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Catalogo della mostra curata dalla Biblioteca Laurenziana nell'ambito dellecelebrazioni per il cinquecentenario della scoperta dell'America, da cuiemerge chiaramente come lo studio della geografia nel XV secolo non fu che unaspetto di quella più vasta rinascita della cultura che rappresentò perl'Occidente l'apertura di nuovi orizzonti.
GENTILE, SEBASTIANO (A CURA DI), Firenze e la scoperta dell'America, Olschki, 1992
recensione di Milanesi, M., L'Indice 1993, n. 9
Il risultato della sistematica raccolta di materiale cartografico antico (ma a qualche direttore di biblioteca italiana è apparsa piuttosto una requisizione), convogliato al Palazzo Ducale di Genova per l'esposizione colombiana dell'estate 1992, è stato memorabile per la quantità e la qualità del materiale. Per il bene della conservazione, spero che una mostra del genere non si ripeta almeno per un altro secolo; come parte del pubblico, credo di aver veduto raramente qualche cosa di più bello, e ne sono contenta. L'esposizione intendeva illustrare le diverse immagini del mondo che hanno composto la cultura di Cristoforo Colombo, nonché la storia della cartografia e degli strumenti astronomici nel periodo di "apertura degli spazi" successivo all'impresa colombiana, apertura conclusa, in base allo schema storiografico corrente, con gli accademici francesi del Settecento. Obiettivo ambizioso, che ha prodotto una specie di vastissima storia illustrata della geografia e della cartografia dall'epoca classica al XVIII secolo, intercalata con l'omaggio considerato d'obbligo (data l'occasione) alla genovesità di Colombo. Carte manoscritte e a stampa, codici incunaboli, cinquecentine e libri di quattro secoli sono stati riprodotti ammirevolmente in due volumi di catalogo (1115 pagine in tutto), corredati da saggi introduttivi di studiosi italiani e francesi (quasi tutti di ottimo livello), schede e didascalie. Un lavoro gigantesco, che con quello dell'esposizione vera e propria ha tenuto occupate per lungo tempo molte decine di persone tra studiosi e tecnici editoriali (peccato che non manchino gli errori di stampa), con un approccio, entro certi limiti, interdisciplinare (storia della geografia, storia della cartografia, storia della cultura, affidate a voci diverse e qualche volta - fortunatamente - tra loro discordanti). Una lacuna colmata nell'editoria in lingua italiana sulla storia della cartografia antica; e, grazie alle ottime riproduzioni e alla qualità dei documenti, un degno prodotto da offrire su un mercato estero in notevole espansione, come quello della storia della cartografia.
Un vero peccato, quindi - e poco perdonabile - che questo catalogo non si possa consultare: manca infatti l'indice delle carte e dei documenti riprodotti. È una caratteristica comune a questo tipo di pubblicazione; ma un catalogo di oltre mille pagine non è un catalogo comune, e imponeva un'innovazione. E, poiché - giustamente - le carte sono distribuite nel testo secondo criteri tematici non del tutto prevedibili; solo chi le conosca già può, sfogliando pazientemente i due volumi, riconoscere e reperire ciò di cui ha bisogno. L'unico modo, insomma, per usare questo catalogo, è leggerlo, dall'inizio alla fine, come una monografia, benché a più voci. Ma, come tale, ha tutti i difetti che non avrebbe come catalogo, opera, per eccellenza, selettiva e analitica: è didascalica e non problematica; non è il prodotto di una ricerca originale, ma una summa dell'esistente nella quale l'inevitabile mancanza di qualche tassello diventa un sensibile difetto, così come la disparità di livello tra le schede (spesso ottime ma non di rado sommarie o eccessive, o povere di aggiornamento) e la scelta, che diventa arbitraria, dei temi trattati.
In analoga occasione colombiana, la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze ha scelto invece di concentrare i propri sforzi su un tema particolare: gli interessi geografici degli umanisti fiorentini nel XV secolo, e la relativa documentazione libraria e cartografica; e di dedicare a questo tema ricerche originali affidate a un solo studioso, sostenuto ovviamente dal lavoro dei dipendenti della Biblioteca, ma che porta personalmente la responsabilità completa dell'opera sia per la scelta e l'esposizione che per le schede (116, per un totale di 260 pagine di catalogo). I risultati sono quelli desiderati: un lavoro originale; nuove conoscenze acquisite; nuove interpretazioni documentate, di fenomeni conosciuti; una trattazione soddisfacente del tema sia dal punto di vista dell'analisi che da quello della sintesi. Grazie a pochi prestiti dall'esterno, al patrimonio laurenziano e fiorentino e a un lungo e intenso lavoro di ricerca sulle fonti, l'esposizione laurenziana ha fornito agli studiosi non solo uno straordinario piacere estetico, e l'emozione di vedere riuniti pezzi spesso anche invisibili nelle biblioteche di provenienza, ma un insieme documentario impeccabilmente organizzato che permette allo studioso di valutare le conclusioni cui giunge il curatore dell'esposizione, accettandole o formulandone di sue proprie; ma che introduce anche il visitatore o il lettore non specialista in un universo mentale e culturale di cui, pur non conoscendolo, è messo in grado di comprendere il funzionamento. Vantaggi certo, della messa a fuoco di un tema limitato (anche se non è poi tanto limitato); ma anche, credo, del coraggio di offrire al pubblico un saggio in profondità, invece di una panoramica di problemi (apparentemente) risolti.
In un volume di dimensioni abbastanza ridotte, non si fa troppo notare la mancanza di un indice delle carte e degli altri documenti che pure ne costituisce l'unico rilevante difetto; anche qui le riproduzioni riguardano tutti i pezzi esposti, sono di ottima qualità e utilizzabili per lo studio.
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