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Veramente carino. Tutti i sette racconti che compongono il libro sono divertenti. Se pensate che il meglio vada gustato in fondo leggete come ultimi il primo e il sesto racconto. Assai riuscita l'idea di inserire i personaggi di un racconto come comparse negli altri; si ha la sensazione di curiosare nelle vite altrui da dietro.
Recensioni
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È un libro curioso, questo Finbar's Hotel, costituito di sette racconti scritti ognuno da un autore diverso. L'ideatore di questo congegno narrativo è Dermot Bolger, e la sua squadra comprende altri sei tra i narratori irlandesi più in vista del momento. Due soltanto, Roddy Doyle e Joseph O'Connor, sono già ampiamente popolari da noi; gli altri sono lo stesso Bolger, Anne Enright, Hugo Hamilton, Jennifer Johnston e Colm Toibin, ciascuno con all'attivo dai due ai sei romanzi. Ovviamente, fulcro del libro è il Finbar's Hotel, vecchio albergo dublinese ormai prossimo alla demolizione ma con un passato ombroso. I protagonisti sono gli occupanti delle sette stanze del primo piano, individui singolari, buffi, tutti autoesiliati per una notte soltanto lontano da casa; tutti con un senso forte di sconfitta.Ciò che colpisce, nei sette racconti, è una forte unitarietà che si traduce in questo senso di inerme, e quasi rassegnato, muoversi verso la morte. E sotterraneo, ma quasi dolorosamente visibile, c'è il marchio del Joyce di Dubliners, sottilmente ironico e al tempo stesso spietato nel ritrarre il nulla dei suoi personaggi, come se ognuno degli ospiti di quel primo piano del Finbar's Hotel fosse un Gabriel Conroy pronto a vedersi come una "figura ridicola", un "essere fatuo e pietoso". Si ha la sensazione che tutto stia lentamente scivolando verso una fine inevitabile (l'albergo presto verrà abbattuto, mentre un tumore sta divorando i corpi del portiere e della donna che occupa la stanza numero 105) e che non ci siano più le forze, o la voglia, di correre ai ripari. Quel che rimane è l'istinto ad andarsene, come nel protagonista dell'ultimo racconto, che, quasi mentendo a se stesso, mentre si allontana dal Finbar's Hotel si volta a guardarlo: "ma sapeva che quel vecchio albergo non aveva nulla a che fare con lui". Andrea Bajani
scheda di Bajani, A. L'Indice del 1999, n. 10
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