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Traduttore: M. Nadotti
Editore: Neri Pozza
Anno edizione: 2012
Pagine: 414 p. , Brossura
  • EAN: 9788854505391
"Scorre un minuto nella vita del mondo. Dipingilo come è", avrebbe detto una volta Paul Cézanne, cercando di riassumere in un aforisma il senso della propria arte. Alla stessa idea di rapita concretezza sembra ispirarsi anche la narrativa di John Berger, romanziere e sceneggiatore inglese da tempo ritiratosi a vivere in Provenza, tra i massimi esperti, a livello internazionale, di fotografia, di pittura e più in generale di tutto quanto abbia a che fare con la cultura visuale. Punto di riferimento per un'intera generazione di scrittori (Michael Ondaatje, Salman Rushdie, Geoff Dyer, Arundhati Roy), Berger giunse al successo nel 1972, quando gli fu attribuito il Booker Prize per un romanzo molto sperimentale, G., ed egli prese la decisione di devolvere parte del compenso alla Black Panther, e di impiegare ciò che rimaneva in lunghe ricerche sui lavoratori migranti, che più tardi avrebbero trovato la loro espressione artistica in una trilogia di romanzi intitolata Into Their Labours (1979-1990). Disponibile oggi in una nuova traduzione italiana, G. si presenta nello stesso tempo come "un saggio, un romanzo, un trattato, o il racconto di un sogno". Vi si narrano le vicende di un uomo, a cui l'autore si riferisce sempre soltanto con l'iniziale del nome, G. appunto, figlio illegittimo di un ricco mercante livornese e di una donna americana, che nasce nel 1886 a Parigi, trascorre gli anni di formazione in Gran Bretagna e poi viaggia per l'intera Europa – Londra, Milano, Parigi, Trieste – dominato da un'irrefrenabile natura di seduttore. Dovunque vada, G. sembra inseguito dai grandi avvenimenti della storia del suo tempo: le rivendicazioni della causa fabiana in Inghilterra; i moti dei lavoratori nella Milano del 1898; l'epopea dei primi voli transalpini e la tragica morte di Geo Chávez a Domodossola; l'irredentismo italiano nella Trieste di inizio Novecento. Sempre in fuga da tutto e da tutti, sempre più interessato a soddisfare i propri istinti che a lasciar germogliare dentro di sé un'autentica coscienza politica, G. si tiene però sistematicamente lontano dal turbinio della grande storia. Poi inaspettatamente la passione per una giovane donna, di nome Nuša, lo spinge a esporsi per una causa, fino a compromettersi al punto da avviare il proprio destino verso una risoluzione annunciata. "Tutta la storia è storia contemporanea. Non nel senso corrente della parola che designa la storia di un passato che sia recente, o quasi, ma nello stretto senso del termine: (…)la storia è l'autocoscienza del pensiero vivente", ha scritto Berger. G. dà a questa consapevolezza il respiro delle grandi narrazioni dell'Ottocento, ma nello stesso tempo rinnova le convenzioni del romanzo storico, imbastendo una narrazione a-lineare e labirintica che, in un vertiginoso patchwork di registri e di stili, intreccia il racconto con la cronaca dell'epoca, con riflessioni di poetica e di politica, con citazioni dalle fonti più svariate, sostituendo al principio ordinatore della successione temporale una visione della realtà fondata sulla compresenza nello spazio degli eventi narrati: "Le correlazioni ch'io colgo tra due fatti diversi tendono a suscitare nella mia mente immagini complesse e simultanee. Vedo campi dove gli altri vedono capitoli". Da sempre letto in chiave politica, il romanzo esibisce, come tutta l'opera di Berger, uno stile teso a rendere visibile ogni gesto, e con esso le più segrete motivazioni che lo producono. G. racconta le ragioni di ciò che viene prima delle parole: l'immediata presenza dell'attimo, l'ingannevole verità della percezione sensibile. Luigi Marfè