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Ödön von Horváth

Traduttore: B. Maffi
Editore: Bompiani
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 151 p.
  • EAN: 9788845252105

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    ivan

    09/02/2009 14.22.02

    consiglio a tutti di leggere questo libro perché parla dei giovani al tempo del Nazismo ma, mutatis mutandis, basta sostituire al Marchio (la svastica) i marchi, sembra di leggere un agghiacciante ritratto della gioventù senza valori (e che non vale poi molto, diciamocelo) di oggi, col bullismo, il nichilismo incosciente, l'aggressività, la cattiveria d'animo ingellata, dolcegabbanata e che porta jeans RICHmond... mentre i genitori ridono alle barzellette del cabarestatista:-(

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    federica

    29/12/2004 14.32.41

    SULLE ONDE DEL SUCCESSO OTTENUTO nella stagione 1996/1997, torna sulla piazza milanese la lettura teatrale del romanzo di Odon von Horvat. Scritto nel 1937 Gioventù senza Dio è il dramma di un'intera generazione la cui giovinezza è stata cancellata dal totalitarismo nazista. Una classe di studenti ancora adolescenti, la cui volontà è stata cancellata dalla propaganda nazista. Omologati alla brutale logica di regime, non trovano soddisfazione se non in corsi di formazione paramilitare. Con questi si confronta un giovane professore, in disaccordo con le circolari ministeriali, pronto a combattere per la verità, ma nello stesso tempo tentato da un facile compromesso. Un compromesso già scelto dal più anziano superiore, un cinico preside di liceo la cui sola aspirazione è una vecchiaia tranquilla. La tragedia si consuma quando l'amore, nei panni di una ragazza perduta, si mostra in tutto il proprio potere agli occhi di uno degli studenti. Un suo compagno non rientra da un'esercitazione. Il suo cadavere viene ritrovato il giorno dopo. Le accuse non risparmiano nessuno, il professore, il liceale, la ragazza. Il colpevole, almeno così sembra, si suicida, ma sembra che la colpa ricada sull'intera società. Un dramma cupo, che riflette sul conformismo dell'era moderna, strumento terribile delle ideologie totalitarie, pur presente anche nella società piccolo borghese delle democrazie occidentali. I nudi petti dei ragazzi sono tagliati da netti solchi di luce su un palcoscenico avvolto nella penombra. Cantano una triste melodia, Non so più chi sono, non so come sto... Anche questa volta il pubblico è entusiasta, ma forse si illude che la tragedia non lo riguardi. Fino al 18 aprile.

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