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Descrizione

Heliopolis è una città lontana, proiettata in un futuro che la tecnica domina in modo onnipervasivo. Teatro delle passioni umane in cui confluiscono frammenti del nostro tempo, la città è scossa da uno scontro di potere ai vertici del regime. Tradizioni venerabili e antiche comunità sono spazzate via dalle infallibili armi dell'esercito, ma l'apparato tecnologico, che miete le sue vittime in nome del progresso, sa anche preservare la memoria del passato, grazie a potenti apparecchiature che archiviano l'intero scibile umano. Il comandante Lucius, protagonista del romanzo, si dibatte nelle contraddizioni di un'utopia malata, oscillando tra il culto della disciplina e l'attrazione per Budur, donna sfuggente e altera, immagine dell'amore salvifico. Romanzo visionario, sinistra prefigurazione e insieme una delle prove narrative più alte dello scrittore tedesco, Heliopplis fu pubblicato da Jünger nel 1949.
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Dettagli

2006
22 giugno 2006
376 p., Brossura
9788882463625

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Cristiano Cant
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A distanza di nove anni socialmente e politicamente pesantissimi dall'ultima traccia recensoria sottostante, raccolgo i robusti elementi del mio stato di lettore e siglo con un cinque più che sicuro la mia valutazione. Un libro è sempre un uomo in viaggio nel cuore delle cose, nel sonno della vita come nelle noie o nei grumi rabbiosi di ciascuno; trova lo stesso le sue tratte, sa dove deve andare, in quali mani decidersi ad affittare una stanza e dimorare per qualche tempo; poi da lì passerà ad altri luoghi, più segreti e invisibili, densi di quella quiete rafforzata da un sogno e una piega dello spirito che grazie a quell'esperienza trovano infine il conforto di mezza certezza. Al remoto lettore anteposto a questa mia replico: amico bello, cos'è un semplice pulsante nel labirintico irrespirabile mondo della finanza moderna se non il sosia di un detonatore bellico di un secolo fa? Come cent'anni addietro saltavano in aria uomini e divise, ora saltano in aria destini e posti di lavoro solo grazie a un rozzo sensibilissimo pulsante nelle sale nebulose del potere. Non è forse tecnica questa? Vai al di là del mero dato guerresco e spingiti oltre le "cortine" del sangue reale, vai nella metafisica della tecnica e chiediti insieme a me se questo libro non l'ha specchiata in pieno nei suoi più tumorali nonsensi, nelle sue verità più dannate, rendendo poesia (per differenza, e per fortuna) la misera matassa di intenti e di inspiegabilità che ahimè chiamiamo storia. Sotto e dentro il pulsante c'è il pulsare allora, la bellezza e il calore della parola, ferocia e eccesso, ma anche stemma di impagabile salvazione. Un capolavoro cos'è se ci pensi? La vita che sguscia dalle arterie occluse del suo opposto, la speranza che sgorga nitida sotto la lente dei paradossi più atroci; il sogno che si accosta al risveglio non lo incarna, ma almeno lo ha sentito, lo ha odorato, lo ha visto, e se lo ha visto lo ha avuto, perdendolo. Rileggilo, e dopo raddoppia la posta.

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Un lettore
Recensioni: 2/5

Diciamo la verità: la retorica jüngeriana sulla "tecnica" ha fatto il suo tempo e appare ogni giorno piu' stantia. Non nego che certe profezie jüngeriane potessero suscitare un certo interesse mezzo secolo fa, ma oggi dobbiamo ammettere che cio' che minaccia l' Occidente non è l'ipertrofia tecnologica, ma quell' insieme di cause che da sempre nella Storia sono state motivo di declino e caduta: decrepitezza, stanchezza esistenziale, ipetrofico benessere materiale che rende sazi e annoiati, e soprattutto lo scontro con civiltà piu' giovani, agguerrite, motivate a imporsi e espandersi e pronte a contrapporre all' "operaio" o al combattente della "guerra di materiali" (per citare ancora un paio di figure della anemica retorica jüngeriana) il partigiano fanatico e disperato, animato (ma, se la grammatica lo permettesse, sarebbe meglio dire "mortificato") da una ideologia di inimicizia totale. Insomma cio' che aspetta l'Occidente non è il paesaggio glaciale della tecnica trionfante, ma il magma di un nuovo medioevo caotico e disperato, in cui la tecnica potra' al masso fornire i rudimenti per evitare il tracollo totale della vita civile (cosi' come i rudimenti della cultura classica permisero all'Occidente di sopravvire allo scorso medioevo). Eppure si fa finta di niente, si continua a definire il librino di Jünger "attuale" e "profetico": sembra quasi che il tanto deprecato "eurocentrismo" si sia ormai rifugiato nelle teorie circa il destino ultimo dell'Europa, quasi che quest'ultima non riesca a concepire l' idea di soccombere di fronte ad altri popoli e nuove barbarie. Tornando a Jünger, penso che il migliore giudizio su di lui sia quello espresso da Goebbels: finita l'esperienza vitale delle "tempeste d'acciaio", cio' che rimane di Jünger è soltanto inchiostro..

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Ernst Jünger

1895, Heidelberg

(Heidelberg 1895 - Riedlingen, Alta Svevia, 1998) scrittore tedesco. Volontario nel primo conflitto mondiale, idealizzò la guerra come prova di coraggio e presa di coscienza di ignote dimensioni psichiche, nel diario di guerra Tempeste d’acciaio (In Stahlgewittern, 1920), nei racconti di Fuoco e sangue (Feuer und Blut, 1925) e Ludi africani (Afrikanische Spiele, 1936), nei saggi La lotta come esperienza interiore (Der Kampf als inneres Erlebnis, 1922) e Il cuore avventuroso (Das abenteuerliche Herz, raccolti nel 1929). Nel saggio L’operaio (Der Arbeiter, 1932) polemizzò con il romanticismo politico e identificò nel lavoratore-soldato il rappresentante dell’epoca moderna, che ha distrutto in sé ogni individualità. J. fu nazista, ma già...

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