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Che l'"ascolto", ricordando Barthes, "si associa al colpo di fortuna" lo attesta perfettamente l'incontro con la neonata "Audiobox" di Luca Sossella, collana di testi fonografici "per il suono, per la voce" diretta da Pinotto Fava e Gabriele Frasca. La fortuna sta nello scoprire, chiuso in un cofanetto illustrato - quasi animato - dai colori di Francesca Ghermandi, un cd che del testo letterario non offre semplicemente un'esecuzione cantata, ma, propriamente, una sua nuova forma: la "letteratura da ascolto". Questo secondogenito della collana, dopo il debutto con il rap del Progetto Vox Libris e i loro Racconti elettrolitici, rinnova la buona stella.
Il fronte interno raccoglie, insieme ad altri approntati per l'occasione, un manipolo di testi sottratti a Rive (Einaudi, 2001), ultima raccolta di Gabriele Frasca, già scritti "a voce alta" e, come dice l'autore, "per far tirare fuori la voce". Nella pantomima del Circo dei mostri che fa da sfondo al disco, l'esito è una sequenza di fenomeni da baraccone che fanno "fiera di sé" rumoreggiando, uno alla volta, la loro singola "deformità", presentandola, quindi dicendola: una schiera di discorsi di strazio, appelli raggelati e proteste ringhiate, un tutto parlato tanto più atroce se si sa che i mostri sono "nostri", che "è questa vita 'sto circo dei mostri" e "non v'è chi rida quando se ne va". Queste poesie (o meglio queste voci), non soltanto eventualmente eseguibili ma nate come già eseguite, pensate per essere dette più che lette, trovano con i ResiDante la loro intonazione. La musica riscrive i testi con un impasto sonoro che mischia zumpappà bandistici a calibratissimi colpi d'arco, pulsazioni ritmiche a cadenze gitane, sintesi elettroacustiche a orecchiabilità pop e molto altro. A questa raffinatissima mistura si mescolano voci da "attori della musica": lontani, nella dizione, sia dalla pulizia articolatoria sia dalla spontanea sciatteria del parlato, è un dire sapientemente pronunciato quello che anima di fiato i testi, facendo della frizione di musica e lingua un attrito di tutta bellezza tra frase e fraseggio. Le parole sono così scaldate e plasmate dai timbri, non schiacciate ma acuite sino alla distorsione in vocalità inaudite (mostruosità, deformità, appunto). Interferenze e criptaggi interpretano i testi: il suono astratto che fa parlare d'inerzia il qualcuno-qualcuno non è che una manipolazione necessaria per dare al personaggio la sua voce.
L'orchestrazione di versi e musica è una festa del senso: della significazione, per il valore letterario dei testi; dell'udito, perché, tra volute melodiche, disturbi e recitativi, la grana sonora dei ResiDante è meravigliosamente fonogenica. L'importanza dell'ascolto (così ben raffigurato nell'Uomo-Orecchio, il logo della collana) non si ferma però alla delizia ricreativa: i testi, congesti di arditezze verbali come "brulicare infermo", "il senso dell'esterno che s'inventra", "mi vibra in brividi d'oltranza", "questo ottuso impedimento obeso", smussati e fatti fluidi dalla musica si offrono con naturalezza alla memoria. Disdicendo la scrittura sorretta non più che dal supporto grammato della carta su cui le parole sono immobili, obliabili quanto afone, questo è il vero programma di "Audiobox" rendere "memorabile" il testo letterario attraverso la vocalità, dare da ricordare. L'offerta dell'ascolto, per statuto, esiste nell'invito che allerta l'attenzione, convoca, chiede presenza: questa collana fonografica, in un tempo che gesticola comunicazione ma non dice, dimostra perfettamente che la letteratura non è informazione ma comunione.
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