La forza del passato

Sandro Veronesi

Editore: Bompiani
Collana: Tascabili
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
In commercio dal: 20 agosto 2002
Pagine: 250 p., Brossura
  • EAN: 9788845253430
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Descrizione
Premio Campiello 2000 e Premio Viareggio-Repaci 2000. A Roma un tranquillo quarantenne che si guadagna da vivere scrivendo libri per ragazzi viene avvicinato da uno strano tassista, che lo convince ad ascoltare una rivelazione "pazzesca": suo padre, morto da poco, non sarebbe stato il generale democristiano e bigotto che lui aveva sempre creduto, ma una spia russa al servizio del KGB. Da questo momento lo scudo protettivo che il protagonista aveva tenacemente costruito attorno a sé e alla sua famiglia comincia a sgretolarsi. Crollata anche l'ultima illusione, quella di una pace coniugale perseguita per anni, lo scrittore scopre - o meglio, dubita, senza averne la certezza - d'essere sempre stato diverso da come credeva di essere, con un padre diverso (una spia?), una moglie diversa (infedele?), e un diverso passato con cui fare i conti. Come nessun altro scrittore italiano di oggi, Sandro Veronesi sa allestire una irresistibile macchina narrativa - una macchina fatta di colpi di scena spettacolari, di movenze da romanzo giallo, di sipari comico-grotteschi sulla "incredibile" Italia di oggi - e, insieme, suggerire al meravigliato lettore che la storia che sta leggendo di null'altro parla, se non della sua vita più profonda.

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Recensioni dei clienti

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    cantarstorie

    05/10/2016 12:33:07

    Sempre bravo, Veronesi, già da allora. Una voce che racconta storie destinate a rimanere, nella memoria del già letto.

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    Luisa

    22/10/2015 22:24:43

    Libro veloce, troppo veloce. Niente é definito, né i personaggi né le situazioni. É solo uno scorrere ininterrotto di pensieri. Un fiume in piena dietro una storia banale.

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    Mellory

    10/10/2014 00:03:38

    Bellissimo libro! Una trama senza troppe pretese ma coinvolgente, scrittura impeccabile e scorrevole, anche grazie ad uno spiccato senso dell'umorismo. Meravigliose alcune riflessioni.

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    Alessandro

    21/01/2014 11:47:33

    Ho amato tutti i romanzi di Veronesi. Questo però non mi ha particolarmente convinto, leggendolo pensavo che andasse a finire da un'altra parte.

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    ugolino

    12/10/2012 12:21:55

    Negli anni rimane uno dei migliori libri che abbia letto. Non ho mai dubbi. Anzi, la Forza del passato è una certezza.

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    REXLEX

    26/07/2011 10:20:41

    Ho acquistato questo libro a caso. Leggendolo mi sono accorto di aver già visto il film che da esso ne trassero. Un film niente di che , buoni attori ma mal assortiti , svogliati . E' stata una piacevolissima sorpresa . Non mi attarderò sulla storia che l'innesca perchè è ininfluente ed è solo un pretesto per fare emergere le considerazioni del protagonista/autore su cose di ordinaria consuetudine ma in salsa 'intima'. Immagini , su cui ricamare. Per tutto il libro riguardo all'amico del padre non riuscivo a vedere il Mario Ganz del film ma il Bob Hoskins di 'Chi ha incastrato Roger Rabbit ?' . Mi sarebbe sembrato perfetto in quel ruolo.

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    Silvia

    28/02/2011 13:04:47

    Ho affrontato questo romanzo con timore poiché avevo avuto qualche difficoltà con "Caos calmo", ma alla fine tutto è andato liscio. Un buona lettura.

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    Andrea Fava

    12/04/2010 19:09:17

    Un libro che sicuramente lascia il segno. Il capitolo 14 è un capolavoro della narrativa italiana.

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    Bernard Dino

    26/08/2009 14:48:30

    Libro quasi perfetto, nella sua pretesa di non essere un capolavoro. Non aspettatevi terremoti dell'anima o apnee risolte all'ultima riga. Abbandonatevi piuttosto al puro piacere della lettura e seguite l'affannato protagonista, un Fantozzi colto e (quasi) vincente, in una Roma semideserta tra fotografie di esilarante neo realismo (la scritta sul muro "Baglioni frocione") e strade litoranee da Sorpasso di fine millennio.

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    stefano

    04/05/2009 12:52:53

    bello

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    Simone

    08/01/2009 19:15:13

    Ottimo libro, degno di stare al fianco di Caos Calmo....efficace, spiazzante addirittura per come sa concentrare-a tratti-tanti ragionamenti profondi e condivisibili in poche frasi, per di più scritte con la solita scioltezza micidiale

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    Chiara Sav

    19/09/2008 13:46:27

    Libro bellissimo, meraviglioso, stupendo, perfetto dal quale è difficile staccarsi. Scritto benissimo, sciolto eppure profondo, un gioiello, una perla. Un difetto: troppo corto!!!!!

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    Luro62

    29/03/2008 18:47:24

    Romanzino. Un uomo è cercato da uno sconosciuto che si dichiara amico del padre morto poco tempo prima e rivela che il padre è una spia del KGB. Personaggi non definiti. Interi capitoli per descrivere fatti non collegati. Sembra tutto così leggero e inconcludente.

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    Giuliopez

    21/02/2008 10:54:54

    Il libro scorre veloce ed è un ottimo romanzo che esce da una qualificazione precisa. Certo non può essere considerata una spy story, né un puro romanzo pscicologico o di memorie. Lo stile con l'uso della prima persona, con il riportare con assoluta fedeltà (anche nel rispetto o non rispetto della punteggiature) i pensieri del protagoni Gianni Orzan mi ha conquistato. Da leggere!

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    Luciano

    10/12/2007 11:21:42

    Buon libro, che si lascia leggere e che ti tiene in tensione fino alla fine. La problematica della conoscenza degli altri è sviluppata in modo spendido, infatti quanti di noi conosciamo veramente chi ci sta vicino. Ma la domanda che mi ha stimolato la lettura è: quanto conosciamo veramente noi stessi, come reagiamo alle avversità e alle esperienze della vita? Dovremmo tutti riflettere attentamente!!

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    ant

    08/01/2007 22:29:44

    Ambizioso tentativo di incuriosire il lettore, attraverso il ripercorrere il passato del padre del protagonista dell'opera. Non mi ha convinto più di tanto, riconoscendo però la fantasia dell'autore

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    Valentina

    17/11/2006 11:55:12

    Cavolo, che romanzo. L'ho letto d'un fiato, subito dopo aver finito Caos calmo, per rimandare il lutto del distacco da quel capolavoro. E devo dire che ha funzionato, è bellissimo anche questo. Gianni Orzan si è sovrapposto a Pietro Paladini, e mi ha consolato della sua scomparsa. Ora però il problema è doppio: come mi consolo?

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    Felice

    13/11/2006 16:07:02

    Io capisco la delusione di Errico e Oblomov: ci si trova di fronte ad una storia basata sul crollo delle certezze. Certezze negative (un noiosissimo padre bigotto, grigio e democristianissimo con cui si litigava in continuazione, che invece era "oltre" rispetto al figlio, banale e annacquato contestatore di sinistra). E certezze positive (una splendida famiglia, una fedeltà vissuta non come dovere, ma come arricchimento di un'intima unione). Bene, ci si aspetterebbe che, di fronte al crollo di quelle certezze nasca una profonda introspezione, un lacerarsi dell'anima, un crollo, una trasformazione e una rinascita dell'essere. Questo ci aspettiamo normalmente da un romanzo come si deve. E invece no, non succede - quasi - niente. Sì, si è curiosi, ci si arrabbia anche un casino, e magari si va a sbattere col motorino, mentre la mente galoppa chissà dove. Ma la vita scorre, fluisce. Ci si sveglia la mattina, e si dice: vabbè, era una spia. Ci si addormenta la sera e si dice: maledetta mignotta. Ma alla fine non cambia banalmente nulla. Che delusione! Che superficialità!. Però, proviamo a pensarci: ma nella vita vera, non nei romanzi, non succede proprio questo? Quando ci capita uno di quegli eventi che, quando raccontati dagli altri ci sembrano enormi, non succede forse che, superato il primo momento di shock o di sofferenza, ci accorgiamo che tutto è molto più banale, e dunque affrontabile, di quello che avremmo immaginato? E' per questo che il libro mi è piaciuto moltissimo, e l'ho sentito tutto mio. Sarà forse perchè mi sono capitati entrambi gli eventi qui raccontati (mutatis mutandis, naturalmente). E io mi sono ritrovato in pieno nel protagonista, nei suoi pensieri, nei suoi gesti, nelle sue banalità, nella sua vita che continua. Per questo dico che il mio giudizio è decisamente offuscato dalla identificazione totale nel protagonista, e dunque è un giudizio molto, troppo parziale. Ma certo è che ne ho consigliato la lettura ad alcuni amici e tutti mi hanno detto: ma cavoli, il protagonista è come te!

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    Oblomov

    14/12/2005 13:07:25

    Concordo pienamente con la mirabile sintesi di Averbacco, riportata di sotto. Vicenda banalotta e strampalata che a volte sconfina nell’inverosimile. Veronesi scrive bene, ma a volte scrive troppo, e in un modo che sembra debba servire solo ad allungare il brodo mettendoci dentro di tutto: narrativa per ragazzi, stream of consciousness all’italiana, lo studio minuzioso e talvolta esasperato delle dinamiche interpersonali nelle conversazioni, avvenimenti minimi che, a meno che non si tratti del racconto dell’ennesima crisi creativa, con la vicenda principale non c’entrano nulla (tipico il caso del bestemmiatore e della madre del bambino in coma). Apprezzabile invece per una certa asciutta, sotterranea e quasi pudica partecipazione emotiva – che di questi tempi non va più di moda – con cui vengono affrontati i rapporti padre figlio e figlio del figlio. Nel complesso però si prova poca simpatia per l’Io narrante, e si rimpiange il Veronesi del “treno allegro” e soprattutto l’ironia delle “Cronache italiane”. Quanto allo Strega (o era il Campiello?) vinto con questo libro, il discorso è un po’ come per Prodi candidato dell’Unione, ovvero: ma davvero non c’era niente di meglio? Nemmeno a guardare bene?

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    Mirko

    01/12/2005 19:48:52

    Quanto conosciamo le persone che ci stanno a fianco? Chi sono, davvero? Una bella domanda, questa, che il grandioso Veronesi solleva e inocula dentro il lettore. Una raffinata tortura delle nostre certezze.

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