Categorie

Giorgio Montefoschi

Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2006
Pagine: 410 p. , Rilegato
  • EAN: 9788817010528

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    lina arrigo

    18/06/2010 15.07.54

    Montefoschi è forse l'ultimo degli autori italiani "classici". Intenso, raffinato, allusivo commovente. La descrizione del paesaggio,spesso una Roma d'agosto deserta e struggente, è la cifra dell' emotività dei personaggi: una malinconia senza speranza, un senso di perdita che annichilisce, strade solitarie percorse per forza d'inerzia, un bisogno inappagato di assoluto che si manifesta nei temi prediletti, l'amore e la morte. Montefoschi ha la capacità di generare nel lettore un processo di immedesimazione nei personaggi,una partecipazione trepida e viva, una sofferenza vera. Il ritmo lento, la ripetizione ossessiva di circostanze, nomi,luoghi, strade, atteggiamenti,l'attenzione minuziosa e insistita ai gesti minimi, non è altro che il ritmo della nostra vita e conduce il lettore a vivere in tempo reale la vicenda, a condividere, quasi trattenendo il fiato, l'angoscia, la tenerezza, il rimpianto. La vita è scandita da infinite ripetizioni che la rendono pesante e opaca, specialmente se siamo privati di chi potrebbe darle luce e levità. I libri di Montefoschi li ho letti tutti e ho atteso ognuno con ansia ed emozione.

  • User Icon

    elena

    08/12/2009 14.33.30

    Questo romanzo è un inno all'amore coniugale.A quell'amore che spesso si dà per scontato, a volte addirittura finito, e che poi è pronto a riemergere quando il destino disegna un percorso inaspettato. I personaggi sono delineati in modo che è impossibile non identificarsi in loro, assumendo volta per volta un sentire diverso. Solo un paio di perplessità stilistiche: l'uso dei due punti, l'articolo 'i' davanti a 'pneumatici' (due volte!) e un uso sovraesteso, a mio parere, di 'codesto'. Per il resto, l'ho letto in un fiato, entrando nella vita di Paolo Diamanti.

  • User Icon

    Davide Cattaruzza

    25/05/2007 23.24.22

    Giorgio Montefoschi in questo libro, come anche nel precedente La casa del padre, descrive Roma ed i paesaggi laziali così minuziosamente da avermi fatto sentire nuovamente cittadino della Capitale.

  • User Icon

    annalisa guarelli

    05/02/2007 10.11.26

    Se avesse perso più tempo a descrivere l'animo delle persone anzichè l'ambiente in cui si muovono... La noia e il fastidio hanno accompagnato la lettura di questo romanzo. In una parola: deprimente.

  • User Icon

    marika

    08/01/2007 11.15.17

    di tutti i libri che ho letto, questo è decisamente il peggiore. Una lentezza di narrazione, la noia che accompagna i protagonisti si trasferisce sul lettore.E' stato difficile arrivare alla fine. E' stata una perdita di tempo.

  • User Icon

    cristina

    22/11/2006 18.24.01

    Sono stata costretta a "mangiare" questo libro nel giro di pochi giorni. Sa molto di copiato..ed in particolare del racconto della sua compaesana maigret mazzantini con il suo gradevolissimo "Non ti muovere". Spero non vinca il Premio Penne (Pescara) cui bisogna ancora votare..e come ha detto durante l'incontro con gli studenti-votanti qualche giorno fa:<non so neanche io quel che scrivo>

  • User Icon

    Filippo

    30/09/2006 14.50.44

    Non capisco come la critica possa definire l'autore uno dei migliori scrittori italiani. Questo è il suo secondo libro che tento di leggere (il primo era "La casa del padre")tento perchè anche stavolta non sono riuscito a finirlo!

  • User Icon

    Fabio Brotto

    31/08/2006 08.17.15

    Quattrocento pagine di narrazione raffinata, quasi tutte di dialoghi, di analisi paziente, a tratti estenuante, di un tessuto di rapporti umani. Un gruppo di amici nella Roma borghese, un cinquantottenne che pensa di non amare più la moglie, pensa di innamorarsi di una donna più giovane, poi pensa di non capire più nulla, come altri nel suo ambiente. Un pittore più o meno coetaneo, rivale (per modo di dire) in amore, alla ricerca di un’opera assoluta, dopo aver raggiunto il successo in età matura. Borghesia appiattita sulla vita di tutti i giorni, senza un senso forte, non riscattata nemmeno dall'arte. Ma, infine, severamente interrogata dalla morte. Dalle morti. Un romanzo sulla fragilità e la transitorietà delle persone umane. Un romanzo con un finale alle soglie del misticismo, aperto a molte interrogazioni. Infatti, ci si può cominciare a chiedere perché Montefoschi non l’abbia ambientato nella Roma del 2005, ma presumibilmente negli anni Ottanta, visto che nessuno dei personaggi ha un cellulare, ma c’è un ampio uso della segreteria del telefono fisso, e c’è un riferimento a Massimo Cacciari che alla radio parla di angeli ("L’angelo necessario" è del 1986). La narrazione è raffinata e professionale, questo è certo, ma la scrittura mi lascia qualche perplessità: ad esempio ci si potrebbe anche chiedere perché, ad onta di uno stile medio, di una scrittura controllata, e di un italiano privo di vezzi stilistici e sperimentalistici, vi sia nel parlato di persone di ceto medio-alto un assoluto abbandono dei congiuntivi, di cui si potrebbero addurre esempi quasi da ogni pagina : “Pensavo che era divertente” (p. 276), “Ma, noi siamo sicuri che ha visto?” (p. 409) [e qui parla il prof. Harrison durante una conferenza].

  • User Icon

    Saint Sinner

    24/07/2006 16.56.21

    Per quel che può valere il parere è stato durissimo arrivare al termine.

  • User Icon

    ant

    22/07/2006 10.28.52

    Scrittore un po troppo incensato dalla critica, il testo vorrebbe essere intimista e penetrare piano piano nella pelle ma purtroppo rimane ad un livello superficiale. Belle le descrizioni dei paesi a sud del Lazio di fine ottobre, ma i personaggi sono di una noia assoluta, non hanno brio, charme, sensualità, dovrebbero incuriosire un po di più il lettore

Vedi tutte le 10 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione