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Cristina Comencini

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2007
Pagine: 209 p., Brossura
  • EAN: 9788807017308
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Divisa tra cinema, teatro e letteratura, con questo lavoro Cristina Comencini ci regala l'ennesima dimostrazione della sua duttilità stilistica e del suo coraggio. La durezza del tema trattato nel suo precedente impegno cinematografico, gli abusi da parte del padre subiti dalla protagonista del film La bestia nel cuore, le era valsa una nomination agli Oscar come miglior film straniero nel 2005. Oggi il tema tutto umano del dramma familiare e psicologico lascia il posto a una riflessione che coinvolge un'intera generazione alle prese con la perdita dei suoi ideali.
Mario è un giornalista televisivo, di sinistra, impegnato nella cura di programmi di approfondimento e reportage. Il suo lavoro lo assorbe e lo appassiona finché il succedersi di un nuovo governo di destra non lo costringe a lasciare la televisione per occuparsi di programmi genericamente culturali alla radio. Nella vita di Mario la fine del lavoro e l'accusa di comunismo si sommano alla condizione di uomo di mezza età appena separato. Dopo aver cresciuto i figli della sua compagna, Chiara e Sergio, come se fossero stati suoi, con la nascita del suo unico figlio naturale Mario entra in crisi, sopraffatto dalle responsabilità e schiacciato dalle paure.
Il vuoto che lo circonda non investe solo la sua vita quotidiana, ma anche il suo spazio interiore. Con la caduta del muro di Berlino tutte le ragioni che avevano animato la sua vita, le sue ricerche, le sue battaglie, erano inesorabilmente crollate. Il suo mondo duale, semplice, fatto di compagni e camerati, di buoni e cattivi, un mondo in cui l'unica determinante per tutte le decisioni della vita si riduce alla scelta di una parte piuttosto che di un'altra, inizia a sfumare e a tingersi di tante, troppe gradazioni di colore. Non esiste più una verità certa ed assoluta. Sotto i colpi d'ascia inferti al muro, crolla il bene sommo al quale dedicare la propria esistenza e cade ogni speranza di poter costruire la realtà sognata. Con la fine della guerra fredda tutto si frantuma, lasciando un abisso nell'anima e una serie infinita di piccole possibilità.
La trama del romanzo segue uno di questi piccoli sentieri, una donna russa conosciuta per caso in un albergo, una bambina, una nonna arcigna, un'altra donna misteriosa ritratta in una vecchia foto. Come in una matrioska al contrario, così da un incontro fortuito scaturisce la storia di un popolo intero, quello russo, testimone silente del comunismo e delle sue atroci conseguenze. In questo processo di risalita verso i concetti complessi di collettività e ideologia, Cristina Comencini fa luce su un argomento troppo spesso tralasciato: il disagio che colpisce tutti coloro che hanno creduto in quegli ideali e che oggi si ritrovano orfani e senza punti di riferimento. Voltare lo sguardo da un'altra parte, evitare di porsi il problema, sembra l'atteggiamento dei più, ma con questo libro la Comencini inchioda tutti alle proprie responsabilità, induce a riflettere e a cercare ancora il senso di un'esistenza in cui il bene sembra solo un'illusione.

Recensioni dei clienti

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    ROSARIA

    31/01/2014 16.42.02

    Un romanzo che fa riflettere questo della Comencini. Crolla il muro, si squarcia il velo di Maya... un sistema mentale va in frantumi. Quanto male si era fatto progettando il bene?! Come si fa ad evadere dalle vecchie idee, dalle certezze, dalle sicurezze, da quegli ideali consolatori che per anni hanno permeato la mente di chi ci ha creduto? Attraverso l'espediente del romanzo la Comencini tratta un tema delicato, doloroso e, ahimè, tristemente attuale, la fatica della ricostruzione di un sistema di pensiero organico, la lotta per ritrovare una struttura mentale coerente di chi, dall' idea del bene assoluto, è stato ingannato, illuso!!! RC

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    NANNI

    12/10/2009 11.07.20

    E' un bel romanzo. A parte un inizio un po' banale, poi gli elementi della narrazione ci sono tutti: la storia colpisce e avvince mano a mano che si dipana, la voglia di vedere cosa succede dopo e la tensione verso il finale diventano sempre più forti, dunque, sotto questo profilo, direi che è un libro ben riuscito. Dal punto di vista del messaggio lanciato, direi che l'autrice è stata molto onesta: ha messo a nudo tutta la delusione del fallimento del sogno del comunismo senza nascondere proprio niente, nè i tormenti personali del protagonista (che in quel sogno aveva creduto, forse come lei), nè i drammi e le tragedie di un passato che non si può semplicemente liquidare rimpiattandosi dietro ad inutili giustificazioni o dimenticanze. Ma qui il discorso diventerebbe davvero lungo e l'autrice, credo, ha voluto dirci che non si può dire "ma quello non era comunismo", anche perchè, prima della caduta del muro, molte ma molte persone, al di qua del muro, quei regimi li difendevano, ed ora, semplicemente, se lo sono scordato! Troppo lunga la questione, troppo lunga davvero ... e troppo grande la delusione, meglio fermarsi qua, riconoscere che questo è un bel romanzo e soprattutto onesto.

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    Guglielmo

    05/10/2008 11.36.44

    Banale la storia, banale la scrittura, quello che ci vuole per avere successo in tempi banali.

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    Silvia

    22/07/2008 17.17.48

    Prima di leggere questo libro ero un pò scettica ma ho dovuto ritornare sui miei passi quasi subito dal momento che l'ho divorato in poche ore e mi è piaciuto molto.

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    Davide

    30/04/2008 23.17.43

    Cristina Comencini nel suo ultimo romanzo ci racconta una generazione di uomini che non hanno più ideali, perchè quelli in cui credevano li hanno delusi fortemente. Il dipanarsi della storia di Mario, Sonja, Irina, Roberto e tutti gli altri si snoda non senza sorprese e ci regala momenti molto intensi (il viaggio a Budapest su tutti). L'autrice sa narrare in maniera profonda e scorrevole le dinamiche della famiglia italiana contemporanea, in ogni suo romanzo c'è un nucleo familiare più o meno allargato, unito o meno, ma viene sempre descritto con autenticità. Per riflettere sul comunismo e non solo.

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    Enrico

    16/11/2007 17.32.28

    Un libro che aiuta a riflettere sugli eventi degli ultimi ottant'anni e ad accettare, senza infingimenti, la collocazione politica alla quale ciascuno di noi è pervenuto, forse inconsapevolmente. Sicuramente Cristina Comencini ha fatto un ottimo lavoro.

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    ant

    11/11/2007 22.55.19

    Belli i dialoghi tra padre e figlio, e belle le prese di cosscienza che certi ideali erano e sono solo utopia, per il resto la trama non è molto scorrevole

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    mica

    14/10/2007 15.02.34

    molto carino! ben scritto, bella la storia..forse troppo rapido nel finale.

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    Mirco Ficola

    09/10/2007 08.36.09

    Un libro che definirei "devastante" e che va interpretato su piani di lettura diversi. Lo considero "devastante" perchè getta in faccia al lettore lo realtà omicida della dittaura comunista dell'ex Unione Sovietica, durante la quale non erano ammesse "urla" che potessero squarciare il silenzio imposto dagli apparati politici. Una dittaura "estrema" che annichiliva tutti, personaggi in vista ma anche soltanto persone comuni che leggendo Keynes provavano il tarlo del dubbio. La caduta del muro e la conseguente fine della dittatura sovietica provoca macerie in chi aveva creduto nel sogno della liberazione dell'uomo a dispetto di tante evidenze nefaste. E' a questo punto che subentrano i piani di lettura diversi. I fatti sono visti con occhi diversi dai diversi personaggi. Mario, il protagonista, è smarrito, continuamente alla ricerca di qualcosa che possa "perdonargli" quel sogno ma anche di qualcuno che gli spieghi il perchè di quella tragedia; desidera seppellire difinitivamente quell'ascia che per tante notti ha accompagnato i suoi incubi e che ha inevitabilmente inciso anche sulla sua vita affettiva; vuole tornare a sperare in qualcosa di nuovo, di fresco, di vero ma la vita di tutti i giorni, il modo di far politica, la sua incapacità ad "amare" veramente lo frenano e lo inibiscono, ne sono insieme causa ed effetto. Sonja è quella che ha vissuto sulla propria pelle il dolore della madre internata. Ha scelto di cambiare paese, di tornare a vivere, forse di dimenticare o almeno di rifiutare di pensare al dolore patito. La sua condizione di "esule" è figlia di quella barbara dittatura e questo le basta per far valere il suo orgoglio di donna e di musicista. Infine Roberto, il figlio di Mario. Testimone perfetto delle nuove generazioni, pragmatico, inserito nel mondo di oggi fatto di contatti fugaci e, forse ma non è detto, privo di ideali. Come sempre la soluzione sta ancora nella "memoria", nella consapevolezza del suo valore come fondamenta per ricostruire.

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    Susanna Sarti

    07/10/2007 15.11.27

    Semplice, scritto bene, nulla di più.....

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    Nicola

    18/09/2007 23.04.15

    Un'affannosa e sofisticata ricerca esistenziale.

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    fulvia

    13/09/2007 09.15.19

    una trama semplice, ben raccontato con qualche bella riflessione ma niente altro. E comunque.... il protagonista de "la donna che visse due volte" con Kim Novak era JAMES Stewart e non Jimmy Stewart... ........

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