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«Guerra guerra ai palazzi e alle chiese...» Saggi sul canto sociale

Descrizione


Dal 1958 il gruppo torinese di Cantacronache, sulla scia di una breve esperienza di Ernesto de Martino in Emilia nel 1951, compie le prime approfondite ricerche sui canti sociali italiani. Dal 1962 in poi il movimento di riscoperta del canto sociale eserciterà una profonda influenza su tutta quanta la cultura italiana, dalla musica leggera ai cantautori, dalla musica colta alla didattica musicale, dall'etnomusicologia alla storia. Sino ad allora ci si era domandati se davvero l'Italia moderna avesse avuto un canto sociale, oltre le voci ormai rese ufficiali dall'innodia risorgimentale, fascista, di partito e dalle poche canzoni partigiane generalmente conosciute. E i più ritenevano, fondando il giudizio su quanto era sott'occhio, che ben povero era il nostro repertorio di canti sociali, rispetto ad altri paesi, e che non valeva certo la pena di correre dietro a fantasmi per trovarsi in pugno, dopo un'inutile fatica, qualche misera strofa e qualche retorico inno in più. Le ricerche e le riflessioni di allora sul canto sociale hanno praticamente ribaltato quanto la cultura ufficiale aveva teorizzato in proposito; e oggi il nostro paese può contare su un invidiabile corpus di canto sociale in raccolte, in pubblicazioni a stampa e in dischi. In un momento di nuovo grande interesse per il canto sociale, questo volume ripropone i principali saggi di uno dei maggiori protagonisti di quella battaglia culturale.
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Informazioni:

Bermani, Cesare. Guerra guerra ai palazzi e alle chiese... : saggi sul canto sociale. Roma Odradek, 2003., Odradek, 2003. <p>43095</p> <p>300</p> <table class=''table table-1 table-sm''> <tbody> <tr> <td class=''table-title''> <div class=''table-title-item''>Autore principale</div> </td> <td class=''table-list''> <div class=''table-list-item ''> <div class=''table-text-item''>Bermani, Cesare</div> </div> </td> </tr> <tr> <td class=''table-title''> <div class=''table-title-item''>Titolo</div> </td> <td class=''table-text''> <div class=''table-text-item''>Guerra guerra ai palazzi e alle chiese... : saggi sul canto sociale / Cesare Bermani</div> </td> </tr> <tr> <td class=''table-title''> <div class=''table-title-item''>Pubblicazione</div> </td> <td class=''table-text''> <div class=''table-text-item''>Roma : Odradek, °2003!</div> </td> </tr> <tr> <td class=''table-title''> <div class=''table-title-item''>Descrizione fisica</div> </td> <td class=''table-text''> <div class=''table-text-item''>X, 389 p. ; 21 cm.</div> <div class=''table-text-item''> </div> <div class=''table-text-item''>descrizione: brossura</div> <div class=''table-text-item''>condizioni: ottime</div> <div class=''table-text-item''>NB Questo libro, in quanto usato, potrebbe presentare segni di precedenti proprietari, quali <br />sottolineature e scritte a matita o penna oppure timbri di appartenenza, non indicate nella scheda,<br />come pure lievi abrasioni, piccoli strappi, piegature, tracce d'umidità, ingiallimenti delle carte, <br />incurvamenti e foxing, tipici dei libri usati.</div> </td> </tr> </tbody&g

Dettagli

2003
X-390 p.
9788886973472

Voce della critica

Il titolo del libro è, alla lettera, un verso dellÆInno dell'Internazionale, composto dal dottor Stanislao Alberici Giannini nel 1875, da cantarsi sull'aria della Marsigliese. E proprio alla decisiva influenza che ebbe la Marsigliese nel modellare l'innologia politica, prima giacobina e in seguito anarchica e socialista in Italia dalla fine dal XVIII a tutto il XIX secolo e oltre, è dedicato uno dei saggi di Bermani.

Fin dal 1796 l'autore ritrova un "Inno patriotico sull'aria Allons enfants " pubblicato a Bologna; passando per un "Inno patriotico sul metro ed aria del Francese Allons Enfants de la Patrie (...) offerto al rigenerato popolo piemontese (...) cantato nella Nazionale Università all'inalzamento dell'Albero della Libertà" del 1798; fino al citato Inno dell'Internazionale dell'Alberici Giannini, per arrivare ad altri inni che assumono della Marsigliese originale la traduzione del testo da cantarsi su nuova melodia o che propongono un nuovo testo da cantarsi su rifacimenti più o meno fedeli o travisati dell'aria originaria, come il canto Su marciam lavoratori!, noto anche come La Marsigliese del lavoro, databile grosso modo immediatamente a monte della prima guerra mondiale. Tanto da confermare un giudizio espresso da Roberto Leydi, per il quale: "La Marsigliese costituisce, attraverso la sua ricca filiazione italiana diretta ed indiretta, il modello di gran parte dei nostri inni politici, fino a tempi recenti, con una permanenza di tono, di simboli, di linguaggio e di metrica che va al di là della coincidenza".

Nello stesso saggio è "raccontato" il singolare itinerario di quest'inno che, dopo oltre un secolo di glorioso servizio alla causa dei progressisti e dei proletari, diventa per la Francia, all'inizio del XX secolo, un inno nazionalista, e come tale viene rifiutato dal movimento operaio, che gli contrappone polemicamente L'Internationale di Pottier e Degeyter; con relativa aneddotica sul fatto che, essendo la metrica dei due inni identica (fino a far supporre che Pottier avesse scritto il suo testo - nel 1870 - perché fosse cantato sull'aria della Marsigliese), c'era chi si divertiva a sfottere la polizia - propensa ad accettare la Marsigliese e a inquietarsi all'ascolto dellÆInternazionale - cantando il testo di questa sull'aria di quella, e viceversa.

A proposito de L'Internationale, in un altro saggio dedicato a Pierre Degeyter che ne compose la musica, nel 1888, si può seguire, con una certa sorpresa, la vicenda dell'aspra contesa legale che contrappose Pierre al fratello Adolphe sull'attribuzione del copyright dell'inno; contesa legata all'abbandono, da parte di Pierre, del Parti Ouvrier Fran&çais per il Parti Socialiste Unifié; atto che non gli venne perdonato dai vecchi compagni, tra i quali l'editore, che per ripicca riuscirono a far attribuire i diritti dell'inno ad Adolphe, rimasto fedele al partito d'origine. Sempre in materia di aneddotica sui più famosi inni del repertorio sociale, può essere istruttivo, per capire meglio il clima della lotta politica di quei tempi, apprendere, da un altro saggio, che lÆInno dei Lavoratori, quello su testo di Filippo Turati, "era perseguitato con accanimento, ma lo si cantava, lo si suonava, lo si zufolava (...) Chi era colto, veniva condannato a 75 giorni di reclusione per il reato di istigazione a delinquere e di eccitamento all'odio". La musica dell'inno era opera di Amintore Galli, un cattolico, monarchico, conservatore, autore di oratori sacri e opere religiose. Il saggio ci racconta come abbia potuto avvenire l'inaspettato coinvolgimento di un tale personaggio nella composizione di un inno ritenuto sovversivo. Il Galli aveva composto questa musica per un testo di un certo Luigi Maria Persico, destinato a un collegio di educande. Turati, che era conoscente del Galli, ritenne che tale musica si adattasse benissimo al proprio testo, e, nonostante le proteste del musicista, se ne appropriò. Fu così che la musica su cui ancora oggi si canta "Su fratelli, su compagne / su venite in fitta schiera; / sulla libera bandiera / splende il sol dell'avvenir" fosse nata per rivestire ben altri versi: "Tutto è gioia tutto è festa; / è tornato il nuovo sole / è tornata primavera / col profumo dei suoi fior".

Questi brevi cenni per evidenziare come la lettura del libro possa riservare sorprese gradite e anche a volte spassose. Si tratta di una raccolta di saggi, in gran parte già pubblicati. Averli riuniti in un unico volume, congiuntamente al fatto che le precedenti pubblicazioni erano di limitata diffusione, stante il loro carattere di nicchia molto specialistica, giustifica però ampiamente l'iniziativa editoriale. Alcuni dei saggi, come quelli finora citati, nascono da una ricerca prevalentemente su archivi cartacei, svolta su una vastissima bibliografia, italiana ed estera, di carattere sia strettamente etnomusicologico che storico-politico.

Ma i saggi più caratteristici del libro sono quelli nati da ricerche sul campo e fondati sulla vasta messe di materiale raccolto nell'ambito della cultura orale: quella cultura che si trasmette attraverso canali di comunicazione che l'autore definisce "popolari o di classe", e che contrappone ai canali di comunicazione di massa (massmedia), poiché, a differenza di questi ultimi, i primi sono veicoli di una "comunicazione orizzontale". Qui, al posto dei riferimenti bibliografici, troviamo nome, cognome e data di nascita dei "protagonisti" del fatto, che sono i portatori della testimonianza orale: operai, ex mondine, pensionati, impiegati comunali, ex partigiani, militanti dei partiti e dei sindacati operai, ognuno con la propria vicenda politica, economica e sociale alle spalle, a dare consistenza e verità al brano di storia di cui sono stati testimoni diretti: una strofa, un motivo musicale, un fatto, un nome, un'avventura, memorizzati su un registratore e poi, a tavolino, riascoltati, messi in collegamento con un'altra testimonianza registrata, con un foglio volante conservato in un archivio, con un ritaglio di giornale.

Come scrive Bermani nel saggio introduttivo, "caratteristica del canto sociale è che, a differenza di buona parte del canto popolare, i suoi processi di formazione, trasformazione, diffusione e dissoluzione sono quasi sempre documentabili, rimandano cioè a dei precisi quiedove e quindi anche a degli autori che è quasi sempre possibile identificare". Ed è sulla base di questa premessa che l'autore, da tutti questi tasselli, conservati e analizzati con la trepida cura che si riserverebbe ai rotoli del Mar Morto, ricostruisce la storia, o un frammento della storia di una canzone di lavoro, di un inno politico, di una strofetta satirica, attraverso i passaggi, le trasformazioni, le aggiunte e le sottrazioni che sono state operate nell'itinerario che questi pezzi di comunicazione orale hanno seguito per arrivare fino al ricercatore.

Si recupera in questo modo, con un'operazione che, oltre che da archeologo è anche da Sherlock Holmes, la nascita, l'evoluzione, l'uso politico, le varianti, anche le più bizzarre, di canti cult, come lÆInno del Sangue (più nota come Il feroce monarchico Bava), Guarda là cola pianura, Bella ciao, Bandiera rossa (una melodia, questa, usata per diversissimi testi, sia di matrice comunista e socialista, che fascista, dagli interventisti e dagli anti-interventisti, dagli arditi rossi e da quelli neri, fino ad arrivare alle tifoserie interiste), e di altri meno noti.

A proposito della rilevanza che ha il contesto politico e sociale sui "canali di comunicazione popolare", e sul carattere anche stilistico dei canti sociali che vengono trasmessi attraverso di essi, il libro è ricco di osservazioni molto precise e a volte inedite. Fra le altre val la pena citare quella per cui l'influenza del canto contadino tradizionale nel repertorio "sociale" risulta più accentuata nel Mantovano-Cremonese "dove la formazione di organizzazioni di difesa contadine risale agli anni milleottocentoottanta" rispetto al Novarese-Vercellese, "dove il socialismo è invece penetrato nelle campagne grazie alle organizzazioni politiche e sindacali cittadine"; o quella per cui i canti del giacobinismo italiano, caratterizzati da elementi stilistici troppo dissimili da quelli popolari "indigeni" ("troppi inni e ditirambi e troppo poche strofe e ritornelli") rimasero patrimonio di una ristretta élite e non lasciarono traccia nella memoria della classi subalterne, laddove i canti degli oppositori, antigiacobini e filoborbonici, vi lasciarono una traccia profonda.

Va infine rilevato con soddisfazione che l'autore ha ritenuto indispensabile corredare i saggi con la stesura di alcune partiture riportanti le linee melodiche, a volte anche quelle armoniche, dei principali canti di cui ha trattato.

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Conosci l'autore

Cesare Bermani

Cesare Bermani (Novara, 1937), storico, tra i fondatori dell’Istituto Ernesto de Martino, è stato tra i primi a utilizzare criticamente le fonti orali ai fini della ricostruzione storica. È autore tra l’altro di Pagine di guerriglia. L’esperienza dei garibaldini della Valsesia (Istituto per la storia della Resistenza in provincia di Vercelli, 1995-2000); Storia e mito della Volante Rossa (Nuove Edizioni Internazionali, 1996); Il nemico interno. Guerra civile e lotte di classe in Italia (1943-1976) (Odradek, Roma 1997); Al lavoro nella Germania di Hitler. Racconti e memorie dell’emigrazione economica italiana 1937-1945 (Boringhieri, Torino 1998); Guerra guerra ai palazzi e alle chiese”. Saggi sul canto sociale (Odradek, 2003).

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