Editore: Mondadori Bruno
Collana: Sintesi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 1 gennaio 2008
Pagine: 312 p.
  • EAN: 9788861592117
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Descrizione
II punto di partenza del libro è un quesito: il movimento operaio è destinato irreversibilmente a perdere la sua forza e la sua capacità negoziale? L'autrice studia le trasformazioni principali delle lotte operaie, il passaggio dalla centralità del settore tessile a quella del settore automobilistico fino a quelle odierne dei settori dei trasporti e delle comunicazioni e mostra il ruolo che ancora oggi in molte parti del mondo, specialmente dove è stata delocalizzata parte dell'attività industriale, giocano i movimenti dei lavoratori. La ricerca è condotta in maniera rigorosa, e il ventaglio di possibilità di azione e organizzazione che presenta non derivano da una tesi a priori, ma da un'attenta disamina dei dati sull'andamento delle lotte operaie in una pluralità di paesi del Nord e del Sud del mondo. Il libro è un esempio raro di sociologia rigorosa, basata su analisi comparative di lungo periodo capaci anche di fornire ragionevoli previsioni sulla direzione che i fenomeni sotto osservazione prenderanno nel futuro.

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Gli ingredienti oggi più che mai richiesti da certa storiografia economico-sociale per cucinare una ricetta gustosa in questo libro di Silver si trovano tutti. In primo luogo, una dispensa di dati quantitativi, attinti al World Labor Group Database e spalmati su un intervallo cronologico lungo. Poi, un orizzonte geografico che si apre a esercizi comparativi su scala internazionale. Inoltre, un approccio metodologico che integra la descrizione-interpretazione del passato (cioè il mestiere dello storico) con alcuni pronostici sul futuro. Infine, due oggetti di analisi – gli "antichi" movimenti operai e l'attualissima globalizzazione – appartenenti a periodi diversi e perciò capaci, sulla carta, di dare vita a uno stimolante cortocircuito. Questi, dunque, gli ingredienti. Tuttavia, di uno studio scientifico, così come di qualsiasi ricetta, quel che resta sono i risultati, misurabili in virtù della loro originalità e attendibilità. Ed è qui che il lavoro di Silver, tanto carico di promesse, delude. Viene infatti da domandarsi quale sia il valore aggiunto di un libro che, fra i suoi dichiarati obiettivi principali, annovera quello di dimostrare – ovviamente riuscendovi – come dalla fine dell'Ottocento a oggi il movimento operaio abbia sempre manifestato la tendenza a organizzarsi, sostanzialmente con gli stessi modi e impiegando i medesimi strumenti, nelle aree geografiche dove la produzione industriale si è spostata nella ricerca di nuovi mercati e di un più basso costo del lavoro. E dov'è la novità quando si sottolinea la secolare propensione delle agitazioni operaie a esplodere più frequentemente nei settori-guida del sistema capitalistico o quando si rimarca l'ascesa, nel primo dopoguerra, della curva degli scioperi nei paesi sviluppati?
Roberto Giulianelli