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James Joyce

Editore: Mondadori
Edizione: 12
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
Pagine: 224 p.
  • EAN: 9788804448310

Personaggi dublinesi che, nella loro inerzia e nella loro ipocrisia, riflettono caratteri universali. Racconti naturalistici che mettono a fuoco i momenti fondamentali dell'esistenza: la fanciullezza, l'adolescenza, la maturità.

Recensioni dei clienti

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    Giuseppe Florio

    08/10/2016 15.42.10

    Un'opera rifiutata diciotto volte da ben quindici case editrici, ma destinata a divenire comunque immortale. Si tratta di una raccolta di quindici racconti, i cui protagonisti sono gli abitanti della città di Dublino. Si tratta quindi di storie di vita quotidiana, in cui attraverso piccoli dettagli apparentemente insignificanti, l'autore lancia messaggi profondi che svelano personalità e caratteristiche dei vari personaggi. Questi sono legati a convenzioni sociali, religione e cultura della città, e nonostante tutto è evidente l'inferiorità di cui l'irlandese si sente succube nei confronti dello straniero, in particolare dall'inglese. Il punto di svolta di ogni storia, è proprio l'essere consapevoli delle proprie paralisi che comportano al pensiero di una fuga, ma impossibile da realizzarsi. Ad ogni modo vi è il distacco dell'autore come insegnante per superare i vari problemi, e seguendo una combinazione tra realismo e naturalismo, Joyce si limita ad esporre i fatti attraverso vari punti di vista, tanti quanti sono i personaggi. Si tratta di una lettura non del tutto semplice, ma comunque da tenere in considerazione per uno studio del contesto storico. Alcuni racconti sono a mio avviso di poco gusto, mentre 'I morti' è secondo me il più bello, quello che chiude l'antologia. In riferimento a questo, è da vedere il film di Houston del 1989.

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    nicola

    15/07/2016 19.53.52

    A mio modesto avviso...Joyce è da un'altra parte: ritratto di un artista da giovane è da leggere. Qui Joyce...passeggia.

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    KidChino

    03/11/2015 21.53.47

    Ho lasciato questo libro per troppo tempo nella mia libreria! Poi ho deciso di confrontarmi con Joyce. Gente di Dublino. Un classico. Ne sono rimasto decisamente colpito. Estasiato in molti passaggi. Scene di vita quotidiana. Vita comune. Gente comune. Una volta tolto il Dublino dal titolo tutti noi potremmo immedesimarci in questa serie di racconti. La visione di un mondo esterno che rispecchia tutto ciò che c'è fuori dalla nostra porta. Fuori il mondo è strano. Ma le vere stranezze le troviamo dentro di noi. Un ottimo libro da leggere almeno una volta nella vita.

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    stefano scarpa

    18/01/2012 02.15.49

    che questa raccolta di romanzi mi sia rimasta sul palato come un buon caffé dopo 10 anni circa dalla lettura la dice lunga. devo trovare il coraggio di comprare l'Ulisse.

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    Piero Suriano

    02/09/2011 23.23.59

    Joyce scandaglia l'animo umano attraverso bozzetti di vita quotidiana, rubati come un abile fotografo, alla sua città natale. L'Irlanda diventa lo specchio del mondo e Dublino il riflesso delle sue più intime e inconfessate contraddizioni. Sono quindici racconti che ad una prima lettura non dicono nulla tanto sono sconnessi. Solo successive letture consentono di metabolizzare il testo e il proposito di Joyce di descrivere Dublino dietro la lente di momenti diversi dell'esperienza umana. Così abbiamo il rimestare nei ricordi della giovinezza di Eveline che sta per lasciare, come tanti suoi amici, la casa paterna, lontano dal cattivo genitore, ma anche da quegli oggetti spolverati una volta alla settimana per tanti anni. La soddisfazione della signora Mooney che nel ruolo di madre oltraggiata piazza la figlia Polly al malcapitato Doran, libero pensatore a parole. Le umiliazioni pubbliche subite da Farrington si trasformano in vessazioni private sul figlio Tom malmenato per un nonnulla. Mr Duffy trova nella signora Sinico, esclusa dal marito dal rango di persona interessante, la sua musa ispiratrice e ne diviene il confessore. Le discussioni e le ripicche di nazionalisti irlandesi alla vigilia delle elezioni a caccia di voti e di prebende. Le rimostranze mercantilistiche della signora Kearney riguardo al mancato pagamento della figlia come cantante. Lo scherzo organizzato da tre amici buontemponi contro Mr. Kernan, fustigatore della fede cattolica. E da ultimo, la confessione di Gretta al marito Gabriel, fremente di desiderio, in una camera d'albergo, di essere stata amata da un ragazzo in passato e di sentirsi la causa della sua morte per un amore non corrisposto. L'ultimo racconto è il più lungo e il più significativo. I morti non sono solo quelli che ci hanno preceduto, ma ognuno di noi può esserlo senza saperlo, non avendo mai vissuto la propria vita, o all'improvviso, quando la verità si svela dinanzi a noi. Il cerchio si chiude, vita e morte si ricongiungono.

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    Moreno C.

    29/03/2011 13.43.34

    Si chiama 'Gente di Dublino', ma ha una portata ed un valore che sono universali. Parla della debolezza e della miseria interiore e di come non si possa (o, più spesso, non si voglia) vincerle. Malgrado lo stile semplice e povero della scrittura ogni racconto è pieno di dolente assoluta bellezza.

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    Denebola

    13/01/2010 12.25.01

    Carrellata di squarci di vita dublinese alla fine dell'800;i racconti sono all'inizio semplici,per poi caricarsi di complesità mano a mano che avanza l'età media dei personaggi e di conseguenza sopraggiungono tutti i problemi della vita,dando carattere di universalità alle storie nonostante l'ambientazione ben determinata.Lo stile è chirurgicamente preciso:niente sconti ma neppure drammi e moralismi inutili,le cose vanno prese per quello che sono,realismo puro insomma.Concordo che sia l'opera migliore per accostarsi a Joyce,per le ridotte dimensioni e la scrittura ancora lineare;ma mi sento in dovere di avvertire che non è così innocuo come può sembrare...

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    Davide Di Falco

    26/04/2009 10.07.53

    E' la scrupolosa descrizione degli ambenti gretti e meschini dublinesi: una descrizione sin troppo realistica, senza quel pizzico di grottesco (vedi Kafka) che rende i racconti ben più gradevoli. Leggetevi l'Ulisse, forse è meglio. Ciò non toglie che sia un bel libro. Ciao!

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    Estelgard

    26/02/2009 00.28.07

    Di sicuro Joyce o lo si adora o lo si trova indigesto...io sono tra coloro che appartengono al secondo gruppo, pur affermando che è uno dei più grandi scrittori del '900. Non ho mai letto "Ulisse" e mi sono riproposto di farlo, quando troverò il coraggio e lo stimolo giusto. Per ciò che riguarda "Dubliners" non mi attrae particolramente lo stile dell'autore, nonstante mi piacciano le descrizioni accurate; la quasi mancanza di azione , la piattezza di certi personaggi è troppo simile al verismo di certi altri autori precedenti (vedi Verga, altro che assolutamente non apprezzo). L'affresco di Dublino è mirabile, ma proprio perchè aderente alla realtà, non mi provoca nessuno stimolo a una lettura coinvolgente. Alcuni racconti più di altri si sono rivelati interessanti: "Le sorelle", "Arabia", "Due cavalieri", "Una piccola nube", "I morti". Comunque in ogni storia la patina di noia ha sempre prevalso sugli spunti d'emozione che ho provato. Come molti me li hanno descritti, questi racconti sono come quadri di una uggiosa città del nord: immobili, spenti e piuttosto monocromi.

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    Romano De Marco

    14/12/2006 12.17.11

    Come commentare questa raccolta di racconti se non affermando che si tratta di un imperdibile capolavoro della letteratura del 900? Al di là della ambientazione specifica dublinese, si tratta di attualissimi affreschi (ma forse sarebbe meglio dire "istantanee") sulla condizione umana con le sue miserie, le sue sofferenze, le sue contraddizioni. Attuali per tematiche ma anche e soprattutto per un linguaggio pulito, essenziale, diretto, scevro da qualsiasi manipolazione stilistica che possa interferire con la narrazione e la presentazione dei fatti e dei personaggi. Una lettura senza tempo, affascinante e illuminante, per alcuni versi addirittura innovativa nonostante si tratti di pagine scritte un secolo fa.

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    Carlo Alberto Lentola

    06/12/2006 19.26.31

    Un libro noiosissimo, per quanto scritto bene, composto da raccontini riguardanti la quotidianità irlandese che lasciano assolutamente il tempo che trovano... un uomo che torna a casa ubriaco di notte e picchia la moglie: e allora? Capisco il "verismo" e tutti gli altri "ismi", ma decisamente in questo libro non ho trovato proprio nulla di stimolante e coinvolgente. Se volete leggerlo, vi consiglio di evitare come la peste le edizioni con le note in fondo alla pagina: rovinano la lettura e contaminano l'interpretazione, andando a scavare pozzi profondissimi in pagine dove non c'è nulla.

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    Quorthon

    22/11/2006 13.58.00

    Nostalgico e commovente, nonchè scritto divinamente. Toccante.

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    BrujitaIRR

    10/11/2005 10.50.31

    onestamente, per dirla alla Hornby in "alta fedeltà" non è di sicuro tra i migliori 5 libri mai letti, e nonostante non sia il genere di libro che preferisco, ad onor del vero Joyce ha composto un capolavero. Libro da leggere.

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    Loreanne

    09/09/2005 16.32.55

    Splendido affresco dell'Irlanda. Meraviglioso esempio di letteratura e ottimo insegnamento per i narratori di oggi, sempre in bilico tra spazzatura (Travaglio docet) nonchè orrende e assurde trame (Margaret Mazzantini, Sveva Casati Modignani e Melissa P. su tutti).

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    Fade85

    13/09/2003 12.19.46

    L'esempio calzante della nostalgia fatta arte da parte di un uomo che camminava attraverso un Irlanda piena di storie di vita immerse in un boccale di birra. James Joyce ha rappresentato egregiamente questa sua terra fantastica attraverso descrizioni che lasciano percorrere il lettore la lunga strada bagnata verso la casa del "padre".

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    Ernesto Peci

    15/04/2002 15.59.16

    La "classe" non è acqua. Un esempio splendido di come si scrive un libro. Situazioni, paesaggi, personaggi talmente ben caratterizzati da poterli vedere realmente davanti a noi. Su tutti "I morti", "Un caso pietoso".

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