L’articolo è stato aggiunto alla lista dei desideri
IBS.it, l'altro eCommerce
Cliccando su “Conferma” dichiari che il contenuto da te inserito è conforme alle Condizioni Generali d’Uso del Sito ed alle Linee Guida sui Contenuti Vietati. Puoi rileggere e modificare e successivamente confermare il tuo contenuto. Tra poche ore lo troverai online (in caso contrario verifica la conformità del contenuto alle policy del Sito).
Grazie per la tua recensione!
Tra poche ore la vedrai online (in caso contrario verifica la conformità del testo alle nostre linee guida). Dopo la pubblicazione per te +4 punti
Altre offerte vendute e spedite dai nostri venditori
Tutti i formati ed edizioni
Promo attive (0)
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Nel contesto delle guerre balcaniche della fine dello scorso secolo non meraviglia la silloge Giardino di vetro di Milos Jankovic, autore di Belgrado e quindi serbo, e che essendo nato nel 1963 è stato testimone dei conflitti che hanno insanguinato i paesi dell’ex jugoslavia nel periodo 1991 – 2001 con protagonista principale sempre la Serbia. Ora che i cannoni tacciono è possibile fissare la memoria di quel periodo ed è ciò che ha fatto appunto Milos Jankovic, la cui sensibilità è tale da cogliere la tragedia umana dall’olocausto al conflitto che ha sconvolto il suo paese. Il suo poetare in proposito non è né un urlo, né un lamento, non vuole cioè riversare su altri il dolore di chi ha subito, gli basta invece porre in evidenza, affinché non possano essere dimenticati questi drammi collettivi. Di conseguenza il suo linguaggio è asettico, con una voce che racconta con l’imparzialità di una video camera. E’ così che la sua poesia può essere un elenco di nomi, una piccola confessione o anche una sensazione, senza un preciso filo logico, come frammenti che a sprazzi e all’improvviso emergono dalla memoria, qualcosa che c’è sempre stato e che nel subconscio ritorna. Tutto questo nel caso della raccolta intitolata Giardino di vetro, perché il libro ne presenta anche un’altra, Lamento Kaddish, ispirata dall’olocausto. Il Kaddish, per quanto ne so, è una delle preghiere più antiche della liturgia ebraica, ed evidente pertanto il riferimento a chi ha subito il genocidio nazista. In questo caso, forse perché di quanto accaduto parecchio tempo fa è già avvenuta una sedimentazione, la frammentarietà, pur presente, si riduce e in ogni caso resta quell’equilibrio senz’altro apprezzabile che fa sì che i versi non vengano urlati. Da leggere, senz’altro.
Recensioni
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
L'articolo è stato aggiunto al carrello
Le schede prodotto sono aggiornate in conformità al Regolamento UE 988/2023. Laddove ci fossero taluni dati non disponibili per ragioni indipendenti da IBS, vi informiamo che stiamo compiendo ogni ragionevole sforzo per inserirli. Vi invitiamo a controllare periodicamente il sito www.ibs.it per eventuali novità e aggiornamenti.
Per le vendite di prodotti da terze parti, ciascun venditore si assume la piena e diretta responsabilità per la commercializzazione del prodotto e per la sua conformità al Regolamento UE 988/2023, nonché alle normative nazionali ed europee vigenti.
Per informazioni sulla sicurezza dei prodotti, contattare productsafetyibs@feltrinelli.it
L’articolo è stato aggiunto alla lista dei desideri
Siamo spiacenti si è verificato un errore imprevisto, la preghiamo di riprovare.
Verrai avvisato via email sulle novità di Nome Autore