Chiudi

Siamo spiacenti si è verificato un errore imprevisto, la preghiamo di riprovare.

Giacomo Puccini. Turandot (DVD)

Con la tua recensione raccogli punti Premium
Compositore: Giacomo Puccini
Supporto: DVD
Numero supporti: 1
Etichetta: Deutsche Grammophon
Data di pubblicazione: 24 giugno 2003
  • EAN: 0044007305898
Salvato in 7 liste dei desideri

€ 26,50

Punti Premium: 27

Venduto e spedito da IBS

spinner

Disponibile in 4 gg lavorativi

Quantità:
CD

Altri venditori

Mostra tutti (4 offerte da 23,90 €)

3,5
di 5
Totale 2
5
1
4
0
3
0
2
1
1
0
Scrivi una recensione
Con la tua recensione raccogli punti Premium
  • User Icon

    Alberto Zini

    04/10/2007 23:51:03

    Credo sia stupido voler affermare che Franco Zeffirelli non sia stato un grande regista d'opera:grande suo merito,sulla scia di Visconti,quello di portare il vero teatro sulle scene liriche; merito condiviso,però,del tutto alla pari con altri mostri del teatro quali Strehler,Ronconi e de Lullo. Detto questo,spettacolo magnifico:non è il caso di parlare della sontuosità dell'apparato scenico,della cura dei movimenti,della rilevanza estetica di ogni gesto;condotto inoltre con grande coerenza ed organicità.Ma a me non piace.Credo che il teatro d'opera possa e debba cercare,in quanto forma d'arte,un costante rinnovamento e che questo non debba essere costretto nell'ambito della tradizione di luoghi comuni figurativi visti e stravisti:al contrario ritengo che approcci registici nuovi e meno"manieristici",fedeli a tutti i costi al particolare dato ambientale, possano aprire nuove frontiere nel percorso interpretativo del teatro d'opera visto non tanto come rigido orto da conservare con accanito fanatismo,ma come terreno di costante invenzione.Questione di gusti e di intenzioni;e Zeffirelli realizza le sue in pieno e con grande stile.Nessun discorso,invece sulla Marton:valutazione negativa,soprattutto per quanto riguarda la voce che è solida e molto estesa ma per niente bella e con cospique striature di volgarità sottolineate dal registro basso aperto e pompato e da quello acuto, voluminoso ma ben poco squillante;caratteristiche,queste,affini al canto della Dimitrova che pur rimanendo sullo stesso basso livello,si giovava di ben altro timbro.Nessuna delle due,insomma,una vera grande Turandot(che per me rimane la Sutherland).Buono Domingo che fatica alquanto negli acuti e che rischia di perdere il do acuto degli "enigmi sono Tre", ma che freseggia con grande incisività una parte non del tutto congeniale.Buona anche se impersonale la Mitchell,ottimo Plishka.Ottima la direzione di Levine di serrata impronta teatrale e di grande coinvolgimento espressivo,grazie anche ad una buona presenza orchestrale;scabrosissimo il coro.

  • User Icon

    Andrea

    21/09/2007 15:35:37

    Turandot di Puccini è una tra le mie opere preferite e devo dire che nessun allestimento prima e dopo di questo mi abbia fatto apprezzare ancor di più l'opera in sè. Zeffirelli (che reputo il più grande regista d'opera di TUTTI I TEMPI) non delude le mie aspettative. Eccellenti la regia e le scene, ma anche la musica condotta dal grande James Levine. Gli interpreti sono magnifici, fantastici da Placido Domingo a Leona Mitchell (straordinaria nel ruolo di Liù) per arrivare poi alla Grande Eva Marton (che dopo la Dimitrova) è la miglior interprete di Turandot.

  • Placido Domingo Cover

    Tenore spagnolo. Figlio d'arte, esordì giovanissimo nella compagnia di zarzuelas dei genitori. Diplomatosi in pianoforte e composizione, si dedicò interamente al canto dal 1959, mettendosi in luce nel 1966 in Carmen a New York. Il caldo timbro vocale, l'intelligenza musicale (in varie occasioni ha diretto opere egli stesso) e le non comuni doti sceniche ne hanno fatto il maggiore tenore lirico-drammatico degli ultimi decenni. Ha affrontato, anche a rischio di minare la sua voce, un repertorio sconfinato (da Otello e Don Carlos a Werther, Lohengrin e Parsifal), e vanta una delle più ampie discografie di cantante lirico. Approfondisci
  • Giacomo Puccini Cover

    Compositore. Gli esordi. Ultimo di una dinastia di musicisti attiva da cinque generazioni, rimase orfano a sei anni per la morte del padre Michele, già organista e maestro del coro del duomo, nonché direttore dell'Istituto musicale di Lucca. Nonostante le difficoltà finanziarie, la madre Albina Magi poté fargli seguire studi regolari al Ginnasio e all'Istituto musicale, studi che tuttavia il ragazzo affrontò senza troppo entusiasmo. Il suo primo maestro, lo zio Fortunato Magi, succeduto nelle cariche del cognato, lo affidò quindi a Carlo Angeloni (già insegnante di Alfredo Catalani), col quale Giacomo studiò con notevole profitto e scoprì la propria vocazione per il teatro. Nel 1876 si recò a piedi a Pisa per assistere per la prima volta nella sua vita alla rappresentazione di un'opera, l'Aida... Approfondisci
Note legali
Chiudi