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recensione di Stegagno, D., L'Indice 1992, n. 6

Autore scomodo Jorge de Sena emigrò per motivi politici, durante il regime salazarista prima in Brasile e poi negli Stati Uniti. Il Portogallo del tempo, ancora legato a vecchi schemi, era del resto diventato troppo stretto per il personaggio che sarà peraltro riconosciuto in toto solo dopo la morte.
"La finestra d'angolo" è parte di un discorso i cui caratteri vengono ben delineati nella postfazione dal traduttore e curatore del volume Vincenzo Barca, che dello stesso autore aveva già tradotto il polittico "La Gran Canaria e altri racconti". Il volume delle "Andancas do demonio" cui il racconto appartiene raccoglie nove racconti scritti a partire dal 1944 ed è stato pubblicato in Brasile nel 1960. L'autore li definisce racconti di "realismo fantastico o di storicismo immaginativo" per la loro apparente attualità che rispecchia, esorcizzandola, una realtà sempre osservata con un pizzico di ironia.
Identificato tante volte con l'autore e da lui stesso, con irreverente blasfemia, spesso invocato come correttivo necessario del quotidiano, ecco che anche qui fa la sua comparsa il demoniaco. Non già però come riflesso autobiografico del narratore, ma oggettivamente come costante narrativa di un Jorge de Sena il quale delega ironicamente ad una pluralità di poveri diavoli la funzione della demistificazione diabolica. Più che incarnazione del male, il diabolico di Sena si presenta, infatti, come specchio dell'impotenza divina. Ed è volto soprattutto a superare un certo erotismo presente nel "demonismo" di José Régio, per cui, in prospettiva diversa, il demonio rappresenta specularmente il carattere demoniaco della divinità, mediante la complessa "coscienza e autocoscienza della attuale e attualizzata difficoltà spirituale" .
Qui, in questa kermesse di poveri diavoli, il demonio traspare nella persona di D. Felisberta, protagonista e vittima del racconto, che viene spiata, sezionata e analizzata mediante lo stesso procedimento con cui lei spia, seziona e analizza, dalle cortine di una finestra d'angolo, il piccolo mondo che la circonda. È il lettore, novello adepto, costretto da una prosa minuziosa, estremamente aggettivata e ricercata, a compiere una osmosi col racconto, ad impossessarsene, ripercorre al contrario il cammino della vittima ("D. Felisberta non si interessa però degli altri, la sua è un'abitudine"). Felisberta osserva mentre è impietosamente e diabolicamente osservata dal narratore attraverso una ricerca quasi ossessiva del particolare torbido e ripugnante, volto a saturare il quadro composito dello squallore di una vita meschina, insignificante, priva di emozioni e di interessi, riflessa in una malcelata solitudine. Solo un particolare, un avvenimento insolito nella routine quotidiana, scandita non dal passare delle ore ma dal ripetersi di gesti e azioni, ne risveglierà l'attenzione...
Un piccolo omaggio, questo libriccino, da salutare con compiacimento - grazie anche alla ricercata perché non sempre facile, ma fedele traduzione - a un autore che esprime le angosce e i turbamenti della nostra epoca e che meriterebbe ben maggiore considerazione.