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Péter Esterházy

Curatore: G. Pressburger
Traduttore: A. Sciacovelli
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2003
Pagine: 712 p.
  • EAN: 9788807016271

Da dove cominciare di fronte a questo enorme libro di più di seicento pagine, a confronto del quale I Buddenbrook sembra un embrione? Una summa, un puzzle, una storia di famiglia che non risale alla nonna o alla bisnonna, ma al xvi secolo in quelle lande che sarebbero diventate la Mitteleuropa. Péter Esterházy è il discendente dei principi Esterházy d'Ungheria, famiglia di aristocratici vicini a imperatori e re. Quando, nel 1949, il partito comunista impone un regime stalinista, la famiglia di Péter decide di restare piuttosto che andare in esilio.
Il libro è diviso in due parti, la prima parte racconta, in 371 paragrafi, la storia della famiglia dal 1500 in poi mentre la seconda è dedicata alle vicende degli Esterházy a partire dal 1900. Nella lunga carrellata storica, ciascun antenato maschio viene chiamato "mio padre" e, dopo un primo attimo di straniamento, si sprofonda in una storia che da familiare diventa quella di un'intera umanità o, più esattamente, quella della nobiltà mitteleuropea e non solo, che viaggiava, studiava e si sentiva ovunque a casa propria. "La narrazione naturalmente non è lineare, non sarebbe da Péter Esterházy, accanito sperimentatore, vero 'pierino' della letteratura, pronto a sbeffeggiare tutto ma non alieno da autentiche, toccanti commozioni. Anche il titolo del libro alle prime può suonare come una beffa. Prende in prestito quello di una composizione musicale settecentesca di un rampollo della famiglia, musicista dilettante. In realtà la storia di questa famiglia, così com'è raccontata, è quanto di più disarmonico e stridente si possa immaginare. è piena di impiccagioni, decapitazioni, torture, stupri, tradimenti […]. Ma di questa 'armonia' c'è anche una giustificazione più profonda. Sta nell'irriducibile, irrefrenabile ottimismo dell'autore. Come spavaldo sperimentatore, egli crede profondamente che l'apparente insensatezza delle cose abbia un senso, che tutto il nostro annaspare, anche la più assurda casualità, possa diventare parte di qualcosa, di un disegno." (Giorgio Pressburger)

Recensioni dei clienti

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    roberto

    11/11/2015 20.58.03

    Questa e' roba illeggibile, punto. Lungi dal voler presentare, sia pure per immagini e in modo fuori dagli schemi, una storia familiare/nazionale, vengono messi in fila una serie di "brandelli" che, senza una profonda e dettagliata conoscenza storica nel senso classico del termine, non hanno alcun significato. Leggo una media di 150 libri/anno, tre quarti dei quali di narrativa, quindi mi ritengo un lettore con tutti i titoli per fare queste affermazioni.

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    giovanni

    12/11/2008 00.46.49

    quanto stupendo materiale sprecato in questa originale ed inutile scelta stilistica. cosa resta dopo le centinaia di " il mio buon padre" ?

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    DANIELA

    12/10/2006 12.02.25

    e' "la cosa" piu' inconcludente e priva di senso che io abbia mai letto. Non si riesce ad appassionarsi ne' ad entrare nei personaggi perche' ogni paragrafo e' a se, sembra addirittura a volte contraddire il precedente, insomma uno scritto da folli. Non vedo neanche questa grande abilita' nello scrivere, proprio non mi piace nulla di questo libro.

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    Luca

    11/11/2005 17.01.19

    Pantagruelico nella sua eccedenza, una "odissea" in frantumi, degnissimo di concludere la folle stagione creativa novecentesca. Alla ricerca del perduto(si) nel tempo (o forse il tempo della ricerca è perduto).

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    Gurrado

    29/01/2004 14.52.31

    Un romanzo meraviglioso, saga come solo i mitteleuropei sembrano saper farne. Personalmente preferisco la prima metà, in quanto la sezione dedicata all'esilio dopo l'instaurazione del comunismo spezza un po' il ritmo da girandola storica del libro. Un romanzo così, forse, poteva scriverlo solo un matematico: e ahimè molti oggigiorno da liu avrebbero da imparare come si scrive un romanzo storico. Nove meno.

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    Stefano

    26/08/2003 21.02.06

    Capolavoro.. decisamente un capolavoro... chissa' se si potra' vedere pubblicato qualche altro libro di Esterhazy..

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