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Marco Revelli

Collana: Variantine
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
Pagine: 114 p.
  • EAN: 9788833911731

Recensioni dei clienti

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    Rain

    27/05/2010 11.30.19

    Indubbiamente molto interessante il viaggio che l'autore fa in questo campo nomadi, indubbiamente non ti lascia indifferente il contenuto, il perchè di certi atteggiamenti da noi non compresi, la sofferenza e allo stesso tempo il gioire del poco e della tanta libertà di questo gruppo di nomadi. Sono d'accordo sulla descrizione del "lassismo" delle autorità comunali e provinciali sul "se non riguarda me possa anche lasciar perdere", purtroppo davanti a problemi così scomodi si tende a chiudere gli occhi o a passare la palla. Però non un 5 perchè non credo che si possa generalizzare, non tutti i nomadi vivono così e non tutti vogliono stabilizzarsi, accettano un'educazione per i loro figli, cercano di lavorare, in qualche maniera. E' il ritratto di "un gruppo di nomadi" non dei nomadi, a mio modesto parere. Rain

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    renzo stefani

    14/02/2009 19.13.45

    Condivido i commenti precedenti. Non mi ha lasciato indifferente. Ho cercato libri sul èpopolo rom perchè volevo una giustificazione per non dare l'elemosina alle rom. L'ho trovata, per dargliela sempre. Almeno un lettore ha cambiato radicalmentte opinione. Grazie Revelli(tra l'altro sono un appassionato lettore di Revelli padre).

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    Antonella

    29/03/2005 18.47.22

    Revelli fa un viaggio insolito e indispensabile nelle nostre paure che spesso e volentieri proiettiamo nell'emarginato, nell'extra-comunitario e negli zingari. In particolare, gli zingari accolgono le nostre proiezioni relative al furto di bambini e altro. In realtà non esiste nessun caso in cui i nostri bambini siano stati rubati da zingari mentre ne esistono moltissimi, documentati in tutta Europa, in cui gli Stati hanno rubato i bambini agli zingari, contro la volontà dei genitori e dei bambini stessi. Eppure ancora oggi abbiamo paura che gli zingari rubino i nostri bambini e quando li vediamo in giro li guardiamo con circospezione e diffidenza, tenendoci lontani perché pensiamo anche che siano sporchi. Ma nei fatti, come prova Marco Revelli in questo libro, dovremmo fare noi una 'pulizia' mentale e capire che il rispetto per l'essere umano deve accompagnarci non soltanto quando abbiamo davanti il benestante di turno con tanto di macchinone oppure il personaggio influente da cui vorremmo ricavare vantaggi, ma anche davanti a persone come gli zingari: dagli occhi vivi e dolci ma con pochissimi soldi in tasca. Il merito di Revelli è, fra gli altri, quello di sottolineare come, di fronte a zingari onesti e lavoratori, il pregiudizio negativo non cambia perché essi non fanno parte della 'catena del profitto' in cui siamo prigionieri. Noi, che ci vantiamo della nostra religione cristiana e della nostra cultura, non siamo nemmeno in grado di proteggere i più deboli dai crimini a cui possono essere soggetti e diventiamo complici dei criminali. Il caso presentato da Revelli in questo libro non è, purtroppo, l'unico. In molte città d'Italia gli zingari vengono perseguitati, odiati e guardati come portatori di crimini. La realtà, come ci documenta nei particolari Revelli, è che le nostre proiezioni, finché non sapremo affrontarle, potranno generare nemici e, quindi, vittime innocenti.

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    Sergio Franzese

    12/11/2002 11.30.56

    Scrissi la recensione di questo libro immediatamente dopo la sua uscita pubblicandola sulle pagine del sito di storia e cultura romani (zingara) "O Vurdon" <http://www.vurdon.it> da me curato. Ne riparlo oggi dopo aver assistito allo spettacolo SEPPELLITEMI IN PIEDI messo in scena dal 5 al 10 novembre 2002 al Teatro Gobetti di Torino che rievoca i fatti narrati in "FUORI LUOGO". Penso vada bene riscrivere le stesse parole di allora e quindi non faccio altro che riproporle qui di seguito: Appunti personali (quasi una recensione) "Sono riuscito a leggerlo, finalmente, durante un breve viaggio in treno. Le prime cinquanta pagine all&#8217;andata e le restanti al ritorno di una corsa a Torino fatta per partecipare ad una riunione della Commissione Immigrazione di Rifondazione Comunista, riunione il cui ordine del giorno era il progetto varato dal Comune per la sistemazione di un&#8217;area nomadi in Via Germagnano (area a ridosso delle discariche, lontana dalla città e dai servizi, anch&#8217;essa un "fuori luogo" in cui dovrebbero essere destinati i Rom dell&#8217;Arrivore). E per tornare, appunto, al libro di Marco Revelli che reca lo stesso titolo &#8211; Fuori luogo - posso affermare che mi è piaciuto e che ne condivido ogni parola e ogni pensiero. Marco Revelli ed i "gagé" (quelli buoni, per intenderci) di cui si parla nel libro hanno scoperto questo pezzo di mondo dimenticato. La loro è stata una scoperta casuale, eppure anch&#8217;essi - quasi come me che conosco i Rom da molti anni - ne hanno colto gli aspetti essenziali, quegli aspetti che rendono possibile la comunicazione spontanea tra esseri umani. Per capirsi non hanno neppure avuto bisogno di comunicare con loro in romanés, come avrei fatto io, perché a volte non è importante parlare la stessa lingua ma usare lo stesso linguaggio. E si tratta di un linguaggio certamente sconosciuto ai numerosi politici, amministratori e funzionari citati nel libro (personaggi che mi ricordano i pettoruti sindaci di Topolinia e di Paperopoli, grassi e caricatural

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    Tino Cobianchi

    30/04/2002 15.39.50

    Tra i tanti problemi che occupano la cronaca, quello dei nomadi è senz&#8217;altro uno tra i più scottanti. L&#8217;allarme sociale che gli zingari generano nell&#8217;opinione pubblica è sempre molto alto. Accanto alle ragioni di tali legittime preoccupazioni, vi sono però anche molti pregiudizi e luoghi comuni. Un&#8217;intelligente provocazione per riflettere sull'argomento è offerta da un libro da poco uscito: &#8220;Fuori luogo&#8221;. Il volume riporta la cronaca di avvenimenti accaduti a Torino con protagonisti un gruppo di rom. La vicenda suscitò aspre polemiche ed ebbe risonanza nazionale. Una delle poche voci che si levò a favore di quei disperati, fu quella del consigliere comunale Marco Revelli. Di quell&#8217;esperienza Revelli, professore di sociologia all&#8217;Università di Torino ed autore di saggi come &#8220;Lavorare in Fiat&#8221;, &#8220;Le due destre&#8221; e &#8220;La sinistra sociale&#8221;, scrisse una toccante &#8220;cronaca&#8221; che uscì allegata ad un mensile. Ora l&#8217;editore Bollati Boringhieri ne ha fatto un libro che vivamente consigliamo. I fatti. Nei mesi dell&#8217;inverno 1998-99 un gruppo di nomadi provenienti dalla Romania, giunse all&#8217;estrema periferia di Torino, spinti dalla recrudescenza razzista contro la loro etnia. I rom, approdati in un campo di Venaria Reale, furono costretti a vivere senz&#8217;acqua, senza riscaldamento, senza servizi igienici, in tende canadesi o in vecchie roulotte, tra l&#8217;ostilità della popolazione e l&#8217;inerzia delle autorità. Nonostante l&#8217;impegno di alcuni volontari per trovare una soluzione nell&#8217;ambito della legalità, nulla fu fatto per quella gente. Il libro narra le vicende nel loro svolgersi. Innanzitutto Revelli fa conoscere la geografia sociale di quella variegata e fiera umanità &#8220;il cui valore monetario si avvicina allo zero assoluto&#8221;. Descrive anche il luogo dove essi piantarono le loro tende, &#8220;dopo aver sbattuto contro i tanti muri di Schengen&#8221;, in una terra di nessuno e dove i

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