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Paolo Di Stefano

Collana: La memoria
Anno edizione: 2013
Pagine: 331 p. , Brossura
  • EAN: 9788838930171

Recensioni dei clienti

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    Ercole

    21/04/2014 08.42.47

    Ho trovato il libro molto lento e noioso, probabilmente si poteva scrivere con la metà delle pagine. La storia di per se' non è male ma ci sono parti del libro assolutamente superflue. Per pura coincidenza ho letto questo libro appena dopo aver letto "La banda Sacco" di Camilleri. Entrambi parlano di fatti realmente accaduti in Sicilia, di ingiustizie, però con una piacevolezza di lettura completamente diversa.

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    Nicole

    21/01/2014 11.40.23

    Nella mia ignoranza(dovuta anche alla mia giovane età,specie in relazione con l epoca in cui questa vicenda è avvenuta)non sapevo che fosse un fatto realmente accaduto...L ho scoperto poi solo sul finire,parlandone con mio padre che è nato proprio in quelle zone e che ricordava bene il "Giallo d Avola".Fatta questa precisazione,dico che ho apprezzato tantissimo la lettura,mai noiosa,e poichè non ero a conoscenza dei fatti reali,fino all ultimo me lo sono "goduto",chiedendomi quali sarebbero stati la verità e l epilogo.Resta lo sconcerto di come ci sia potuto essere un errore così eclatante da parte della Giustizia,che ha rovinato la vita delle diverse persone coinvolte.

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    aldo.lanciano

    17/10/2013 19.17.59

    condivido l'opinione espressa in precedenza da Federica: libro noioso e pedante. Mi aspettavo di più, specie sul processo penale di cui l'Autore si occupa, invece, in modo piuttosto sbrigativo e superficiale.

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    jane

    22/08/2013 15.05.19

    Interessante e piacevole, un po' romanzo, un po' ricostruzione storica documentatissima di un caso giudiziario intricato ed emblematico.

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    Davide D'Alessandro

    10/07/2013 22.47.01

    Si chiama CAPOLAVORO.

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    Gianni Bondi

    02/07/2013 10.07.31

    Ottimo libro, trama intrigante e linguisticamente piacevole e scorrevole. Lo consiglierei assolutamente!

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    federica

    25/06/2013 09.15.13

    Inizio promettente ma ben presto il libro si è rivelato noioso e pedante...peccato....

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    Renzo Montagnoli

    19/06/2013 14.28.04

    Stupisce quanto accaduto nel lontano 1954 a Salvatore Gallo e a suo figlio Sebastiano, imputati di avere assassinato Paolo Gallo, rispettivamente fratello e zio, e di averne occultato il cadavere. Vero é che era notorio un permanente stato di litigiosità e pure vero é che spesso Paolo veniva aggredito e malmenato da Salvatore, ma da lì a imbastire un processo senza uno straccio di prova, sulla base solo dei precedenti pessimi rapporti, è senz'altro azzardato, anche perché per poter parlare di omicidio necessitava la presenza di un cadavere, che appunto non c'era. E che l'abbaglio venisse dalla Pubblica Accusa ci può anche stare, ma che poi si riconfermasse nei tre gradi di giudizio è del tutto inconcepibile. Fu solo grazie alla tenacia di un avvocato e di un giornalista se finalmente, anche se in notevole riardo, fu fatta giustizia, con la liberazione dal carcere di Ventotene, dove scontava l'ergastolo, di un Salvatore Gallo ormai ridotto a un relitto umano. Il merito di Paolo Di Stefano è stato di riproporci questo fatto, fedele alle carte processuali, ma anche con la capacità di trasmettere al lettore il pathos di una vicenda che si snoda in una Sicilia arcaica, fra povera gente, ricca solo di miseria, e per lo più anche ignorante. Giallo d'Avola è un legal thriller in cui si rievoca e si fa tornare in vita un'epoca che molti non conoscono o hanno dimenticato, in un'Italia che allora cominciava a beneficiare del boom economico, che tuttavia appariva così lontano dai terreni aridi e sassosi in cui contadini analfabeti si rompevano la schiena solo per sopravvivere, un mondo statico e spesso feroce, teatro di delitti anche familiari e in cui è potuto perfino accadere il dramma psicologico del "morto-vivo" di Avola.

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    luigi nato ad avola

    28/05/2013 18.38.16

    Una storia e un romanzo raccontati con stile giornalistico e con avvincente ironia; i riferimenti ambientali, geografici e le locuzioni dialettali plasmano l'immaginazione del lettore, ravvivano i ricordi di quello avolese. Una semplicità simenoniana in un contesto di giallo familiare; una piacevole lettura fuori dai soliti schemi promozionali, ripetitivi e con sola valenza commerciale.

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    Claudio S.

    16/05/2013 13.04.32

    Sembrerebbe impossibile che si possa condannare con sentenza passata in giudicato una persona all'ergastolo per aver ucciso il fratello, senza che ci sia il cadavere. Eppure questo è successo nei primi anni "50 nell'estremo lembo sud-orientale della Sicilia, per l'esattezza ad Avola, paese natale dell'autore. Indagini frettolose e approssimative effettuate da investigatori supponenti. Giudici boriosi che non si pongono dubbi e alla fine Turi Gallo, contadino analfabeta si trova in un girone infernale che gli costa sette anni della propria vita, trascorsi nelle patrie galere. Di Stefano ricostruisce la vicenda, costellata di personaggi di contorno, ma certamente non minori, come Eugenio Perucatti, direttore dell'ergastolo di Santo Stefano, servitore dello Stato che crede nel dettato costituzionale che il carcere debba essere luogo di redenzione. Avola diventa un microcosmo dove cinismo, tracotanza e qualche isola di solidarietà regnano.

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