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Gramsci e la massoneria. L'intervento del leader comunista nel dibattito alla Camera sulla legge contro la massoneria
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Gramsci e la massoneria. L'intervento del leader comunista nel dibattito alla Camera sulla legge contro la massoneria - copertina
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Descrizione


A compimento di un'ininterrotta sequela di aggressioni e violenze contro uomini e sedi del Grande Oriente d'Italia, entrava in vigore il 26 novembre 1925 la legge sulla "Regolarizzazione dell'attività delle associazioni e dell'appartenenza alle medesime del personale dipendente dallo Stato", immediatamente definita dagli stessi giornali fascisti, e così passata alla storia, come la "legge contro la massoneria". Prevedendo infatti il licenziamento degli impiegati civili e militari dello stato o di qualunque altra pubblica amministrazione "che appartengano, anche in qualità di semplice socio, ad associazioni, enti od istituti costituiti nel regno, o fuori, od operanti, anche solo in parte, in modo clandestino od occulto o i cui soci sono comunque vincolati dal segreto", la legge rispondeva al deliberato proposito di infliggere un colpo mortale a un'istituzione ormai da tempo saldamente attestata sul versante dell'opposizione al governo Mussolini. Una legge le cui implicazioni illiberali sfuggirono allora a molti ma non a un osservatore dell'acume del deputato comunista Antonio Gramsci, il cui intervento alla Camera il 16 maggio 1925 costituì una lucida quanto coraggiosa denuncia della deriva liberticida che, con la messa in discussione del diritto d'associazione, si veniva a innescare. Prefazione di Stefano Bisi. Introduzione di Santi Fedele.
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Dettagli

2017
13 giugno 2017
47 p., Brossura
9788864963303

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vincenzo esposito
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La Massoneria che pubblica e si appropria di Gramsci! Certo Gramsci è di tutti. È un patrimonio che va preservato. È un intellettuale il cui pensiero ha ancora molto da dare. Oltre ad essere egli un esempio incomparabile coerenza. Il bellissimo è unico discorso del deputato Gramsci è interessante soprattutto dal punto di vista del metodo. Come leggere oltre le parole. Svelare ciò che le parole nascondono. Gramsci ha capito come il decreto governativo contro le “associazioni segrete” altro non era che una legge non tanto contro la massoneria – gruppo sostanzialmente di potere e, quindi, facilmente addomesticabile - ma contro i partiti che si opponevano al fascismo. E in particolare contro il partito comunista. «[…] la legge è fatta specialmente contro le organizzazioni operaie. Domandiamo perché da parecchi mesi a questa parte senza che il partito comunista sia stato dichiarato associazione a delinquere, i carabinieri arrestano i nostri compagni ogni qualvolta li trovano riuniti in numero di almeno tre … […]» Parole chiare e forti. E le dice lì, in parlamento, davanti a Mussolini! Il coraggio del piccolo grande sardo! E la Storia di lì a poco si sarebbe premurata di dargli – purtroppo – ragione. Ora, che il Grande Oriente pubblichi il discorso di Gramsci non può che infastidire. Oltretutto con la prefazione e l’introduzione di due massoni ufficiali e titolati. Fastidio perché parlare bene della massoneria dopo Gelli è un puro eufemismo. La magistratura ha ampiamente dimostrato il carattere a delinquere dell’associazione. Non solo: ma anche il fine golpista. Né occorre ricordare storicamente cosa è stata la “libera associazione dei muratori”, il contributo da questi dati al Risorgimento, il dato che Garibaldi fosse un adepto della loggia massonica. La massoneria di oggi non ha nulla a che vedere con quella di ieri. Il passato non può restituire la verginità perduta. Dunque, parlino pure di Gramsci, ma sapendo bene di quanto diversi siamo noi gramsciani.

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