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Il grande sonno - Raymond Chandler - copertina
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Venditore:

L'Odissea Libri e Arte
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Dettagli

11
2008
Tascabile
224 p.
9788807810831

Valutazioni e recensioni

4,16/5
Recensioni: 4/5
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DOMENICO BOSCO
Recensioni: 4/5
Grande Marlowe!

Raymond Chandler è un autore che ha sempre esercitato su di me una certa attrazione, ma Il Grande Sonno, pur presente da tempo nella mia libreria, è stato letto solo recentemente. L’incontro con questo romanzo si è rivelato molto piacevole. Il Grande Sonno segna l’esordio del detective privato Philip Marlowe, figura riuscitissima della narrativa hard-boiled, costruita con notevole efficacia: ironico, disincantato, vizioso quanto basta e dotato di una lucida capacità di osservazione. Marlowe si muove in una Los Angeles degli anni Trenta cupa e corrotta, scenario perfetto per un intreccio che coinvolge gangster, biscazzieri, sicari e borghesi in evidente declino morale. La trama è volutamente complessa e stratificata; l’abbondanza di personaggi e sottotrame può rendere l’approccio iniziale impegnativo, ma il racconto procede con coerenza fino a risultare chiaro, intrigante e, soprattutto, coinvolgente. Più che alla soluzione dell’indagine, Chandler sembra interessato a costruire un’atmosfera e a delineare un sistema di relazioni corrotte, in cui il crimine è parte integrante del tessuto sociale. Di particolare rilievo è la traduzione di Oreste Del Buono, capace di rendere con precisione ed equilibrio la prosa di Chandler: una scrittura ricca di dettagli, talvolta ridondante, ma sempre funzionale alla caratterizzazione dei personaggi e dell’ambiente. Il linguaggio e i dialoghi conservano un tono dichiaratamente retrò che, lungi dall’essere un limite, contribuisce allo stile complessivo dell’opera e ad una qualità che ritrovo sempre meno in molta narrativa contemporanea. Marlowe mi ha conquistato: senza dubbio una delle sue avventure accompagnerà la mia prossima estate. Ottimo!

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Riccardo Alberti
Recensioni: 5/5

«Erano quasi le undici di una mattina di mezzo ottobre, senza sole e con una minaccia di pioggia torrenziale nell’aria troppo tersa sopra le colline. Portavo un completo azzurro polvere, con cravatta e fazzolettino blu scuro, scarpe nere e calze nere di lana, con un disegno a orologi blu scuro. Ero ordinato, pulito, ben rasato e sobrio, e non me ne importava che la gente se ne accorgesse. Sembravo il figurino dell’investigatore privato elegante. Andavo a far visita a un milione di dollari». Questo l’incipit de “Il grande sonno”, a mio parere uno dei più gustosi della letteratura mondiale, perché in poche righe ci dice già moltissimo del detective Philip Marlowe e del suo autore. Chandler, maestro e capostipite con Hammett del genere hard-boiled, dipinge un antieroe a tutto tondo e ci regala una serie di affreschi della “Città degli Angeli” e una galleria di personaggi “belli e dannati” che fa completamente dimenticare qualche farraginosità della trama, peraltro imprescindibile in questo genere di romanzi. “Il grande sonno” è uno dei pochissimi libri che ho letto più di una volta e, credetemi, sempre con grande divertimento. Imprescindibile in questa traduzione, la migliore disponibile, ad opera di Oreste Del Buono.

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Riccardo Alberti
Recensioni: 5/5

Erano quasi le undici di una mattina di mezzo ottobre, senza sole e con una minaccia di pioggia torrenziale nell'aria troppo tersa sopra le colline. Portavo un completo azzurro polvere, con cravatta e fazzolettino blu scuro, scarpe nere e calze nere di lana, con un disegno a orologi blu scuro. Ero ordinato, pulito, ben rasato e sobrio, e non me ne importava che la gente se ne accorgesse. Sembravo il figurino dell'investigatore privato elegante. Andavo a far visita a un milione di dollari." Questo l'incipit de "Il grande sonno", a mio parere uno dei più gustosi della letteratura mondiale, perché in poche righe ci dice già moltissimo del detective Philip Marlowe e del suo autore. Chandler, maestro e capostipite con Hammett del genere hard-boiled, dipinge un antieroe a tutto tondo e ci regala una serie di affreschi della "Città degli Angeli" e una galleria di personaggi "belli e dannati" che fa completamente dimenticare qualche farraginosità della trama, peraltro imprescindibile in questo genere di romanzi. "Il grande sonno" è uno dei pochissimi libri che ho letto più di una volta e, credetemi, sempre con grande divertimento.

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Recensioni

4,16/5
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Voce della critica


(recensione pubblicata per l'edizione del 1987)
recensione di Carboni, G., L'Indice 1987, n. 7

I gialli Mondadori hanno raggiunto e festeggiato le 2.000 copie, Sherlock Holmes compie cent'anni e cent'anni compirebbe il prossimo anno Raymond Chandler.
Giocando d'anticipo Oreste del Buono e Feltrinelli aprono le celebrazioni con "Il grande sonno" (1939), prima di una serie di iniziative dedicate allo scrittore Raymond Chandler.
Con questa nuova traduzione Oreste del Buono si propone di trovare definitidamente a Chandler un posto sullo scaffale della Letteratura Americana, assieme a Melville e a Faulkner, per intenderci. Ed è una collocazione controversa fin dalle origini.
Pare che Gide e Malraux avessero pensato di proporre Dashiell Hammett, maestro di Chandler e nume tutelare di questa letteratura hard boiled, dura, noir, come dicono, per il premio Nobel, e questo per la forza della sua presa realistica, per aver, come ha detto lo stesso Chandler "tolto il delitto da un vaso di vetro veneziano per sbatterlo di nuovo sulla strada". Adorno al contrario si scaglia contro questi gialli per la loro violenza e per la loro connaturata irrazionalità, e certo non aveva tutti i torti se Chandler stesso, interrogato da Faulkner in difficoltà per la sceneggiatura proprio del "Grande sonno", confesserà serenamente di non avere la minima idea di chi fosse l'assassino di uno dei personaggi minori, di sapere solo che gli serviva un morto a quel punto.
Ma Chandler, lui in proprio, lo merita questo posto tra i grandi scrittori? Io direi di sì, ma non per aver faticosamente attraversato la palude della letteratura di massa per approdare alle pendici di Elicona della Letteratura, ma piuttosto per avere portato a termine nel romanzo quel compromesso e rimescolamento tra "cultura alta" e "cultura di massa" che già il cinema aveva posto come problema cruciale. Ed è proprio lo stile di Chandler, preso tra il parlato fortemente pittoresco del dialogo e il barocchismo letterario, quasi ossessivo, di certe immagini il test migliore di questo compromesso. La nuova traduzione di del Buono è molto attenta, forse troppo, a questi disequilibri e il risultato è a volte assai felice, specialmente nella resa delle immagini; a volte, specialmente nel dialogo, è meno centrata, tanto da produrre curiosi effetti di straniamento. Forse è solo questione di gusti e probabilmente di nostalgia per quelle vecchie traduzioni grazie alle quali (Chandler) lo abbiamo potuto incontrare.
Chandler è un grande scrittore perché fissa definitivamente le regole di un genere, ma è grande soprattutto perché riporta il giallo, non al realismo della violenza e della corruzione, ma alle sue origini gotiche, lo riporta al sublime, al terrore dello scontro solitario dell'uomo con i propri fantasmi con il fantasma della morte, e al suo quotidiano esorcismo. Riporta il giallo al punto da cui lo aveva fatto partire. E.A. Poe che sapeva benissimo come tutta la infallibile ragione del suo Dupin non potesse che venire dopo, misera consolazione rispetto alla impotenza di fronte al delitto compiuto, alla morte irreparabilmente avvenuta. Se è grande Chandler è grande per questo, e per averlo saputo raccontare alle "masse".

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Conosci l'autore

Raymond Chandler

1888, Chicago

Dopo essersi trasferito in Inghilterra e aver compiuto i suoi studi lì, ritorna in America e si stabilisce in California. Inizia a lavorare nel campo petrolifero, ma nel 1933 collabora con la rivista gialla «Black Mask» che aveva lanciato il genere poliziesco d’azione. Nel 1939 pubblica il suo primo romanzo, Il grande sonno. Nel 1943 firma un contratto con la Paramount e inizia a lavorare per il cinema come sceneggiatore (film come La fiamma del peccato, The Unseen e L'altro uomo). Entrato nel tunnel dell'alcolismo, a seguito della morte della moglie, tenta il suicidio. Iniziano i soggiorni in cliniche private per disintossicarsi.Tra gli altri suoi libri ricordiamo I racconti della semplice arte del delitto, Otto storie inedite, Blues di Bay City, L’uomo a cui...

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