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A cura di Andrea L.Carbone. Con un saggio di Michele Cometa. Palermo, Duepunti Edizioni 2008,cm.13x19, pp.152, alcune figure bn. fuori testo, brossura copertina figurata. Coll.Argo,3.
Occuparsi della storia dell'arte antica significa per molti versi occuparsi di fantasmi: della policroma produzione architettonica e scultoria dell'antichità, oggi non resta che il bianco sostrato del supporto marmoreo; della pittura, per l'intrinseca deperibilità del supporto, pressoché nulla. Talvolta, direbbe Bernardo di Morlaas, nomina nuda tenemus: il tempo, più clemente con il testo che con l'iconografia, ci ha conservato la descrizione scritta di un quadro. Il testo proposto da Carbone e Cometa, pur non contenendo mai la parola chiave ekphrasis, è, per l'appunto, il prototipo della letteratura ecfrastica occidentale. Evanescente l'autore, un Filostrato non facilmente individuabile, evanescenti anche le opere descritte, forse o forse no effettivamente esposte in un portico-galleria di Napoli. E tuttavia, la loro descrizione risulta talmente vivida da aver costituito effettivamente un archetipo i cui risultati si possono rinvenire nelle opere di Poussin, Reni, Rubens, Caravaggio e innumerevoli altri. La finzione letteraria che rende possibile le Immagini è il dialogo dell'esperto di arte con un ragazzino; la scrittura filostratea è fortemente visiva e sinestetica, con continui inviti all'allievo (e, su un altro piano di realtà, al lettore) a immergersi in una sospensione dell'incredulità non esente da studiate fratture. La scrittura sfida apertamente la pittura per la palma del miglior modo di descrivere la realtà, rinnovando l'eterna e talora stucchevole polemica fra sostenitori dell'immagine e della parola; la vivace traduzione di Carbone rende bene la straordinaria efficacia del testo.
Massimo Manca
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