Traduttore: M. Rossari
Editore: Nutrimenti
Collana: Greenwich
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 05/03/2007
Pagine: 221 p., Brossura
  • EAN: 9788888389707

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    orlando swinton

    26/11/2009 16:46:03

    Solo la scena della cena con Roland Barthes merita la lettura di tutto il libro - un Barthes che mentre parla lascia comparire a margine delle sue battute gli autori citati, un po' come nei suoi 'Frammenti di un discorso amoroso'. Vero e gustoso colpo di genio, questo romanzo di Percival Everett! Solo per iniziati, è vero, perché per avventurarsi tra le righe di 'Glifo' occorre conoscere (e dis-conoscere) il mondo della semiologia e della semiotica e l'enorme castello di nulla che solitamente costruisce intorno a un testo - smembrandolo fino all'incomprensibilità. Ma lo scrittore non è impegnato a compiacere il suo pubblico, casomai a stupirlo, divertirlo e non farlo mai assistere allo stesso spettacolo. Grazie per averci regalato il piccolo grande Glifo, mr. Everett!

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    Pierangelo

    02/11/2009 13:40:55

    Non sono un esperto di filosofia e forse questo mi ha impedito di apprezzare appieno questo libro. Ho trovato la trama della storia principale abbastanza banale e assolutamente non innovativa e i riferimenti "dotti" troppo ingarbugliati. Ripeto, probabilemnte in parte è "colpa mia" perchè non ho una preparazione adeguata ma questo libro, più che l'opera di un genio, mi sembra un esperimento lessicale che non comprendo, se non una (questa sì) geniale presa in giro! Almeno non è, preso tutto insieme, la solita storiella da programma televisivo da intrattenimento domenicale. Non basta però.

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    Massimo

    05/11/2008 18:03:19

    Funambolico, onirico, estemporaneo, sfuggente, frustrante, indisponente, sub, post e infrastrutturale con un pizzico di stizza per nulla celata, pedante, rabberciato, illeggibile, ridondante, lassativo, smodato, borioso, a tratti moderatamente dilettevole, noioso, irritante, immotivato, dispendioso, pleonastico, cattedratico, sterile, triviale, inviso, saccente. Vorrei indietro i miei soldi più un rimborso per il tempo inutilmente investito in questo intricato guazzabuglio di parole che, siamo onesti, non lasciano poi molto a parte quache istante di curiosità che va svanendo come nebbia al sole. O aria fritta, insomma. Stimo e invidio tutti coloro che, leggendolo, hanno apprezzato quel che hanno trovato parola dopo parola, riga dopo riga, pagina dopo pagina ma, insomma, a che pro tutto ciò? Non sono un critico quindi lascio il mio commento così, bovinamente, come l'ultimo degli ignoranti (per carità, la mente di quest'uomo è senz'altro geniale e fuori dal comune, chiariamo). Nessuno ne abbia a male. Ad ogni modo, quando finalmente ho girato l'ultima di copertina (insomma, il libro era pur stato pagato) ho tirato un sospiro di sollievo che non avrei fatto manco dopo una apnea di mezz'ora. Mai più.

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    elena

    13/02/2008 15:16:44

    La sorpresa e il regalo di uno splendido libro attraverso gli occhi di un'esuberante, piccola canaglia "diabolicamente" superdotata. Veramente imperdibile.

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    Maria

    10/02/2008 10:17:23

    esilarante, complicato, impossibile e geniale: everett consegna alla letteratura un personaggio indimenticabile, un bimbo prodigio che tutto sa e nulla dice, eccezion fatta per dei "pizzini" che scolvolgono chi li legge. Rapito ai genitori, il piccolo Ralph passerà dalle mani di medici a agenti segreti, mentre il racconto mantiene un mirabile equilibrio tra l'ironia e la filosofia, tra le situazioni comiche e i giochi linguistici. un gioiello.

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    chiara

    31/01/2008 21:45:32

    L'intelligenza di Ralph e l'intelligenza di Everett: un genietto di dieci mesi e il migliore scrittore americano contemporaneo. Situazioni esilaranti, rivisitazioni filosofiche, sapienza stilistica. Perfetto.

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    flavia

    24/09/2007 18:35:58

    Stile complesso e filosofeggiante, ma dotato di un taglio ironico che ripaga ogni sforzo nella lettura. Davvero un bel libro, peccato per la copertina che non gli rende giustizia.

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    tommaso

    22/06/2007 11:10:40

    La scrittura creativa consiste nel costruire delle situazioni intriganti, dei personaggi che spesso esulano dalle normalità della narrativa classica, dei romanzi del tipo 'di formazione'. Così Everett ha creato Ralph, un bimbo di dieci mesi che legge Roland Barthes, Derrida e i filosofi dell'idealismo. IMPOSSIBILE! e infatti proprio lì sta il gioco di questo libro che miscela a un'avvincente trama romanzesca un apparato di invenzione sul tema della teoria del linguaggio. Ralph ha dieci mesi e decide di non parlare; ha già capito il tranello del linguaggio e della fluttuazione dei significati. comunica attraverso degli acutissimi e divertenti bigliettini che spiazzano in primis i genitori e uno stuolo di studiosi che cercano di accapparrarsi le sue straordinarie qualità. un po' intellettualoide? sì, questa potrebbe essere una lettura, ma non sono molti i libri che strappano il riso al lettore e non lo deprimono di ovvietà! letto in velocità, mai annoiato. bello

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Un Roland Barthes volgare ed eterosessuale attraversa le vicende narrate in Glifo, ne è personaggio e spesso controcanto. L'inverosimiglianza della figura, e lo stridore fra questa e la sua funzione nel testo, restano, più di altri elementi, dei nodi di ambiguità che, sciolti in un verso o in un altro, potrebbero far decidere sulla vacuità, o invece originalità, del testo.
Un neonato, Ralph, che appena gattona è in grado di leggere e di scrivere, è, quasi sempre, la voce narrante, cui talvolta si alterna un io che suggerisce l'identificazione con l'autore del libro, secondo ritmi e ragioni non immediatamente decifrabili. Il bimbo comunica con gli adulti che lo circondano attraverso bigliettini, che scrive con difficoltà dovute al proprio corpo, che ancora non ha sviluppato i muscoli e le forme necessarie. Capisce perfettamente il linguaggio degli adulti, però non parla, se non ai lettori. Questa è la prima invenzione del libro, quella che più netta emerge in un affollarsi di altri elementi, pur ricordando talvolta (immaginiamo non intenzionalmente) certe scene di Senti chi parla, del 1989, serie di film con John Travolta, dove anche troviamo bebé senzienti.
La prima persona alla quale Ralph si manifesta nelle sue capacità straordinarie è la madre, che, seppur brevemente sconcertata, ne è subito fiera: "E così mia madre è diventata il mio pusher", fornitrice, cioè, di libri che il bambino divora a ritmo sempre più veloce. "Mio padre era un post-strutturalista", racconta, un professore universitario dalle grandi e frustrate ambizioni, disprezzato dal figlio per la sua mediocrità; dalla sua biblioteca la madre rifornisce il figlio, orientandone l'attitudine interpretativa. Il testo è fornito di una trama che cerca di condurre alla fine della lettura: il pupo viene portato da uno psicologo, "dobbiamo farlo vedere da un dottore"; da questi, che è una cattivissima dottoressa, viene subito rapito e portato in un piccolo villaggio abitato da scienziati che vogliono operare in segretezza; qui un'altra dottoressa, ancora più cattiva, lo rapisce nuovamente, per subito perderlo a favore di altri cattivi, questa volta di una branca non ufficiale del ministero della Difesa, poi da una coppia di buoni ma stupidi immigrati messicani; a questi viene sottratto da un prete pedofilo e infine, in una grande colluttazione riassuntiva, è recuperato dalla madre che si è ormai separata dal marito mediocre; così il tutto finisce con un idillio madre-figlio, protetti dalla segretezza sull'eccezionalità del figlio: "Voglio bene a mia madre e anche lei me ne vuole".
Farciscono il libro, oltre al Barthes reinventato, come filtrato da un'opaca fruizione dell'Europa da parte dell'America più autoreferenziale, dialoghi tra filosofi del linguaggio variamente assortiti, lunghe dissertazioni metaletterarie, poesie, schemi grafici di teorici della lingua, note di natura diversa ma soprattutto usate nella funzione di glossa al testo. Il contrasto fra gli accadimenti, che si mantengono a livello di immagini-quadro, distillate dal repertorio più frusto delle fiction televisive, e l'affabulazione iper-tecnicista, frammentata e ricomposta, alterata e piegata, direttamente precipitata sulle pagine dalle ricerche linguistiche strutturaliste e poststrutturaliste, sembra essere, vorticando attorno all'innocente-sapiente, il luogo dove l'autore intende portare il lettore.
  Federico Novaro