, misurato e sottile di quello a cui scrittrici giapponesi delle precedenti generazioni ci avevano abituato (tra quelle tradotte in italiano, per esempio Fumiko Enchi e Ichiyo Higuchi). Tutti i personaggi del libro difendono l'ordine minacciato da Koko con la stessa determinazione con cui le divinità buddhiste schiacciano sotto i piedi l''amanojaku', ma alle violente censure di un tempo è subentrata una persuasione lenta e insidiosa che minaccia con le armi del benessere economico e dell'approvazione sociale, e ricatta con la minaccia dell'emarginazione. Né vi è nel dissenso di Koko alcuna aggressività esplicita. Il grande rifiuto di questa donna divorziata, con una figlia, senza un compagno n‚ un lavoro fisso, è quello ad uniformarsi alle regole prescritte in casi come il suo. Koko dovrebbe tornare a vivere nella casa paterna insieme alla famiglia della sorella, svolgere un lavoro più produttivo, oppure risposarsi. In ogni caso, rinunciare alla propria indipendenza. Ma se difendere il proprio stile di vita è per lei un modo di rimanere fedele a sé stessa, agli occhi del mondo Koko non è che una donna fallita impegnata in un'assurda sfida.
Gli altri personaggi del libro, la sorella, la figlia, l'ex marito, l'ex amante e un uomo che Koko vede occasionalmente, sono tutti impegnati a "riscattarla" dal suo fallimento. L'equilibrio precario in cui la donna si trascina cercando di resistere a tante pressioni si incrina quando Kayako, la figlia undicenne che anela a un ordine familiare borghese, rifiuta di continuare a vivere con la madre e si trasferisce dalla zia. Koko, incapace di compiacere le richieste di normalità della bambina, nonostante la forza del rapporto viscerale che le lega, non riesce a trattenerla presso di sé. È in questo contesto di privazione e frustrazione che si sviluppa la gravidanza di Koko, tema principale del libro, una gravidanza vissuta nel segreto e nell'isolamento. Quando la condizione di Koko è diventata troppo visibile per continuare a nasconderla, il verdetto della società è unanime: nonostante sia già troppo tardi, la gravidanza va comunque interrotta. Avere un bambino è impensabile per una donna senza compagno, senza lavoro e non più giovane. Tuttavia, 'amanoiaku' anche in questa occasione, la donna resiste, decisa a tenere il bambino contro il volere di tutti.
Ma quando Koko va per la prima volta a farsi visitare, c'è un colpo di scena: la sua gravidanza, che presentava sintomi regolarissimi, è immaginaria. La scena della visita, con il ginecologo sconcertato che cerca, il microfono appoggiato sul grembo di Koko, di captare il battito del cuore del bambino, mentre "dall'altoparlante usciva solo un brusio confuso come quello della marea", esprime tutta la distanza che separa il mondo dell'ordine (che include anche i medici) dalla linea di confine, invalicabile agli strumenti della razionalità, del ventre di Koko. Del resto tutte le visioni che riempiono il romanzo alludono a un'insondabile dimensione uterina, attraverso descrizioni di acqua che si muove e ribolle, di spazi sottomarini, di liquidi stagnanti come quelli in cui galleggiano i corpi di alcuni neonati deformi (un'immagine chiave del libro come nella "Campana di vetro" di Sylvia Plath). Tuttavia la 'imagery' amniotica della Tsushima non è mai legata a una tiepidità confortevole, da ritorno al grembo materno. A dominare le visioni di Koko è una temperatura artica, una purezza abbagliante in cui cristalli di ghiaccio si muovono urtandosi, e la vena materna che attraversa il libro quasi in ogni singola pagina non è un elemento "caldo" e coesivo, ma una funzione generativa di origine quasi soprannaturale sviluppata in una solitudine glaciale, come suggerisce l'immagine della 'yamanba', figura del patrimonio folklorico giapponese citata da Maria Teresa Orsi nella sua nota critica, che ha poteri magici e cresce i suoi figli senza un compagno tra le nevi perenni.
Rendere in italiano la densità problematica e le complessità di scrittura del "Figlio della fortuna" non era facile impresa. Lo scoglio principale era nelle impercettibili dissolvenze tra i diversi piani di realtà, ricordo e immaginazione, che si sovrappongono nella struttura "a strati comunicanti" del romanzo. Tutti questi problemi sono stati risolti felicemente dalla Orsi, che aveva già tradotto in italiano alcuni splendidi racconti di Osamu Dazai, il celebre padre della scrittrice, autore del "Sole si spegne" e "Lo squalificato" (entrambi pubblicati da Feltrinelli). La sua traduzione competente e partecipe restituisce con fedeltà, insieme alla ricchezza visionaria dello stile della Tsushima, anche tutta la suspense da giallo psicologico della singolare avventura di Koko.

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Conosci l'autore

Yuko Tsushima

Tsushima Yu¯ko (Tokyo, 30 marzo 1947 – ivi, 18 febbraio 2016), nome d’arte di Tsushima Satoko, è stata un’acclamata scrittrice, saggista e critica letteraria giapponese. Figlia di Dazai Osamu, controverso e celebre scrittore del Giappone postbellico, è considerata una delle più significative esponenti della corrente letteraria del «romanzo dell’io» (shisho¯setsu) – definizione tuttavia riduttiva e spesso contestata dall’autrice stessa. I suoi numerosi romanzi e racconti, tra cui Choji (1978; trad. it. Il figlio della fortuna, Safarà, 2021), hanno vinto riconoscimenti prestigiosi come il Kawabata Yasunari Literature Prize e il Noma Literary Prize, e sono stati tradotti in numerose lingue consacrandola nello scenario...

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