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Traduttore: D. Grange Fiori
Editore: Adelphi
Edizione: 8
Anno edizione: 1986
Pagine: 162 p., Brossura
  • EAN: 9788845906459
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    Kristian d'Arc

    26/03/2008 14.38.54

    "La lebbra è avida e impaziente, le piace espandersi; è importante scoraggiare la generazione, infatti il timore di vedere estinguersi l'umanità non ha nessun fondamento: qualunque cosa accada, ci saranno dovunque degli scimuniti che chiederanno solo di perpetuarsi..." Impossibili le vie di mezzo, quando si incontra un autore così. Se gli si è in qualche modo affini, se si pensa che gli uomini siano le cellule tumorali che uccideranno il pianeta, allora si considera corroborante e consolatorio il semplice fatto che lui sia esistito e abbia avuto la possibilità di scrivere e di pubblicare. Se invece sei uno che produce e si riproduce e crede ciecamente in quello che fa, non potrai non considerarlo un demone nichilista, un diffamatore della vita, o, nella migliore delle ipotesi, un provocatore. Perdonatemi, ma io sto con lui.

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    R.Bianchi

    31/01/2008 17.07.15

    Categorico e demolitore, questo è un libro da aprire con cautela. Qui l'autore si confronta con il trascendente, la libertà, il suicidio, tematiche che rendono il testo insolitamente "teoretico"; non manca tuttavia, alla fine del libro una sezione dedicata agli aforismi ("Pensieri Strangolati"), fra i più fulminanti dell'Autore. Pericoloso, cinico, velenoso, a volte violento, Cioran non lascia alternative, ma -se consumato davvero fino in fondo- il suo pensiero risulta misteriosamente vitale: un'epidemia vivificante

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    enrico avveduto

    23/04/2007 13.29.20

    Leggere CIORAN è non permettere più alle ombre mondane di palesarsi alla nostra coscienza come centri autonomi di luce.

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    veritas

    08/10/2003 17.16.43

    L'acidità di fodo che lo distingue é sempre presente. Nella sua cruda realtà riguardo religioni et simili, resta sempre un mito e uno scrittore degno d'essere tale.

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