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Daniel Pennac

Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
Pagine: 68 p. , Brossura
  • EAN: 9788807840463

Geniale costruttore di miti contemporanei, Pennac ha tratto molte delle sue storie dall'osservazione attenta del topos, del luogo comune letterario e sociale. Analogamente, ha saputo proporre a un pubblico affezionato un'immagine di sé simpatica e accattivante, dalle caratteristiche in parte simili a quelle dei suoi personaggi. Con Grazie!, un esercizio di stile dedicato al ringraziamento come genere letterario, lo scrittore abbatte ancora una volta la barriera fra la letteratura e la (propria) vita, interpretando una situazione che ha certamente conosciuto in prima persona. Ritratto sarcastico dei meccanismi di premiazione in ambito artistico, questo breve testo è anche una sorta di guida per i premiati che si chiedono chi ringraziare e si inserisce, come altre opere del medesimo autore, in un complicato gioco autoreferenziale e autoironico. Qui Pennac mette in scena, letteralmente, poiché siamo a teatro, la situazione tipo più simbolica nella vita pubblica dello scrittore di successo: il discorso di ringraziamento che segue al conferimento di un premio (immaginiamo letterario) "per l'insieme dell'opera". L'espressione dei dubbi, degli interrogativi esistenziali e soprattutto dei paradossi che questa situazione implica non provocheranno alcuna reazione scomposta nel pubblico, che manterrà da un lato il proprio ruolo, confinando dall'altra il premiato protagonista in quello di simbolo, anzi di trofeo. L'artista finirà infatti per trasformarsi nel trofeo che gli è stato assegnato, luogo comune spersonalizzato, del tutto indipendente dall'opera che si premia e di cui, proprio per questo, "ci si sbarazza dietro le quinte".

Paola Ghinelli

Recensioni dei clienti

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    Jules

    12/12/2012 23.03.40

    Gioiellino. Ho detto tutto.

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    marianna

    29/08/2009 14.51.33

    a me è piaciuto molto, vorrei vederlo in teatro però, un buon interprete potrebbe valorizzarlo ancora di più!

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    marcelloT

    18/05/2009 09.49.11

    Mi e' sembrato un libretto un po' tirato; forse a teatro rende di piu'. Ci sono alcuni passaggi molto belli, quando spiega che i primi ad essere ringraziati dovrebbero essere le giurie invece che la famiglia o gli amici. Altri passaggi sono tirati per i capelli.

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    Giacomo

    07/02/2008 19.49.31

    Secondo me Cristiano sbaglia, Pennac qui è tutt'altro che a corto di idee, fa discorsi astrusi e lunghi, ma che coinvolgono, e alla fine, sebbene ironicamente, rivela quella che è la verità, ridicolizza i luoghi comuni, cerca di dare un senso a quella parola che ormai oggi è usata troppo frequentemente, ma che ha un profondo significato e valore. E' pur vero che è un testo teatrale, e purtroppo non ho ancora avuto il piacere di vederne una messa in scena, ma sono sicuro che risulterebbe davvero eccezionale, tutto in stile ironico by Pennac...

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    giovanna bellini

    23/12/2007 03.32.14

    e' un testo teatrale, non va letto ma interpretato. giudizio positivo.

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    Cristiano

    06/12/2007 13.27.28

    Daniel Pennac in questo libro cerca un po' di vivere di rendita, dopo il successo della serie Malaussene qui mi è sembrato quasi a corto di idee. Lui è comunque un grande autore che sa scrivere in maniera eccezionale e quindi il libro non è per nulla noioso, anzi lo si legge con piacere e rapidamente, ma come dicevo all'inizio... gli manca quel tocco, quella scintilla che contraddistingue i romanzi della serie Malaussene.

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    Valentina

    12/01/2006 18.32.12

    Bello, anche se un po' ostico alla lettura se non si è abituati ai testi teatrali. Ho visto anche lo spettacolo di Bisio e vi assicuro che a teatro è tutta un'altra cosa: fenomenale!

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    daniela

    27/09/2005 15.49.34

    Premesso che adoro Pennac, ammetto che questo 'libro'(non sarebbe stata un'idea simpatica inserirlo all'interno di un altro romanzo al posto dei soliti ringraziamenti??) è abbastanza deludente. Mi ha salvato dalla noia l'immaginare la faccia di Bisio e le varie espressioni che potrebbe fare nel recitare questo monologo (come in effetti avverrà prossimamente).

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    Francesca

    07/09/2005 13.56.51

    Io lo trovo sempre geniale, anche se 6,50 Euro per 68 pagine....

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    Visk

    11/07/2005 10.13.04

    Come sfruttare il proprio nome e fame per guadagnare un pò di soldini. Ho amato tutti i libri di Pennac, questo è un furto al lettore innamorato.

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    Elena

    17/05/2005 18.51.15

    Non pensavo sinceramente che un libro così piccolo potesse nascondere tutti quei pensieri e quelle riflessioni che invece ha suscitato in me. Ringraziare è difficile...ti costringe a tornare sui tuoi passi e a riconscere che invece alcuni di questi sono merito di qualcun altro. é necessario quindi formulare un "Grazie" tutto nostro a quella persona. Ma come? Pennac riesce a mettere a fuoco proprio questo preciso momento di crisi che penso abbia coinvolto tutti almeno una volta. La risposta che forse ci vuole dare Pennac è che ognuno ha un suo particolare modo di dire Grazie e anche che trovarne almeno uno, a volte, è davvero difficile.

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    emy

    17/04/2005 22.59.52

    Ho comprato il libro appena è uscito ma l'ho letto solo dopo mesi e mesi per la perplessità lasciatami dalle recensioni negative lette. Invece ho passato un'oretta piacevole, immersa nell'atmosfera del teatro, divertita e interessata dall'analisi che Pennac fa dell'arte di ringraziare. Ironico anche se non brillante.

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    Massimo

    14/04/2005 15.25.25

    Né bello né brutto, Pennac è un grande e qualche caduta la si può perdonare. Ma di lettori che giudicano un libro e poi scrivono in perfetto italiano sgrammaticato (e per ben tre volte) “qual'è” con l'apostrofo... (come NESSUNO54), c'è poco da fidarsi.

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    Paolo

    19/12/2004 09.51.49

    Bieca operazione commerciale sintetizzata in un monologo gradevole ma inverosimile. Nessun scopo di propaganda teatrale nè culturale. La genialità narrativa di Pennac (perlomeno di quello della saga Malausseniana) non riesce mai ad affiorare; inoltre, la dedica a Stefano Benni pare una sorta di alleanza segreta: si vogliono unire le due stirpi di lettori per far fluire un fiume di soldi con sessanta pagine neanche tanto magistrali.

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    nessuno54

    01/12/2004 19.59.31

    La lettura, qualcuno ha scritto su queste pagine dedicate alle riflessioni di noi lettori, non si valuta a peso. Vero. Ma, qual'è il valore di una breve piece teatrale venduta come fosse un qualsiasi libro? Qual'è la motivazione di fondo che spinge un ottimo scrittore, qual'è senza alcun dubbio Pennac, a postare nelle librerie un monologo, brillante e ben fatto ma così breve da chiedersi se è corretto pagarlo 6,50 € per sentrirsi ringraziato in qualità di lettore ( dato che questo è ciò che ha voluto fare il nostro).

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    cheekabey

    23/11/2004 12.05.47

    C'è poco da dire. Brutto. Davvero. E io ho amato tantissimo Pennac di Malaussene. Peccato.

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    raccoss

    18/11/2004 00.06.58

    Il titolo è "Grazie", il sottotitolo dovrebbe essere "...fessi". Basta chiamarsi Pennac per imbrattare 50 pagine e tirarci fuori ancora una piccola vagonata di soldi. Di cosa parla il "libro"? Uno su un palco rignrazia, con la stessa noiosità e insipienza che abbiamo visto milioni di volte a qualsiasi premiazione (a cui si assiste, però, aggratis). Fate vobis...

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    Elly Mary Maddy

    02/11/2004 17.49.52

    Cosa dire di questo libro? Pennac vuole trasmettere a noi tutti l'arte del dire GRAZIE, perchè non è affatto facile. Leggendolo mi sono trovata a volte d'accordo con l'autore, a volte imbarazzata.... Ognuno può dir grazie a modo suo, e questa opera ne è la prova. Grazie Daniel, per averci fatto sognare ancora 1 volta!

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    Claudio Malaussene

    30/10/2004 13.09.58

    Caro Daniel, Grazie! Se ancora non lo avete letto, ma avete letto altri libri dello stesso autorevole autore, e vi aspettate chissà cosa... bravi avete il coraggio di chi si fa pagare per ringraziare; di chi va a teatro pensando di essere lui l'attore principale... ci vuole molta fantasia a scrivere un libro così, che, anche se piccolo piccolo e "grosso" e "pesante"; che non è un romanzo, non è una favola, non è un racconto, è un monologo indispensabile, un po' crudo ma ben scritto. Grazie!

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    Alessandro [CH]

    25/10/2004 09.40.22

    Penso che l'intento dello scrittore (permettetemi di dirlo) è stato quello di invogliarci ad andare a teatro, con un pretesto direi quasi banale del "ringraziare", come nuova forma di dialettica. Sinceramente i concetti seppur scarni e privi di quella dialettica puramente "narrativa", sono espressi in un monologo semplicistico e accessibili a tutti, come tutti i suoi romanzi d'altronde. È inoltre impossibile non cercare di "immedesimarsi" nel personaggio e cercare, con stampo teatrale, di recitare le sue battute. (non ditemi che non ci avete provato). Ecco il suo intento secondo me è stato di farci sentire attori, oltre che partecipi della sua grande carriera di scrittore. Un saluto agli amici di "internetbookshop" Alessandro, Liceo Lugano 1 (Ticino) Per tutto il

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