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Mimmo Gangemi

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
Pagine: 353 p. , Brossura
  • EAN: 9788806200428

Recensioni dei clienti

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    Riccardo Daprà

    06/04/2014 16.57.26

    Un ottimo libri. Scritto bene. Una trama avvincente. Personaggi ben studiati. Un buon ritmo. Assolutamente consigliabile.

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    Bruno Izzo

    04/03/2014 15.22.03

    Gangemi è calabrese, nato e cresciuto nel cuore del territorio che alla malavita della Calabria ha dato vita, sviluppo e notorietà, ma ci parla di ben altre nefandezze, ben altre meschinità. Il protagonista del romanzo Alberto Lenzi, magistrato in servizio presso una procura calabrese, è un indigeno, un nativo dei luoghi dove esercita la sua professione, è detto il giudice meschino intendendo con ciò non tanto che è un povero di spirito, tutt'altro, è un uomo intelligente, capace, un uomo retto e con saldi principi morali. Meschino sta qui a significare un uomo dalla moralità elastica, un uomo che la ridisegna a un profilo più basso perché sa che ad essere meschino non è tanto il piccolo calabrese coinvolto in piccoli traffici poco puliti, esiste ben altra meschinità, esiste ben altra infamità Esiste una malavita organizzata assai più immorale di quella endemica a San Luca, a Piatì, nella piana di Gioia Tauro o al Santuario di Polsi, è una malavita immonda, lercia, insana, composta da politici, da persone fuori dalla Calabria, dei quartieri alti delle capitali, insospettabili, persone perbene eppure pesantemente intrise di malvagità ed infamia, che non esitano a fare della Calabria, una regione che potrebbe essere un paradiso incontaminato, una discarica per gli interessi MESCHINI, queste sì, veramente meschini, di società di autentico malaffare. Se la ndrangheta calabrese è una società meschina, chi avvelena deliberatamente un'intera regione con rifiuti tossici, facendone una pericolosa, immensa discarica abusiva e assassinandone gli abitanti, soprattutto i bambini e i più deboli con le conseguenti radiazioni, è un infame, un immenso infame, disprezzato finanche dai capi onorati dell'antica ndrangheta. Questo Alberto Lenzi lo sa, perciò preferisce schierarsi ed essere, semplicemente, il giudice meschino.

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    Riccardo Galentino

    16/01/2014 21.52.21

    molto bello meglio di montalbano finalmente un giallo su una bella terra la calabria .

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    Anna Paola

    11/12/2013 10.25.22

    Altro gran bel libro di Gangemi. Personaggi "vivi", costruiti bene e molto credibili. Scrittura originale. Bravo!

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    Mariella

    04/12/2013 12.14.33

    Dopo avere letto La signora di Ellis Island mi aspettavo un libro che fosse altrettanto bello, ma purtroppo mi sono dovuta ricredere. La figura del giudice è scontata, le avventure sentimentali stereotipate e le descrizioni della società calabrese un po' troppo romanzate. La trama in compenso è avvincente e, purtroppo, rispecchia molto la realtà del territorio calabrese.

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    roberto

    22/10/2013 15.30.58

    grande libro. la lettura fila avvincente dalla prima all'ultima pagina. racconto mai monotono o scontato. bravo Gangemi

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    lorella

    04/02/2013 11.07.36

    Mi spiace di non concordare con gli altri giudizi, che tra l'altro avevo letto convincendomi ad acquistare il libro, a parte la lentezza estenuante del racconto direi che la figura del quarantenne rampante che si "fidanza" con tutte le, guarda caso, bonone di turno mi pare eccessivamente sfruttata! Trama cosi' cosi', personaggi scontati. Ho da leggere anche "La signora di Ellis Island", vediamo un po'.....

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    Barbara

    13/09/2012 18.53.03

    Ma perchè Gangemi non è celebrato come uno dei migliori scrittori italiani contemporanei?! Un altro libro bellissimo, scritto meravigliosamente bene, con personaggi che arrivi a conoscere nel profondo, di cui condividi i sentimenti o detesti le azioni. E sempre un tocco di ironia che rende la lettura piacevolissima. Per me è assolutamente da leggere!

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    Luciana

    24/03/2012 19.57.13

    Ma come scrive bene Mimmo Gangemi, ma come scrive bene!!! Dopo "La signora di Ellis Island", ho letto "Il giudice meschino" e anche questa volta mi sono lasciata coinvolgere dalla storia ma soprattutto dai personaggi: ti sembra di vederli, di sentirli, di vivere le loro emozioni. L'unico rammarico è che questo autore sia ancora poco conosciuto.... ma una piccola parte la possiamo fare anche noi, consigliando e regalando i suoi libri!

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    fraggg

    20/09/2011 10.39.37

    Bello! Gangemi scrive davvero bene...anche questo libro, così come la signora di ellis island, è ben costruito e avvincente. Notevoli i personaggi: consigliato!

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    Pcologo

    02/06/2010 11.15.20

    Un libro che affronta il tema scottante della mafia e delle sue innumerevoli collusioni col potere politico e con il territorio in cui agisce, visto dall'interno di una procura calabrese. Fondamentale per capire qualcosa di più della mentalità mafiosa e per capire le sfide che gli inquirenti debbono affrontare tutti i giorni, quando spesso accade che gli avversari più pericolosi non sono al di fuori delle istituzioni. Questi temi apparentemente cosi seri vengono però affrontati con leggerezza ed ironia, tratteggiando in maniera inimitabile i personaggi tipici del luogo, il mafioso, il contadino, l'avvocato, il notabile. Da leggere assolutamente.

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    Nicola81

    25/02/2010 21.02.12

    Romanzo sulla 'ndrangheta chiaramente ispirato a recenti vicende di cronaca (vedi il traffico di rifiuti tossici), ma che guarda anche alla narrativa di Sciascia, pur senza eguagliarne lo spessore. Anche qui abbiamo una buona dose di ironia, anche qui viene dato un certo risalto alle conversazioni tra i notabili iscritti al circolo, anche qui viene reso un omaggio ad un uomo d'onore della vecchia guardia, la cui lealtà viene contrapposta alle nefandezze compiute dai "colletti bianchi" con la complicità di ambigui servitori dello Stato. Buona anche la scelta del protagonista, un magistrato indolente e timoroso, che le circostanze porteranno imprevedibilmente a recitare il ruolo dell'eroe. Non un libro indimenticabile, ma gradevole e, se vogliamo, anche coraggioso. Con l'aria che tira non è poco...

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    Francesco

    26/01/2010 19.41.15

    Una bella sorpresa.Personaggi,a volte esilaranti, straordinarimente tratteggiati. Un linguaggio accattivante che ricorda un po' Camilleri. La Calabria descritta con disperato amore.

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    Claudio Pisani

    14/01/2010 10.03.47

    Per fortuna qualcuno che sa ancora scrivere c'è. Racconto ben costruito, sia nella trama che nello stile di scrittura. Mi ricorda tanto i grandi narratori del meridione d'Italia. Storia di grande attualità che aiuta a capire perchè il sud è diventato la pattumiera del nord e perchè la nostra classe politica non è poi così interessata ad affrontare il problema. E pensare che, nonostante il referendum, voglio farci digerire ancora la costruzione di nuove centrali nucleari! Il nostro non è il Paese per queste cose, lasciamole fare a chi ha una coscienza civile superiore alla nostra. Bravo Ing. Cangemi per averci dato la possibilità di riflettere in modo serio e circostanziato su questi problemi.

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    Andrea

    21/12/2009 14.36.33

    Buon libro ma non mi ha entusiasmato. L'ho trovato un pò lento soprattutto all'inizio. Voto medio.

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    giovanni bertini

    11/12/2009 20.01.19

    un gran bel romanzo di ndrangheta. me lo sono letto senza interruzione, mi ha preso. tocchi di grande finezza letteraria. personaggi costriti bene e credibili. c'è anche il gusto del particolare, che non guasta - si scopre un mondo impensabile, nebuloso, se ne esce con l'amaro in bocca e si ringrazia la fortuna d'essere nati altrove. Bravo. Da leggere..

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    Ernesto

    05/12/2009 09.43.20

    Romanzo appassionante, una credibile storia di 'ndrangheta scritta da un originale scittore calabrese. Da leggere!

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    Aldo

    01/12/2009 13.40.33

    Un pò Sciascia, per la descrizione dall'interno della Calabria: dentro le procure, dentro il carcere da cui i boss mandano i loro ordini. Dentro le comunità, i salotti, i circoli dove medici, notai, commendatori commentano come fossero normali fatti di cronaca gli omicidi della ndrangheta. Ma c'è anche dentro tanta ferocia, come nelle storie che raccontava Scerbanenco anni fa, quella con cui si manifesta la "dura lex" della mafia calabrese che ricorre all'uccisione del nemico solo in caso estremo, ma quando lo fa, è attenta a lasciare i segnali giusti. La mano mozzata, il palo di fico d'india, la coppola in testa . E c'è tanto della realtà che leggiamo, quando ne abbiamo voglia, dalle inchieste sui giornali che parlano di traffici di rifuti, di terreni inquinati, del business criminale dei rifiuti. Il romanzo criminale della ndrangheta.

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    Stefania

    22/11/2009 13.53.06

    L'ho letto tutto d'un fiato, bella la storia, mai banale a mio avviso, ma mi è piaciuto anche lo stile di scrittura, lo consiglio a tutti.

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