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Una generazione che ha dissipato i suoi poeti. Il problema Majakovskij - Roman Jakobson - copertina
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Una generazione che ha dissipato i suoi poeti. Il problema Majakovskij
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Descrizione


Lo scritto di Jakobson è molto più di una necrologia politicamente appassionata o poeticamente elevata: è un tentativo, il primo, di considerazione letteraria globale di Majakovskij. Singolare saggio critico, in cui un modo sistematico di lettura, intrinseco a Jakobson, si complica e si amplia non solo per la pur umana commozione dell'amico, ma più ancora per la ben umana penetrazione del testimone, di chi ha appartenuto, anche se in disparte e a distanza, alla "generazione che ha dissipato i suoi poeti". [...] Majakovskij è nella sua generazione, una generazione che è storia, e solo dentro la realtà intensa e dilaniata di questa storia i significati simbolici di vita e di poesia di Majakovskij si rendono decifrabili.
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Dettagli

SE
2004
29 luglio 2004
79 p., ill. , Brossura
9788877105165

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Cristiano Cant
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Perché (guardando il titolo) sia successo è una lunga dolorosa domanda che il cuore di questo libro tenta di fronteggiare. Ma la verità è che solo a perdersi in un semplice appello di queste leggende poetiche tremano le vene del cielo; proviamoci lo stesso. Blok, morto forse di depressione, o di stenti; poeta delle gelate contrade e di tormentata grandezza:"..e contemplando l'incubo notturno/scoprire un'armonia/nel discordante mulinello dell'essere/chè solo nei riflessi dell'arte l'uomo vede". Chlebnikov, morto di paralisi a causa di inedia e malnutrizione. Angelo discreto, anima rara: "Poco mi serve,/una crosta di pane,/un ditale di latte". Esenin, il "teppista" suicida, aedo di nuvole rabbiose, di perdoni e di addii: "Morire in questa vita non è nuovo,/ma più nuovo non è nemmeno vivere". Gumilev, fucilato nel '21, critico e poeta raffinatissimo:"Oh,trovassi anch'io un lido/dove poter non piangere e cantare,/in silenzio,alzando nell'alto/innumerevoli decenni". Fino a Majakovskij, la sontuosa statua della Rivoluzione, il più bello,l'eroe,il suicida,il bambino alto due metri, genio e amore:"S'io fossi piccolo come il grande oceano,/mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l'alta marea/accarezzando la luna../Oh, s'io fossi povero come un miliardario...". Inutile aggiungere altro, bisogna aprire questo volumetto e perdersi fra le sue scapole sofferte come un compagno di febbri e di gioie, di musica insuperabile e storia di un destino sociale, personale, purissima epica tradotta in spirito davvero ineguagliato. Da quale grandioso anfratto siano sortite vite così magnifiche rimarrà uno dei più grandi e felici misteri della storia dell'arte. Forse da un Dio fragilissimo che, mentre pensava all'inutile, sentì il fuoco nelle dita e dovette improvvisamente aprire la mano, come per una punizione, gettando così sul suolo terreno queste vite. Fu il suo capolavoro, violento nella sua contentezza, eterno nel suo lascito, vivo ancora nel rogo di ogni verso.

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Roman Jakobson

(Mosca 1896 - Boston 1982) linguista russo naturalizzato statunitense. Fu membro dell’OPOJAZ, la società per lo studio della teoria della lingua poetica, fondata nel 1914, le cui ricerche diedero vita al formalismo critico. Sviluppando le intuizioni e gli spunti fondamentali della teoria formalista, negli anni Venti fu uno dei principali rappresentanti della «scuola di Praga», matrice dello strutturalismo europeo. Dal 1941 fu attivo in USA, dapprima all’università di Columbia, poi, dal 1948, a Harvard. La vasta opera di J., basata sull’individuazione della struttura bipolare del linguaggio e di ogni sistema semiologico, comprende fondamentali lavori teorici (Saggi di linguistica generale, in due raccolte, 1963 e 1974), saggi su aspetti particolari del linguaggio (Linguaggio infantile, afasia...

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