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Luisa Passerini

Editore: Giunti Editore
Collana: Astrea
Anno edizione: 1999
Pagine: 128 p.
  • EAN: 9788809014534

recensioni di De Federicis, L. L'Indice del 2000, n. 04

Libro di struttura calcolata e intellettuale. Presenta al lettore due linguaggi, quello dell'arte e quello della scrittura; e la scrittura stessa la divarica in due forme, quella del saggio e quella del racconto. È suddiviso in quattro parti, relative a quattro miti raffigurati pittoricamente. Ogni parte ha inizio infatti con un dipinto e un commento. Il primo è La fontana della giovinezza, 1546, di Lucas Cranach: sulla leggenda, ramificata nel mondo antico e medievale, dell'acqua che rinnova. Il secondo è La difesa del Sampo, 1896, del finlandese Akseli Gallen-Kallela: sulla sconfitta di Louhi, una dea madre del nord, in un episodio del Kalevala. Il terzo è La vecchia narratrice, 1934, di Ernest Blumenschein: cultura amerindia simboleggiata in una bella vecchia che favoleggia con una ragazzina. Il quarto è un dipinto di Rubens su Bauci e Filemone: versione secentesca di un mito classico fra i più diffusi nella storia europea. Ogni parte ha un titolo, quattro titoli modellati sulle stagioni: s'incomincia da Autunno, a cui seguono Inverno, Primavera e Estate che conclude (e fa però immaginare il ricominciamento). In ogni parte il dipinto, il breve saggio, il titolo introducono allo sviluppo narrativo. Ne è protagonista una donna. Di lei veniamo a sapere che ha cinquantacinque anni e un buon lavoro, nessun figlio, un marito da cui sta separandosi e che si gode una tardiva paternità; sappiamo che ha vissuto con passione la politica e il femminismo, che ha praticato i viaggi, gli amori, i gruppi d'autocoscienza, le culture alternative; ora al sabato mattina fa la spesa, una lavatrice, uno spuntino, una passeggiata; è tentata dal lifting, nostalgica del "narcisismo come base per l'erotismo". La fontana della giovinezza rende esplicito, in apertura, il tema del libro. La narratrice senza nome, confondendosi con l'autrice-saggista, si domanda infatti se l'invecchiamento debba sempre essere "constatazione di disastro"; o se sia possibile, accettarlo "con animo leggero". Alla domanda risponde la narrazione, che accenna a un itinerario. In Autunno la donna diventa consapevole di una sensazione di "deterioramento del corpo"; in Inverno entra nella solitudine e attraversa la malattia fino a una lenta convalescenza; in Primavera decide di avere ancora "una fioritura" e parte per un viaggio nei luoghi del suo passato: Parigi, New York, San Francisco, e infine la piccola città da cui s'è mossa in giovinezza; in Estate riprende la solita vita, con il solito ritmo "di impegni, di cose e persone". La struttura del libro è incardinata sul variare delle temporalità. Uno è il tempo storico e antropologico dei dipinti, che rimanda alle origini di mondi e culture. Un altro è il tempo naturale e circolare delle stagioni, tempo ripetitivo e simbolico. Un altro infine è il tempo dell'individuo, il fatale decorso biologico, al quale tuttavia la mente oppone resistenza facendo germogliare compresenze di memorie, morti, rinascite.

(L.D.F.)