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    Alessio

    13/12/2015 12:02:06

    Mauro Lanari e Orietta Anibaldi haldullea@libero.it volevate fare uno sfoggio di cultura? Bravi, ma in quanti avranno capito la vostra recensione? Se parlate (o scrivete) come mangiate mai nella vita vorrei condividere un pasto con voi! Detto questo, "Hunger" è un film magistrale e l'interpretazione di Fassbender intensa e sofferta. Da vedere.

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    Roberto

    04/05/2013 21:13:21

    Il film potrebbe essere solo un documento sulla detenzione carceraria dura,invece ricostrusce puntigliosamente,con livido rigore e con una interpretazione spendida di Fassbender,la vicenda di Bobby Sands e della disperata lotta del Movimento Repubblicano Irlandese,della sua componente militare,l'IRA.Ho visto tutta la cinematografia di denuncia dei "troubles" delle tormentate Contee dell'Ulster,ma "Hanger" è senza dubbio,il lavoro meglio riuscito,a tratti commovente per l'intensità narrativa che esprime.Da vedere assolutamente,un capolavoro !

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    Federica

    22/04/2013 10:43:32

    Il miglior film degli ultimi anni. McQueen si è confermato poi con "Shame", ma è in "Hunger" che emerge tutto il suo talento visionario e la forza dirompente del suo messaggio.

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    Mauro Lanari e Orietta Anibaldi

    01/10/2012 03:44:14

    (In collaborazione con Fabio Lanari e Davide Schiavoni) Mandala escrementizio ed evacuatorio, il film espone la lista completa dei liquami organici: bolo alimentare, urofecalità, sperma (sotto la coperta), sputo di saliva, rigagnolo di lacrima, vomito, sangue da tingere una vasca colma o un water, siero da decubito. Più che un "jail movie" assurto a livello di metafisica, è l'"H-Block" preso a emblema della cattività dell'intero cosmo d'enti ed eventi. Numerosi sono i pregi di "Hunger": l'analisi ampliata, degna di Greenaway ne "Lo Zoo Di Venere", alla fragilità e decomposizione esistenziali, non solo dell'uomo ma anche degli animali e degl'insetti (il puledrino e la mosca); l'estensione alle stesse guardie carcerarie dello statuto ontologico di prigionia; l'esplicita quanto trasversale condanna della maternità: il secondino che viene ammazzato infradiciando di sangue sua madre e l'immagine insistita della genitrice di Sands che s'abbiocca al capezzale del figlio. Eppure, ciò che McQueen guadagna in potente veemenza critica, lo perde eliminando l'aspetto ludico caratteristico del suo più anziano connazionale. Greenaway presenta almeno in abbozzo la teoria salvifica d'una "pars construens" quale gioco non più al massacro: il gioco come espressione di vitalità senza sforzo, energia senza energheia/ergon/lavoro, esistenza senza fatica o sacrificio, edonismo sano, salutare, santo, epifania della "sola gratia", non più agonico agone ma nietzscheana gaia scienza per l'appunto schillerianamente ludica. Altrimenti ha ragione la voce off thatcheriana: i Bobby Sands gravitano ancora nell'orbita di quel ch'intendono estinguere, continuano a usare la violenza sebbene non dirigendola più contro gli altri, sadicamente, ma verso sé stessi, masochisticamente. Ecco spiegata tutta l'iconologia da "via crucis" del protagonista: un'"imitatio Christi" fino al martirio e al martirio da emulare. Allora meglio il prete e il suo predicar male razzolando però meno peggio.

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  • Produzione: BiM, 2012
  • Distribuzione: Rai Cinema - 01 Distribution
  • Durata: 96 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 5.1);Inglese (Dolby Digital 2.0 - stereo)
  • Lingua sottotitoli: Italiano
  • Formato Schermo: 2,35:1
  • Area0
  • Contenuti: dietro le quinte (making of): "Le ragioni di Hunger"; trailers