Traduttore: V. Vergiani
Editore: Adelphi
Collana: I peradam
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 2 maggio 2007
Pagine: 244 p., Brossura
  • EAN: 9788845921506
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Descrizione
Nel tentativo di dare struttura e senso alla massa informe dell'universo, i pensatori dell'India più antica, i ritualisti del periodo vedico, si sono instancabilmente adoperati a tessere una prodigiosa ragnatela di connessioni e corrispondenze. Il telaio usato per intrecciare il delicato arazzo di ciò che chiamiamo realtà era la grandiosa macchina del sacrificio, che aveva come punto focale la messa a morte di una vittima animale o vegetale. E filo conduttore di questa nuova raccolta di saggi di uno dei più acuti interpreti del pensiero vedico è lo stesso dio della morte, Yama (vale a dire "costrizione"): figlio del Sole, ha una sorella gemella, Yami, la quale gli corrisponde amorosamente come la Terra corrisponde al Cielo, in un rapporto che costituisce il modello indiano delle relazioni tra fratelli e sorelle. Benché immortale in quanto dio, Yama fu il primo a sperimentare la morte, e a tracciare così il cammino verso l'aldilà, quel regno dei Mani o dei Padri, moltitudine senza più volto, cui gli antenati accedono attraverso il rituale dello "sradda", che sancisce l'allontanamento dal mondo dei vivi mediante la dispersione dei resti e la consegna all'oblio dei loro nomi.

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    Un lettore

    23/07/2007 14:01:27

    In questi tempi in cui sulla ribalta delle scienze umane si avvicendano anemiche comparse (professorini che campano facendo le pulci o gli elogi ai maestri del passato, manovalanza filologicia specializzata nell' analisi scientifica delle inezie, ecc. ecc.), Charles Malamoud ha tutta la statura di un Eliade o di un Dumèzil, cui lo accomunano una dottrina vastissima, chiarezza di stile e autentica passione per il proprio ambito di ricerca, cioè l' India vedica e la sterminata letteratura dei "Brahmana", i testi che illustrano e discutono l'esecuzione delle cerimonie sacrificali: queste opere, a lungo neglette e quasi disprezzate come un immane coacervo di discussioni ritualistiche al limite dell' assurdo, si rivelano invece - grazie alle ricerche di Malamoud - un deposito di singolari tradizioni mitologiche e ardite intuizioni psicologiche e metafisiche che sfidano le nostre comuni categorie di pensiero: si consideri ad esempio la concenzione stessa del sacrificio come fondamento primo e ultimo della vita umana, divina e cosmica. Ma l'opera di Malamoud va ben oltre l'ambito indologico e si rivela anche un' indagine psicologica e antropologica sul significato e il carattere del rito in generale. Tra i saggi di cui il libro è composto - tutti raffinatissimi - si segnalano "I morti senza volto" (sull'ideologia funeraria dei Veda) e "La notte del tempo", in cui l'autore segnala alcune analogie tra mitologia brahmanica e psicanalisi. I saggi di Malamoud rappresentano una lettura impegnativa, ma accessibile a chiunque abbia una minima conoscenza delle tradizioni religiose dell'India antica.

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