Categorie

Franco Cardini

Anno edizione: 2007
Pagine: 150 p. , Brossura

18 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Dalla preistoria al presente - Storia contemporanea: dal 1700 al 1900

  • EAN: 9788838921575
Il testo, originato, come tutti gli altri volumi della collana, da una trasmissione radiofonica, è di gradevole lettura. Nella comunità degli storici, Cardini è probabilmente quello che più di tutti riesce a tenere assieme l'impostazione divulgativa con l'analisi storica. Si prenda proprio il volume in questione. Il taglio è certo divulgativo. E tuttavia, nei giudizi disseminati qui e là emerge lo storico di professione. Ad esempio, nell'impianto, teso a dissolvere l'immagine scolastica di un Francesco Giuseppe "uomo della forca (…) e della tirannide". Se non erriamo, quando Francesco Giuseppe morì, il "Popolo d'Italia" titolò che era finalmente "crepato". Ma quale imperatore ci consegna Cardini? Ebbe due maestri, Napoleone e Metternich. Da entrambi – forse più dal secondo che dal primo – pare avesse ereditato la convinzione che gli imperi fossero una garanzia di stabilità politica, mentre i liberalismi nazionali avrebbero provocato tensioni. Entrambi, infine, rappresentavano due nazioni cattoliche, a fronte dell'irruenza slavo(ortodossa)-prussiana (protestante). È evidente, allora, che, guardando all'Europa della postguerra fredda, l'unica conclusione da trarre è che fra l'"imperialista" Francesco Giuseppe e il Clemanceau favorevole alla moltiplicazione degli stati nazionali, il primo aveva più lungimiranza del secondo. Che l'imperatore fosse autoritario e cupo, lo si sapeva. Cardini stempera, però, quest'immagine, delineando una personalità politica flessibile, capace di accettare i cambiamenti. Queste doti gli permetteranno di governare a lungo, superando sconfitte militari brucianti e amputazioni di territori. Quanto all'imperatore in privato, quello segnato dalla morte di diversi familiari, è meglio stendere un velo di pietas: è inevitabile che una lunga vita si traduca nella partecipazione a una lunga sequela di funerali dove, se si è uomini pubblici, non si ha il diritto di esternare il dolore.
  Francesco Germinario