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Aldo Cazzullo

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2014
Pagine: 248 p. , Brossura

16 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Storia militare - Prima Guerra Mondiale

  • EAN: 9788804622994

Le vicende di uomini comuni proiettati nel cuore della storia, nel bel mezzo di fenomeni troppo più grandi di loro: rivoluzioni, cambiamenti epocali, scoperte tecnologiche e scontri tra civiltà. Il primo conflitto mondiale sul fronte italiano fu una terribile carneficina, in cui persero la vita più di un milione di persone, tra militari e civili. Se consideriamo i morti, i feriti e i mutilati su base mondiale, arriviamo alla incredibile cifra di 37 milioni: un’ecatombe che ha spazzato via un’intera generazione. È su questa generazione, sui superstiti che riuscirono a raccontare la loro guerra ma anche sui morti che lasciarono testimonianze scritte di questa terribile esperienza, che si basa questo coinvolgente saggio di Aldo Cazzullo.
La Prima guerra mondiale, vista attraverso gli occhi della gente comune che vi ha partecipato, senza usare la lente d’ingrandimento delle complesse vicende politiche in cui il nostro Paese venne coinvolto e senza le proiezioni tipiche dello storico, diventa in queste pagine una bellissima e straziante avventura alla quale furono chiamati a partecipare migliaia di uomini, per lo più contadini, ignari del loro destino e delle sorti del mondo. Fu una guerra di posizione, combattuta palmo a palmo nelle trincee del Carso, sui monti dell’Isonzo, a Coporetto. Un fronte caldissimo in cui il nemico austriaco era talmente vicino che nella notte se ne potevano ascoltare le voci e in cui, per l’avanzata di pochi metri, venivano sacrificati interi reggimenti.
Il freddo causato dal cattivo equipaggiamento, la fame, le scarse condizioni igieniche, le malattie letali, come il tifo, il colera e l’influenza spagnola, sconvolsero le nostre truppe più della mitraglia e del gas usato dal nemico. Nei racconti allucinati dei superstiti lo spavento e la disperazione è tale che molti dei soldati andavano incontro alla morte quasi fosse una liberazione. Per codardia?
No. L’esercito italiano era fatto di contadini legati alla terra, che seppero difendere la loro terra e le loro montagne con grandissimo valore. Ma, spiega Cazzullo, vennero comandati da una manciata di generali impreparati e talvolta sadici, che non videro mai le linee nemiche e che decimarono i loro stessi uomini. Finché rimase al comando il generale Cadorna le licenze ai soldati furono rare, mentre le punizioni esemplari per i disertori o i dissidenti furono frequentissime. Solo con il passaggio al comando del generale Diaz, dopo Caporetto, le condizioni dei soldati migliorarono leggermente. Nel complesso però, apprendiamo che gli atti di eroismo e i sacrifici per la Patria furono solo il frutto di una propaganda sconsiderata da parte di certi intellettuali italiani, come D’Annunzio e i futuristi, che prima inneggiarono alla guerra e alla carneficina e poi si accomodarono nelle loro posizioni privilegiate a guardare gli altri morire.
Sono moltissimi, e tutti interessanti, i punti di vista riportati in queste pagine. Dalle testimonianze rinvenute nei diari dei soldati semplici, e conservati con cura nel Museo storico di Trento e nel Museo della guerra di Rovereto, agli articoli apparsi sui giornali del tempo, in cui giornalisti raccontano i loro reportage dal fronte, fino ai racconti dei grandi poeti e scrittori italiani, tra tutti Carlo Emilio Gadda e Giuseppe Ungaretti, che raccontarono con un linguaggio nuovo e impressionante la loro guerra.
Soldati, contadini, ufficiali di nobile stirpe, ma anche donne, portatrici, prostitute, crocerossine; scrittori e poeti, prigionieri, dissidenti, patrioti, spie. Tutte le voci dei nostri nonni, da nord a sud, mescolate in un unico grido di dolore, strozzato. Il poeta Ungaretti scrive su fogli di carta nascosti nelle sue tasche sentimenti che l’uomo non aveva mai ancora provato e che, solo per un caso fortuito, per una morte evitata, possiamo leggere anche noi.

Recensioni dei clienti

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    Alberto

    29/02/2016 16.40.00

    Ho divorato questo libro, perchè mio nonno era un Cavaliere di Vittorio Veneto. Era molto orgoglioso di questa onorificienza, e tutte le volte che indossava il vestito "buono"metteva lo scudo di Cavaliere. E' morto che avevo poco più 15 anni, abitavamo...lontano (allora fare 150 km pareva un odissea, ora in poco più di un ora lo potrei andarelo a trovare tutti i giorni...!!! )Non mi ha mai raccontato niente, se non che aveva un paura tremenda, e che sparava dalla trincea senza neanche guardare dove sparava ( o forse era quello che mi raccontava per non dirmi altro...) Questo libro in grandi linee, mi ha fatto capire cosa hanno subito e visto quegli occhi azzurri che avevo di fronte.Ho poi fatto io militare negli Alpini, e come campo lavoro sono stato un mese a ripulire la strada degli Eroi, sul momte Pasubio, e un pò ho potuto immaginare la vita di questi soldati. Mio nonno è morto nel 1972, ed e i suoi reti sono stati riesumati nel 2014. Io, contro tutti i miei fratelli, che mi dissudevano, ho voluto assistere alla mesta cerimonia, ricordando che una volta chiesi a mio padre, dove era finita la medaglia di Cavaliere di mio nonno. Lui mi rispose che era nella tomba con lui.Al necroforo, chiesi se era possibile che venisse ritrovata, e questi mi disse che se era d'oro, si, era possibile. Per farla breve, ora la ho io, e la custodirò gelosamente, per tutta la vita.

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    Renzo Montagnoli

    20/09/2015 08.19.48

    Purtroppo l'autore, nonostante l'abbondanza del materiale a disposizione, non è riuscito a trasmettere a chi legge le sensazioni, le emozioni e anche gli aneliti di chi, in battaglia o sul fronte interno, fu impegnato in quel sanguinoso conflitto. I motivi sono più d'uno: l'impostazione dell'opera, senza idee ben precise sul messaggio che con essa si voleva comunicare; il taglio giornalistico della scrittura, imputabile anche al fatto che Cazzullo è inviato ed editorialista del Corriere della Sera; il tono, che non è mai in linea con ciò che si sta scrivendo, nel senso che è distaccato quando l'autore dovrebbe essere partecipe ed è invece enfatico quando invece occorrerebbe la logica freddezza di un necessario approfondimento; ed è proprio nell'approfondimento che è carente, nel senso che manca questa caratteristica indispensabile per definire saggio storico il libro, che invece finisce con il trascinarsi in notizie, peraltro già ben note. Forse il desiderio di raccontare tutto è andato a discapito della qualità, ma questa è una colpa dell'autore che doveva senz'altro parlare della Grande Guerra nell'ottica degli umili soldati che l'hanno combattuta, ma poi questo obiettivo si deve essere perso per strada, fra tanti capitoli di argomenti diversi, che non hanno neppure un filo logico che li unisca. Ne risulta una sorta di minestrone, che se non è indigesto, però risulta anche senza sapore, al punto che dopo aver letto mi sono pentito di essermelo procurato. Dulcis in fundo le fonti non vengono citate ed è logico in un libro che non dice nulla di più di quanto già sapessimo, scritto per onorare la memoria dei nostri nonni che, però, se fossero ancora vivi, avrebbero non poco da risentirsi.

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    giorgio g

    01/09/2015 12.29.05

    Mio Padre aveva vent'anni nel 1915: venne richiamato, frequentò un affrettato corso di Allievo Ufficiale a Firenze (lui che non era mai uscito dalla natia Sicilia) e spedito al fronte. Si fece tutti i 41 mesi della guerra. Per fortuna sua era stato assegnato all'Arma di Artiglieria per cui, tranne per brevi periodi, gli fu risparmiata la prima linea. Ma non mi parlò mai della guerra: l'aveva voluta rimuovere dalla memoria come, leggendo il bel libro di Cazzullo, apprendo che è capitato a molti ex-combattenti. Io ho avuto una vita molto più tranquilla della sua, anche se nell'infanzia sono stato toccato dai bombardamenti e dallo sfollamento, ma ho sempre nutrito molta curiosità per la Grande Guerra, anche in virtù del fatto che, da bambino, ho avuto l'occasione di frequentare la città di Trento, liberata proprio al termine di quella guerra. Mi sono perciò accinto a leggere il libro che ho divorato in un paio di giorni. Devo dire che ho imparato molte cose: non sapevo dell'odissea degli italiani sudditi dell'Austria finiti in Mongolia, né conoscevo le sevizie e gli stupri che dovettero subire le nostre donne nell'anno di occupazione del Veneto da parte dell' esercito austriaco. Ma soprattutto è stata confermata la mia opinione che si è trattato, secondo la frase di Papa Benedetto XV, di un'inutile strage" che, con un po' di buon senso da parte di tutti gli Statì Maggiori si sarebbe potuta evitare e che, soltanto all'Italia, inizialmente dichiaratasi neutrale e poi passata dall'adesione alla Triplice all'alleanza con le potenze dell'Intesa, è costata 650.000 morti e circa un milione di feriti. A chi vuole approfondire le vicende che portarono alla guerra consiglio la lettura di "I Thibault" di Roger Martin du Gard. Vorrei concludere con una citazione di Indro Montanelli riportata nel libro: "Un Paese che non ricorda il passato non ha futuro",

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    rossi roberto

    27/07/2015 07.58.36

    Libro deludente ed assai poco storico che dimostra i limiti di metodo nella ricerca compiuta da chi lavora abitualmente come giornalista. E, per di più, nel libro c'è troppa ansia "patriottica": perché, ad esempio, celare il fatto che a stuprare le donne italiane nei territori di confine furono anche soldati italiani?

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    fede

    23/07/2015 11.08.50

    Il libro mi è piaciuto molto sia per i contenuti che per come è scritto. L'unica pecca e motivo per cui gli dato come voto solo 3 è che Cazzullo dedica un capitolo di parecchie pagine ai racconti che gli sono stati inviati tramite facebook da altre persone che raccontano in modo a volte un pò grossolano l'esperienza dei loro nonni. Quella parte io l'avrei evitata per approfondire altri aspetti ma per il resto è un bel libro sicuramente da leggere!

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    nanni

    18/05/2015 04.59.35

    Per chi ha letto un qualcosa di storia risulta in gran parte deludente lo scritto, taglio totalmente giornalistico, con fonti d'ispirazione prese da altri scritti di maggior connsistenza, se non da siti internet (es. Wikipedia). Elencare in circa 10 pagine innumerevoli nomi di persone oggetto di violenza, descrivendo in modo laconico e ripetitivo il fatto con tre parole non fornisce certo un valore aggiunto.

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    leonardo de chanaz

    11/05/2015 04.57.15

    Un libro molto ben documentato. Raccontato con semplicità, alle volte anche cruda, come sempre è la guerra. Per noi nati dopo la seconda guerra mondiale, la carnalità della prima appare orribile. ne consiglio la lettura a chi si interessa di quel periodo. Si prepari a leggere di eroi, massacri, sangue, ufficiali codardi, stupri. Lettura spesso da pelle d'oca.

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    saudo

    19/04/2015 19.21.07

    Bella lettura, semplice e scorrevole. Lo consiglio a chi cerca del materiale sulla Grande Guerra attinto da diari e lettere.

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    gianni

    22/03/2015 10.32.40

    ho trovato questo libro molto interessante, facendomi conoscere ciò che la grande guerra ha portato nella vita di tante persone: disperazione, morte, malvagità ma anche eroismo e amore per la patria. Purtroppo mi ha aperto gli occhi anche sul fatto dell'inadeguatezza di molte persone al comando: insomma non abbiamo capito nulla dal nostro passato! Ottima lettura

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    ton

    21/03/2015 15.12.28

    Un buon libro da leggere in occasione del centenario della Grande Guerra: credo però sia indispensabile, prima o dopo, leggere (o rileggere) opere scritte da chi quella guerra l'ha vissuta in prima persona (Lussu, Stuparich, Frescura, Cendras, Remarque, Hemingway, Salsa, per fare qualche nome)

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    Luigi Murtas

    21/02/2015 21.44.03

    Una interessante carrellata di situazioni tragiche e commoventi.

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    Marco Marchetti

    12/02/2015 01.08.04

    Avendo letto diversi libri dello stesso autore mi aspettavo molto di più. L'ho trovato confuso nell'impostazione e poco profondo nella ricerca storica.

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    RICCARDO

    08/02/2015 19.05.31

    Dei vari libri letti sulla Grande Guerra questo e' sicuramente il piu' scarso dal punto di vista della ricerca e dei racconti. Alcune citazioni sembrano prese da altri libri gia' letti o da internet; alcuni racconti sono troppo brevi; altre raccolte di dati (vittime, stupri o altro) non riescono a dare profondita' all'argomento; le ultime 40 pagine con i racconti degli amici su Facebook mi sembra che non possano rientrare nelle ricerche storiche di rilievo, non sono frutto della ricerca dell'autore e qualcuno e' addirittura senza contenuti (esempio "Il figlio della colpa": "... Fu arruolato nel '15, si fece tutta la guerra e torno' a casa solo dopo Vittorio Veneto. Non rimane della sua partecipazione alla Grande Guerra che questo tenue sbiadito ricordo, ma vorrei poterlo salvare."). La lettura puo' far capire qualcosa sulla sofferenza dei soldati e dei civili nella Grande Guerra, ma leggere che i nonni che hanno combattuto ci hanno lasciato con la loro forza morale un "patrimonio", mi fa pensare che l'intento del libro sia anche quello di far passare i soldati italiani come patrioti, valorosi e vincitori. Per me sono stati solo vittime insieme ai soldati di tutti gli altri eserciti e a tutti i civili.

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    Marcotuz

    06/02/2015 17.40.33

    bello ed emozionante... lo renderei obbligatorio nelle scuole!!!

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    Chiara

    23/01/2015 12.37.27

    Forse sarebbe stato meglio ridurre il numero di storie e raccontare qualche particolare in più... ci sono molti episodi riassunti in una riga che a mio parere non lasciano nulla al lettore. Lo consiglio comunque, soprattutto ai giovani, per non dimenticare quanto i nostri nonni/e o bisnonni/e hanno dovuto affrontare in quegli anni terribili

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    Elena

    13/12/2014 09.40.07

    Ho letto questo libro con lo scopo di documentarmi un po' sulla Grande Guerra, della quale non avevo letto mai nulla. Il giudizio è medio, più che altro perchè non ho termini di paragone. Ho apprezzato moltissimo le storie personali, ma avrei voluto anche una visione più ampia del contesto. Spero tanto che la memoria di queste tragedie rimanga, solo così si potranno evitare gli stessi errori.

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    maria chiara

    04/12/2014 10.48.51

    Un documento appassionato e dettagliato; la bibliografia citata è davvero ricchissima. Impressionante il lavoro di ricerca che deve essere stato condotto. Complimenti all'autore, soprattutto per questo: non sono infatti riuscita a provare un totale coinvolgimento emotivo, se non nelle citazioni testuali di diari e lettere dal fronte. Lodevolissimo sotto il profilo della memoria.

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    Roberto Bizzotto

    03/12/2014 13.48.35

    Mio padre rientra in queste storie, bersagliere del '99, chiamato da minorenne alla grande guerra, partito de Nervesa sul Piave, sul Carso e il Monte Nero fino a Trieste libera. A Bassano del Grappa c'è un monumento per questi "ragazzi", ma sono molto dimenticati dalla nuova generazione. Spero che nei prossimi 4 anni, oltre ai libri, ci siano le istituzioni a ricordare una grande tragedia. Vorrei sapere se ci sono altre persone viventi, figli di questi combattenti.

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    claudio

    30/11/2014 16.25.13

    E' chiaro che Cazzullo non si inventa le storie dei nostri nonni, da qualche parte le deve aver apprese. Anch'io ho letto il libro de Il Mulino, ma non per questo il lavoro di Cazzullo ne esce ridimensionato. Anzi, un valore ce l'ha: aver restituito alla nostra attenzione fatti che ormai la nostra memoria aveva messo nel dimenticatoio. E lo ha fatto riportando alla luce le voci di quanti nelle trincee patirono fame, pidocchi, paura, freddo e -per tanti- morte e mutilazioni.

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    gianni

    16/11/2014 22.55.37

    Come già in altri suoi libri, Cazzullo riesce, anche in questo, a raccontare a chiunque la storia d'Italia con grazia, garbo e coinvolgimento. Decisamente un bel libro.

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