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A me questo libro è piaciuto molto. Come detto nel commento precedente, Foot prende un lato della nostra vita quotidiana sotto gli occhi di tutti ma mai analizzato davvero, e lo trasforma in una vera analisi della (non) memoria storica italiana, possibile solo perché parziale, mai condivisa.
Dopo Denis Mack Smith, ecco un altro storico inglese che si occupa della storia italiana moderna e contemporanea. John Foot in questo libro ha scelto un punto di vista che probabilente per noi è abituale visto cosa succede tutti i giorni, ma può suscitare sconcerto all'estero: la mancanza di memorie unitarie condivise dagli italiani. Si comincia con la prima guerra mondiale e si finisce con piazza Fontana e il sequestro Moro (e non col G8 di Genova come scritto nel sottotitolo: non so se questo sia stato un taglio dell'ultimo momento oppure una scelta voluta per attirare più pubblico. D'altra parte anche la quarta di copertina parla dell'attentato di Gaetano Bresci, ma il libro no), e Foot fa un lavoro esplicitamente legato alle micromemorie che spesso non sono entrate nella Storia ma sono sopravvissute in modo più o meno carsico nella tradizione orale. Il libro presenta dei temi ignoti anche per chi è ragionevolmente informato; per esempio, la storia dei monumenti socialisteggianti dopo la fine della prima guerra mondiale e poi distrutti dai fascisti. Notate però che in tutto il resto del libro l'impressione mi è parsa quella di un "visto da destra"; può darsi che la ragione sia che le memorie di sinistra sono più note e quindi non è necessarsio scriverne troppo, ma la cosa è comunque curiosa. Il tema della distruzione dei luoghi della memoria è tra l'altro un leit-motiv della trattazione: la mancanza di memorie è l'altra faccia delle memorie doppie, si pensi alle due targhe su Pinelli in piazza Fontana. L'apparato di note è anche amplissimo, come del resto ci si può immaginare in un lavoro storico. Purtroppo però è chiaro che il testo avrebbe avuto bisogno di un pesante lavoro di editing; è costellato di ripetizioni a distanza di poche pagine, e ci sono anche alcuni errori fattuali che saltano all'occhio. Credo che molti di questi problemi siano già presenti nell'originale, ma anche la versione italiana fatta uscire in tutta fretta avrebbe avuto bisogno di una revisione più attenta.
il libro è farragginoso, l'idea era ottima ma alla fine si coglie poco quello che dovrebbe essere l'assunto di base: l'italia non è un paese unito..questo forse è dovuto anche al pessimo titolo tradotto, orrendo, sembra un manuale di storia dell'ortopedia; il titolo originale "un paese diviso" era corretto, perchè non mantenerlo? inoltre, i correttori di bozze a qualcosa servono: usandoli si sarebbero evitati strafalcioni tipo "su centomila la metà, circa 4500"...forse erano 10.000 i morti!!..oppure situare il ritorno all'Italia di trieste..il libro lo pone nel 1964..in realtà è del 1954..
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