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Nicola Lecca

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2006
Pagine: 217 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804546771

A ventidue anni Nicola Lecca arriva in finale allo Strega con i racconti di Concerti senza orchestra. Si piazza quinto ma è l'inizio di una carriera che a inizio 2006 e quindi appena trentenne lo vede al quarto libro che è stavolta un romanzo. In quanto romanzo italiano questo Hotel Borg presenta più di una peculiarità. Prima di tutto l'ambientazione che è il Nord Europa; quello noto dell'Inghilterra – ma solo all'inizio e comunque di sguincio – poi la Norvegia e infine soprattutto la misteriosa Islanda uno stato di centomila chilometri quadrati abitato come un quartiere mediamente popoloso di Roma.

Un'altra singolarità di questo romanzo debitamente indicata nel risvolto di copertina è l'assenza di un vero protagonista. è in realtà proprio l'assenza di un primattore che consente a Lecca di mettere ognuno dei cinque personaggi in scena al centro dell'uno o dell'altro capitolo e facendo in modo che incontri fra loro avvengano in modo naturale con il dipanarsi dell'intreccio. Scelta piuttosto originale che l'autore gestisce tuttavia con disinvoltura facendo proprio dell'intreccio il punto qualificante di questo lavoro. Dei cinque personaggi quello che sembra piacere di più all'autore è il direttore d'orchestra Alexander Norberg che richiesto della direzione principale dai Berliner Philarmoniker all'apice del successo decide invece di ritirarsi dalle scene. Lo farà eseguendo il brano che lui considera perfetto cioè lo Stabat Mater di Pergolesi. Le pagine sulla solitudine del grande musicista le sue manie e ossessioni sono tra le più convincenti e confermano in Lecca il raffinato conoscitore della musica colta che già si era letto nelle sue opere precedenti.

Più curiosa nella sua tragedia solo un po' prevedibile la figura di Oscar. Giovane svedese abbandona Goteborg per diventare impiegato “buongiornista” (così nel libro e descrive perfettamente la mansione lavorativa) in un albergo di lusso londinese. Cova però in sé una passione non tanto segreta proprio per il grande Norberg che conosce a Londra e del quale vorrebbe ascoltare di persona l'ultimo concerto prima del ritiro. Tra le bizzarrie del direttore c'è però che quello Stabat Mater sarà eseguito a Reykjavik in una chiesa che ospiterà solo cinquantadue spettatori estratti a sorte dall'elenco telefonico cittadino. Oscar cittadino svedese non è in quell'elenco il suo nome non è sorteggiato ma proverà in tutti i modi ad assistere lo stesso al concerto (con quale esito non è lecito svelare in sede di resoconto: ma è una buona sorpresa narrativa ben costruita dall'autore).

Più di contorno appaiono gli altri tre personaggi pur tutti dotati di buona personalità. Uno è la soprano Rebecca Lunardi costruita sul modello – d'altronde dichiarato – di Maria Callas ma alla fine dolcemente decisiva per la risoluzione di un altro dei plot quello cioè della voce bianca Marcel Vanut. Marcel è nel suo ristretto settore una stella; la narrazione lo riprende però alle soglie dell'adolescenza quando cioè la voce e per conseguenza la sua stessa identità mutano. Il suo concerto – e di nuovo sarebbe scorretto svelarne l'esito – sarà importante non meno di quello di Norberg e della soprano Rebecca. Resta Hàkon l'unico islandese di rilievo della vicenda. Sta a lui incarnare il Male assoluto. Inaffidabile fin da ragazzo e poi nella vita adulta causerà l'unico evento tragico del racconto con una determinazione che solo il buon senso evita di definire gelida.

Il gelo che è ovvio in un'ambientazione tutta nordeuropea pervade con totale consapevolezza anche la scrittura di Lecca che descrive persone e fatti con distacco e precisione studiati ma al contempo assai gradevoli alla lettura. Le cinque figure ritratte nella splendida copertina di Luigi Ghirri – una fra le migliori viste negli ultimi tempi – valgono come recensione preventiva al romanzo. Coscienti di uno straniamento inevitabile anche i protagonisti di Hotel Borg si limitano a un'interpretazione asciutta della parte che il destino ha scelto per loro. Al lettore scoprire non senza sorpresa il risultato della messinscena.


Giovanni Choukhadarian

Recensioni dei clienti

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    Lina

    04/10/2015 19.31.00

    si può abbassare il voto ad un romanzo solo per il suo finale? in questo caso sì, visto che tutta la vicenda sembra promettere una svolta che non arriva mai e che avrebbe dovuto dare un senso a una storia che così non ne ha. peccato.

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    Angelo

    25/04/2012 12.39.13

    Una lettura assolutamente piacevole e intensa. L'ho letto d'un fiato sul treno, e un banale Bari-Roma si è trasformato in uno straordinario Bari-Reykjavík-Roma.

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    Sabrina Stella

    18/04/2012 14.32.57

    Ho amato questo libro perchè mi ha condotto in un luogo che sogno di visitare da tanto e l'atmosfera generale che vi si respira è quella pura che solo a latitudini così elevate si può ritrovare. E' un romanzo dai colori cupi e dai suoni ovattati che si tramuta, piano piano, in un finale che incanta. I cinque personaggi principali del romanzo vivono in modo indipendente gli uni dagli altri ma sono tutti accomunati dalla passione per la musica. Una passione che coinvolgerà anche il pubblico più scettico, scelto a caso tra gli abitanti della città. Il romanzo e l'opera scelta dal direttore d'orchestra per l'ultimo concerto, lo Stabat Mater di Pergolesi, vanno avanti insieme e ci conducono verso una conclusione che lascia in sospeso le emozioni suscitate da una così sublime esecuzione.

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    Carlo

    01/04/2012 09.41.53

    Devo confessarlo: a scrivere qualcosa su 'Hotel Borg' di Nicola Lecca sono in imbarazzo. Non perché non sia facile scriverne bene, o perché ci sia poco da dirne, no certo: l'imbarazzo deriva dalla difficoltà a inquadrarlo in modo sterotipico, ricondurlo a una casella, definirne i contorni, dire che sta più in qua o più in là, darne le misure e i colori. Devo ribaltare il punto di vista ignorando la trama e parlarne in modo diverso, se voglio avere speranza di riuscire a dare un'idea di ciò che è. Innanzitutto 'Hotel Borg' è suono. E' suono perché parla dell'amore per la musica, portato così all'estremo sino a diventare rispetto per la musica stessa; ed è suono perché è musica. E la musica è un appuntamento con il destino, un appuntamento che cambierà i protagonisti dell'opera: Oscar, il ragazzo disposto a tutto per la musica che ama, Rebecca, la cantante lirica, il piccolo Marcel, Hakon, e soprattutto Norberg, il protagonista. Partono da punti lontani tra loro, da vite diverse, ma per tutti quell'ultimo, straziante concerto sarà l'ultimo, sarà l'inizio di qualcosa di nuovo e diverso. Poi 'Hotel Borg' è colore: il colore bianco della neve e del ghiaccio islandese, il colore di legni scuri della cattedrale di Rejkiavik, le albe tenui e i visi arrossati dei ragazzi, i fiori del negozio del padre di Oscar, il 'fioraio di Greta Garbo'. Ma soprattutto, 'Hotel Borg' è amore, amore e emozione. Amore per la musica, amore per il bello, amore per ciò che di più nobile abbiamo dentro: i nostri sentimenti, i nostri pensieri, il nostro cuore. E infine, 'Hotel Borg' è il coraggio della scelta, di scegliere di vivere. La forza di guardare in faccia il nostro destino, il finale che ci chiama come l'ultimo, inevitabile acuto di una romanza che ci squarcia il cuore purché abbiamo la forza di tentarlo, di sostenerlo, di viverlo sino a che abbiamo fiato in corpo e forza nei nervi e nel cuore.

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    Alekos

    20/03/2010 22.03.03

    Quando arrivo all'ultima pagina di un libro, di solito, provo un brivido, un'emozione. Leggendo Hotel Borg mi è sembrato di sbattere il naso contro una porta chiusa: quella che conduce al finale di una storia, in questo caso assente. No, non lo consiglio...

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    Andrea

    12/01/2009 12.52.50

    Ho letto Hotel Borg due anni fa e mi ha molto colpito, soprattutto per le qualità nascoste che secondo me ne fanno un piccolo grande libro. I personaggi hanno una psicologia molto particolare, ricordo di essermi identificato in Oscar ma di aver trovato punti in comune con tutti i personaggi, compreso il direttore. Il che può essere inquietante, soprattutto se si pensa alla figura del giovane islandese: alla fin fine sono tutte piccole umanità, ognuna con un obiettivo, con una meta. La trama corale, inframmezzata con momenti "musicali" che ho trovato fantastici, ha una impostazione quasi cinematografica e coinvolge. La cosa bella è come Lecca descrive i personaggi in relazione al contesto in cui sono, all'ambiente dove si trovano, il fatto che la loro psicologia non sussista se non in relazione a ciò che li circonda, altro elemento in cui tendo a identificarmi (Lecca lo fa spesso, come ho avuto modo di leggere in altri suoi libri). Insomma, ho trovato questo libro molto bello, e lo consiglierei soprattutto a chi apprezza la musica classica, che lo scrittore sembra conoscere davvero bene...

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    Francesca

    12/01/2009 09.39.59

    Ho conosciuto questo libro dopo essere stata in vacanza in islanda e aver visto il libro di Nicola Lecca in una libreria di Reykjavik. Siccome era in islandese non ho capito nulla, ma mi sono segnata il titolo. Di ritorno in Italia lo ho comprato. E`un romanzo insolito e sognante. Direi anche ipnotico per certi versi. Mi ha presa moltissimo. Soprattutto la tensione che l´autore crea fin dalla prima pagina. Hotel Borg e´la storia di 5 persone che vogliono raggiungere la perfezione. E non importa quanto alto sara´il prezzo che dovranno pagare. Sono disposti a tutto. La storia in se´e´apparentemente molto semplice e per questo puo´essere letta anche da un bambino: ma tra le righe c´e´molto da scoprire. Mi piacciono molto gli scrittori "a piu´strati" e Nicola Lecca e´uno di questi. Soprattutto mi piace che sia sarcastico e originale. Avrei preferito che il libro fosse un po´piu´lungo ma ho visto che scrive solo libri brevi. Comunque ne valeva la pena. Consiglio questo libro a chi ama viaggiare anche solo con la mente e a coloro che amano l`Islanda e la musica classica.

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    Strokkur

    20/12/2008 01.08.55

    Il libro sperimenta il grottesco puro: immaginate una scena da paperissima in cui due ragazzi si sfidano e uno muore perchè è poco più imbecille dell'altro; in sottofondo lo Stabat Mater di Pergolesi scandisce la tragedia. Proprio in questo punto ho sorriso. Un libro che se ti cambia la vita non lo fa certamente per il verso giusto. Inutilmente amaro, dolcemente insulso.

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    diablera

    04/04/2008 23.19.10

    sarò scema io ma mi sono slogata l'articolazione temporo-mandibolare dagli sbadigli. potessi gli darei 0/5 ma mi accontenterò di 1/5. noioso, personaggi troppo estremi, senso del libro... boh, non conosco lo stabat mater (colpa mia, qui lo ammetto) ma vorrei vedere l'islanda, unica cosa decente del libro. molto meglio Flavio Soriga!!!

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    Maria Giuseppina Loi

    03/10/2007 15.16.47

    Scrivo per riportare la mia esperienza come conseguenza della lettura di Hotel Borg. Non mi piace esprimere dei voti o lincenziare un libro con un non mi piace o mi piace. Sono un'insegnante e l'anno scorso, con alcune forzature sulla prassi didattica, ho invitato i miei alunni di 5 liceo scientifico a leggere il romanzo.La storia inizia con un'e-mail di invito a Nicola lecca a effetture una conferenza a scuola.Rimasi affascinata dalle sue espressione lette sul quoditiano dell'unione sarda qualche tempo prima."Perchè leggere Nicola Lecca e per di più presentare all'esame di stato il suo romanzo?" così mi chiese il mio dirigente; " Ha libertà di insegnamento,professoressa".Bene dissi.Presentai ai miei alunni il personaggio in modo casuale, ricerca su internet, lettura sito autore, visione reportorio fotografico.Contemporaneamente scrivevo con ostinazione all'autore, non mi dava tregua, incalzavo con la mia ostinazione.Ai ragazzi sarebbe piaciuto perchè c'era quel senso di vitalità nel capire la vita e nell'odiarla per le sue nefandezze. La vicinanza d'età, circostanze e esperienze comuni avrebbero reso più facile la vicinanza.Una mattina, in classe, decisi per il trainig autogeno: musica soft e lettura drammatizzata, lenta e pacata delle prime pagine di Hotel Borg.Avevo fatto c'entro.Le frasi fluivano sulle note musicali, i ragazzi a mala pena respiravano: era un'atmosfera irreale. Dissero: le nostre menti viaggiavano sulle immagini, tempi, i luoghi, i colori, le sensazioni lette. Si ricostruiva una situazione. Bellissimo. Hanno letto il libro con curiosità. A questo punto è stato facile indurre i giovanotti ad intrattenere un rapporto epistolare via e- mail con lo scrittore. Scambi di pareri,opinioni,confutazioni, foto.La lettura ha apportato meditazione, fluibilità nei ragionamenti e interdisciplinareità.Ottimo il lavoro eseguito da un'allieva: da Seneca a Froid attraverso gli eccessi di un personaggio del romanzo Hàkon. Un bel modo per me di motivare e fare scuola. L'incontro a Ca. li galvanizzò.

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    liliana

    07/05/2007 22.58.14

    Riscrivo, ampliate, alcune frasi scritte già personalmente per e-mail a Nicola Lecca appena finito di leggere il libro. E' stata una scoperta casuale in biblioteca, a Milano, dove vado a curiosare alla ricerca di belle storie da leggere. Ogni tanto ne trovo qualcuna in mezzo a tanti libri inutili e tanta scrittura sciatta. Oggi si pubblica troppo e si montano casi editoriali fasulli che lasciano i lettori frustrati. A me poi non piacciono le scrittori e le scrittrici italiane . Non mi piace la loro scrittura nè le storie in cui non mi riconosco. Salvo Svevo, Primo Levi, Fenoglio e in parte Meneghello. La mia lettura preferita é la rivista letteraria inglese Granta. Nel libro di Lecca ho trovato scrittura cristallina e una vicenda in cui sono entrata ed ho soggiornato con piacere identificandomi molto in alcuni personaggi anche se sono diversi da me. Hanno un carattere universale in linea con il nostro tempo e finalmente sono persone sostanzialmente normali, né drogati, né assassini né con crudeli perversioni su cui si scrive tanto adesso. NOn mi ha invece ha molto convinta il bell'islandese che ho trovato un pò tagliato con l'accetta e con funzione di deus ex macchina per far finire la vicenda di Oscar. Ma si tratta din peccato veniale perché il libro é per me sostanzialmente perfetto. Spero di non venir delusa dai libri scritti in precedenza che ho già richiesto in biblioteca. Penso comunque di comperare Hotel Borg perché voglio rileggere subito alcune pagine che ho trovato molto profonde. Per esempio ricordo una frase detta dalla cantante che mi sembra molto profonda "prima avevo paura della vita ed adesso ho paura della morte". Nicola Lecca tratta di temi enormi e cioé della vita e della morte con grande perizia ma anche con leggerezza di mano. Mi sono identificata talmente nella storia che ho letto il libro ascoltando lo Stabat Mater di Pergolesi e guardando la carta dell'Islanda dove peraltro andrò l'estate prossima (trekking già previsto prima di leggere il libro). Grazie Nicola e auguri.

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    Massimo

    23/01/2007 22.03.31

    Romanzo interessantissimo, intelligente e un po’ misterioso. Ti avvolge nel profondo con un’ambientazione impeccabile, che riesce a scaldare nonostante la stagione invernale, la latitudine e la continua presenza di freddo, neve e ghiaccio: si lascia leggere tutto d’un fiato come un thriller, ma non è un thriller. E’ solo un racconto originale, ben congegnato e ben scritto, tutto centrato su quella voglia - che forse ognuno si porta dentro - di essere se stesso e di poter far assumere alla propria vita quella direzione che, in fondo, intimamente desidera. Alla fine rimangono i segni di una sferzata, delicata e assolutamente non invasiva, che fa pensare: testimonianza di una carica e di un’innovatività di cui solo i giovani (in questo caso scrittori) possono essere portatori. Da leggere e far leggere. P.s. la trovata del “buogniornista” è da antologia…..

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    GINA

    13/07/2006 12.24.05

    Un racconto delicato,sia nella forma che nei contenuti.Entranbi sempre rispettosi di ogni personaggio e di ogni angolo descritto,quasi a voler sempre evidenziare il bello di ognuno e di ogni cosa.A scriverne ho quasi la sensazione di sciupare tanta armonia.DUNQUE..LEGGETELO

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    Francesco

    13/06/2006 11.13.22

    Un libro che non farà di certo rimpiangere il tempo impiegato per leggerlo, una scrittura di classe attraversata da una sorprendente vena ironica.

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    Franco Frau

    07/06/2006 20.02.32

    Forse sono un pò prevenuto, in senso positivo, nei confronti di Nicola Lecca, perchè mi è capitato di sentirlo parlare e di apprendere, tra le tante cose piacevoli ed interessanti che ha detto, che il suo scrittore italiano preferito è Mario Rigoni-Stern (scusate se è poco), ma posso sinceramente affermare che il libro mi è piaciuto. Mi è piaciuto perchè è un libro intimamente autobiografico senza esserlo nello forma, perchè ha una scrittura moderna e lineare che mi ha ricordato le cose migliori di Banana Yoshimoto e le ultime di Salman Rushdie (spero che l'accostamento non sia offensivo), perchè si intuisce che dietro al libro c'è un lavoro di ricerca condotto con passione e curiosità. Detto questo, non penso che Hotel Borg sia il megliore libro che Nicola Lecca abbia scritto, e perciò mi accingo a leggere i suoi precedenti libri, o che possa scrivere, e quindi attenderò con interesse il suo prossimo libro. Saluti da Franco Frau, Cagliari

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    ant

    29/05/2006 00.12.57

    Al centro del romanzo vi è un opera(Stabat Mater di Pergolesi) verso cui convergono le esistenze di diverse persone. L'autore ,come messaggio finale, ci fa capire che dopo l'esecuzione dello Stabat M., le vite dei personaggi non saranno più le stesse. A me non è dispiaciuto, sicuramente originale, e poi a far da corollario al tutto le belle descrizioni sull'Islanda

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    navigatore solitario

    03/05/2006 16.20.57

    Concordo con Giampiero. Il libro ricorda molto Una Musica Costante, di Seth e da ex musicista devo dire che la passione di questo libro possa contagiare anche i non musicisti che posso appassionarsi ad un ambiente romanzato che nella realtà putroppo non è così, tranne che per il piccolo cantante. Libro appassionante da leggere.

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    Antonio Dettori

    02/05/2006 18.45.43

    Ugo hai perfettamente ragione!! Ormai ai giovani lettori piace soltanto leggere di violenza,sesso e superficialità e non apprezzano i sentimenti altrettanto forti e profondi rappresentati però in maniera originale e molto delicata!! A Nicola Lecca che è Sardo come il sottoscritto vanno i miei più sinceri complimenti. PS: lascio il mio indirizzo email perchè aspetto consigli e pareri su libri che vi hanno colpito. Scrivete Numerosi

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    Ugo Barbara

    28/04/2006 12.16.35

    Mi aveva stupito e insospettito il livore con cui alcuni letori avevano giudicato questo libro. Proprio per questo l'ho letto con ancora più attenzione, cercando quella "marmellata andata a male" e quella sensazione di "ammuffito, polveroso e artefatto" denunciate da 'Norreno' e da 'Romano'. Non ho trovato nulla di tutto questo, quanto piuttosto una storia straordinariamente delicata, raccontata senza quella violenza artefatta (quella sì!) e quasi pornografica che contraddistingue una certa letteratura tardo-adolescenziale tanto di moda in questi anni. Non ho trovato uno scrittore intento a contemplarsi l'ombelico, ma un vero narratore, con una vera storia. E' cosi' sconvolgente che, per una volta, non ci siano solo sesso e sangue, ma musica, passione e veri, profondi turbamenti?

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    Giampiero

    10/04/2006 09.46.47

    Sentire la musica, sentirla davvero, anche quando non la sai suonare, anche quando conosci poco gli strumenti, anche quando non c'è nessun musicista che sta suonando è una sensazione nuova, forte, inebriante, Ho comprato Hotel Borg andando "ad odore", il mio modo usuale di scegliere un libro. L'ho visto sugli scaffali e mi ha subito attirato il contrasto freddo-caldo che emana dalla foto del teatro Farnese. Ho ritrovato nelle pagine di questo prezioso romanzo questo stesso contrasto, il calore dei sentimenti non vissuti che cerca di spezzare il ghiaccio delle anime dei personaggi e dei luoghi in cui ha scelto di ambientare la storia. Anni fa, sempre "ad adore" ho scelto un libro di Vikram Seth, "Una musica costante", edito da Longanesi, che ho molto amato. E' un romanzo sulla musica, forse un po’ troppo pervaso da romanticismo, ma la musica c'è ed è suonata dalla prima all'ultima pagina. Mi sono innamorato dell'"Arte della fuga" di Bach e insieme all'autore ho suonato quella musica per tutto il tempo della lettura. Sono poche, invece, le note in "Hotel Borg", ma per tutta la lettura (durata lo spazio di due viaggi in pulmann tra Palermo e Trapani e viceversa), ho sentito solo musica, musica vera, ogni parola ne era piena, ognuna delle vite raccontate era un assolo. Chiudere il libro, lasciare Ròsa lì, al buio, sulla strada, con il suo bagaglio di tristezza, è stato come assistere alla fine di un concerto, con l'ultima nota che davvero vibrava nell'aria.

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