Traduttore: G. Agabio
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 4 ottobre 2011
Pagine: 211 p., Brossura
  • EAN: 9788845926280
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Descrizione
Tutta giocata di sponda è la partita di biliardo (umano) su cui si impernia questo romanzo giallo: o meglio "antipoliziesco", giacché sin dall'inizio ci esibisce l'assassino. La prima palla a finire in buca, per un colpo a la bande, è la testa calva del professor Winter, esimio germanista: centrato dai proiettili dello squisito consigliere cantonale Kohler, cade con la faccia nel piatto di tournedos Rossini che stava gustando nel ristorante Du théâtre. Quindi, a una a una, rotoleranno in buca le altre palle - un playboy, una squillo d'alto bordo, una perfida nana, un protettore -, delineando un autentico rompicapo: "II comandante era disperato. Un omicidio senza motivo per lui non era un delitto contro la morale, bensì contro la logica". Kohler, poi, in galera è l'uomo più felice del mondo: trova giusta la pena, meravigliosi i carcerieri, e intreccia serafico ceste di vimini. Ha un unico desiderio: che l'avvocato Spät, squattrinato difensore di prostitute, si dedichi finalmente a un'impresa seria (ma a lui sembrerà pazzesca) e riesamini il caso partendo dall'ipotesi che non sia Kohler l'omicida: "Deve solo montare una finzione. Come apparirebbe la realtà, se l'assassino non fossi io ma un altro? Chi sarebbe quest'altro?". Accettata la sfida, Spät precipiterà ben presto in un gorgo, in una surreale commedia umana e filosofica che tiene tutti - lettori in primis - col fiato sospeso: per quale ragione Kohler è di umore tanto allegro? E perché mai ha ucciso Winter?

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    Giada

    04/12/2018 00:07:07

    Un romanzo che sovverte completamente i crismi del giallo, annullando la suspense per la ricerca del colpevole. La tensione è però assicurata dagli elementi grotteschi e ingarbugliati della storia che spingono comunque il lettore a voler conoscere il finale: assolutamente non scontato.

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    gippo

    28/04/2015 15:26:59

    Peccato! Chi ama questo autore si imbatte in un giallo che di giallo ha solo l'impostazione iniziale. Poi il libro diventa una sorta di trattato di filosofia della giustizia.

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    silvana

    29/10/2012 18:45:18

    Chi ama il Durrenmatt di Il Sospetto, o Il giudice e il suo boia rimpiangerà lo stile incisivo, essenziale, la stringente consequenzialità della trama; tuttavia la storia è molto intrigante e occorre adattarsi al fatto che la narrazione sia disomogenea, intervallata da monologhi e riflessioni in cui trasuda tutto il pessimismo cosmico dell'A. sul tema a lui tanto caro della relatività della giustizia.

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    Emiliano

    28/01/2012 21:03:58

    Durrenmatt aveva un credito per "La morte della Pizia", una piccola perla. Questa volta si cimenta in uno pseudo-giallo, che di giallo ha solo il reato e per il resto è una digressione filosofica sulla giustizia, la società e il regno dell'eventuale. Detto così sembra bello - se no mica lo prendevo! - nei fatti l'ho trovato invece un po' noioso e pesantuccio. Le pagine finali gli danno una forma (in parte inaspettata) che lo salva solo in parte ai miei occhi dandogli un senso che non avevo saputo trovare da solo. Diciamo che Durrenmatt non perde il credito, ma nemmeno lo raddoppia con questa opera!

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    claudio

    13/11/2011 08:13:07

    Eccellente questo Durrenmatt, anche se inferiore, a mio parere, a "Il Sospetto" o "La promessa". Comunque anche qui è un grande: partendo da un omicidio in diretta con tanto di autore praticamente visto da tutti in un ristorante, ne cava fuori un intreccio spaventoso, dove non è semplice orientarsi. E poi quel finale che non ti aspetti.

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