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Luca Di Fulvio

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2004
Pagine: 338 p. , Brossura
  • EAN: 9788806170035

Recensioni dei clienti

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    Trixter

    03/11/2015 09.57.40

    Noir italiano stilisticamente curatissimo e molto elegante, scritto con linguaggio dosato e frasi ben strutturate. Forse, per velocizzare la narrazione in alcuni punti del libro, avrei preferito dialoghi più serrati. Ma tant'è. Molto intriganti anche i personaggi, tormentati e perdenti al punto giusto. Forse l'ottimo ispettore Amaldi, cupo e dal passato tormentato, ha stilemi più stereotipati rispetto agli altri personaggi che popolano il romanzo. Nel complesso, comunque, ho trovato l'"Impagliatore" un'ottima lettura, un racconto piacevolissimo in cui, forse, solo il finale appare più sbrigativo e di minor respiro rispetto al resto del romanzo. Se posso permettermi, dello stesso autore consiglio vivamente "La scala di Dioniso": thriller pazzesco!

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    ma

    21/09/2010 15.38.01

    giallo-noir-thriller bellissimo...........alcune pagine capolavoro

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    elisa***

    11/09/2006 14.46.29

    A malincuore dopo la 109sima pagina ho dovuto mollare..se il film e' bello figuriamoci il libro che lo sara' 2 volte tanto, pero' non riesco a leggerlo, lo trovo troppo incasinato...peccato...magari un giorno ci riprovero'.

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    Nicola

    07/11/2005 15.22.10

    Un thriller dall'atmosfera tesissima e agghiacciante(cui contribuisce il surreale sciopero degli spazzini) che ha i suoi punti di forza nella profonda analisi interiore dei personaggi e nella sua propensione verso il macabro pur senza mai cadere nella volgarità più truculenta. L'inizio è magari troppo prolisso,poi la tensione avvolge il lettore sino alla conclusione sebbene l'identità dell'assassino venga svelata relativamente in fretta. A chi contesta il finale buonista vorrei dire questo:la realtà è già sufficientemente dolorosa,quindi è giusto che almeno nella finzione,letteraria o cinematografica che sia, il bene trionfi!

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    davide

    15/09/2005 16.47.16

    Il libro giallo più bello che io abbia mai letto, Di Fulvio ha un immenso talento. Tutta la storia è credibile al 100%, i personaggi sembrano vivere.Non si riesce a smettere di leggerlo, bisogna sapere assolutamente come va a finire in pochissimo tempo! La dovizia di particolari nelle decrizioni è perfetta, forse non tutti reggeranno un romanzo simile, ma è strepitos

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    PANNASENIOR

    01/09/2005 13.40.57

    Per ora ho letto poche pagine, ma alle volte per capire un libro basta vedere com'è scritto.... per essere un giallo thriller è troooppo ricercato e prolisso!! sarò ben lieto di migliorare il voto con il proseguimento della lettura.

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    Paolo

    14/07/2005 11.09.45

    E' un pezzo che l'ho letto, ma lo ricordo bene. Forse a suo tempo avrei dato un 5, ora do un 4 ma solamente perchè alcuni aspetti lo rendono, come già detto, un pò piatto e prevedibile. Decisamente il voto lo attribuisco per l'arte dello scrivere dell'autore, che nonostante il contenuto riesce a catturare il lettore. Sono un amante dei thriller ed ho letto parecchi autori stranieri, ma giocando in casa non mi aspettavo un risultato così buono. Bravo Luca.

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    Ceia

    12/05/2005 00.31.18

    Bella lettura, questo impagliatore. Prosa curatissima, attenta, al limite della perfezione per quel che riguarda la costruzione delle frasi e la scelta delle parole. Elegante, “classica” come ha detto Albys. Un intreccio forse non troppo misterioso ma piuttosto accattivante, e un killer che, miodio, è davvero spaventoso. Scene raccapriccianti descritte in modo non solo minuzioso, no… addirittura scritte da manuale. Di Fulvio si è fatto spiegare bene come è fatto il corpo umano… brrrr…Ma non solo.Al di là della violenza nuda e cruda l’autore fa un lavoro eccellente sulla psiche dei suoi personaggi, dilungandosi (a volte secondo me anche un po’ troppo - lo ammetto - alcune parti le ho lette saltando qualche parola… )in un modo che non è consueto in un thriller. Si spiega molto, moltissimo, degli spettri che abitano i personaggi del romanzo. Si cerca di spiegare, ovviamente senza condividere, il perché una persona si senta spinta a saltare il fosso, il perché inizi a uccidere, smembrare, violare… e ricostruire. Per alcuni versi è addirittura un piccolo trattato sulla psiche dei serial-killer. Si scava anche nella mente del poliziotto che segue l’indagine, un tipo che mi è piaciuto, pur portandosi dietro un passato doloroso che rispecchia ormai quasi tutti gli investigatori presenti sul mercato giallo-noir. Bella la scelta di svelare l’identità del killer a un certo punto del romanzo, buttando lì là cosa in modo quasi distratto l'autore dimostra quanto è stato bravo a scrivere le parti precedenti. Io non avevo capito. Non che sia una novità perché raramente intuisco. Lo ritengo un buon colpo di scena, anche perché tornando poi con la mente alle pagine precedenti… beh… ci sta eccome. Non ci sono inganni per il lettore. Azzeccata anche l’ambientazione in quella città cupa e “sporca”, deliziosa quella specie di metafora degli spazzini in sciopero che a fine libro “puliscono”. Un buon libro che consiglio a chi ama i noir che prediligono lo svisceramento degli animi e naturalmente lo sconsiglio ai deboli di stomaco..

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    Albys

    08/05/2005 23.13.26

    Un buon noir tutto italiano, molto ombroso e pessimista fino quasi alla fine (che ho trovato poco coraggiosa). Di Fulvio ha un'ottima prosa di stampo classicheggiante, molto letteraria, e il romanzo è basato soprattutto sull'introspezione psicologica dei personaggi, quasi tutti malati dentro. In una città triste e caotica, l'autore inserisce una manciata di personaggi che si incroceranno in una vicenda dolorosa e dall'oscuro passato. Di Fulvio ha una penna colta e molto carica, sicuramente inconsueta per il genere e a tratti forse un po' prolissa, ma certamente di ottimo livello. Si capisce che ha scritto molto e di tutto. La storia a mio parere soffre di troppi luoghi comuni e di eccessiva prevedibilità nello svolgimento, è molto facile precedere cosa succederà (a parte l'identità del cattivo, che peraltro l'autore svela a metà libro). Anche i personaggi non sono nuovi (non che sia facile, anzi...), ma nonostante questo il romanzo regge e non delude completamente. C'è molto sadismo, in questo libro. Scene crude, gusto per il macabro. Ma c'è anche molta attenzione alla psiche degli uomini e al grigiore delle vite comuni. Ci sono alcune parti che sono proprio letteratura, quasi metafisica. Non condivido alcune scelte di sviluppo della storia, qualche dettaglio che se diversamente curato avrebbe reso la lettura più adrenalinica, qualche mancato taglio alla pomposità della prosa che avrebbe regalato maggior dinamismo. L'impagliatore non mi ha rapito ma nemmeno deluso. Credo si possa definire un ottimo esempio di come scrivono gli italiani bravi, e di certo sa ben rappresentare la dolorosa malattia dell'uomo contemporaneo che non sa superare certe "tare" ancestrali. A questo lavoro manca qualcosa che non sono ancora riuscito a definire nel dettaglio, ma certamente Di Fulvio è un autore da seguire. 3,5/5

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    paolo four

    21/04/2005 20.37.41

    Concordo con Silvio, un libro piatto!!!

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    Romano De Marco

    11/04/2005 07.17.38

    Il titolo non è certo entusiasmante, tant'è vero che il regista Eros Puglielli che da questo romanzo ha tratto un film (con Luigi Lo Cascio come interprete...) lo ha rititolato OCCHI DI CRISTALLO (di Argentiana memoria...) C'è subito da dire che a parte l'ambientazione originale in una città portuale piena di misteri e di zone d'ombra (ad occhio e croce dovrebbe essere Genova) la storia non pecca certo di originalita. Del resto ho più volte sostenuto che riuscire a realizzare un thriller davvero originale mi pare impresa pressoché impossibile, a meno di non voler sfornare un ibrido difficilmente catalogabile nella categoria dei "thriller puri" che a me, invece, piacciono tanto. Assolutamente degna di nota, altresì, la prosa colta e sofisticata dell'autore, che indugia spesso e volentieri in introspezioni psicologiche dei propri personaggi, immergendosi nei meandri dei mostri che ne popolano le menti e che danno corpo allo svolgersi della vicenda che vede uno spietato assassino mietere vittime con inaudito sadismo, per perseguire un macabro fine che viene svelato non completamente alla fine ma nel corso dello svolgimento del romanzo stesso. Non esito a definire questo Di Fulvio il "Connolly italiano" tanto questo libro mi ha ricordato il modo di scrivere dell'autore americano. In sostanza un libro che consiglio a chi apprezza i thriller psicologici molto ben scritti e che non è alla ricerca dei roboanti colpi di scena o delle trame assolutamente originali. Romano

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    Mark

    11/02/2005 14.43.25

    La classica occasione sprecata! Dopo un primo capitolo fulminante, la trama, in sé buona, si sfalda tra dialoghi al limite del ridicolo, personaggi caricaturali e situazioni inverosimili. Un'annotazione a parte meritano gli svarioni sulla "macchina" della Polizia di Stato (un ispettore che ha frequentato l'Accademia e che viene definito "alto funzionario", poliziotti che scattano in piedi sull'attenti al passaggio dello stesso, tizi che a 52 anni sono ancora agenti "semplici" e tante altre assurdità). E meno male che Di Fulvio si è avvalso della consulenza di un primo dirigente della Polizia, altrimenti chissà che altro ci sarebbe toccato leggere! Non attribuisco il voto più a basso a questo romanzo, incredibilmente sopravvalutato da pubblico e critica, soltanto per il discreto "concept" narrativo e il più che decente stile dell'autore.

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    Aldo Funicelli

    27/01/2005 17.00.49

    È un giallo lento, con pochi dialoghi, giocato sulla psicologia dei personaggi: il poliziotto “crociato”, con la sua missione da compiere e l'uomo, con la propria mortale missione. Sullo stile di Harris, anche per la cupezza delle atmosfere. Peccato per il finale: laddove nei libri di Harris il male, sebbene venga sconfitto riesce lo stesso a dare l'ultima pugnalata, in questo l'autore sceglie la strada più semplice, col buono che sconfigge il cattivo.

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    Diletta

    13/01/2005 11.45.25

    Un libro fantastico. L'ho letto tutto d'un fiato, ma poi la notte non riuscivo ad addormentarmi. Luca Di Fulvio riesce a mettere paura. è un maestro dell'horror e del thriller. Bravo Luca. ora corro a comprarmi "Dover beach"

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    Blu 75

    09/01/2005 14.34.15

    Il libro è ben scritto. Stupende le descrizioni dei luoghi e della città. Si è trascinati in luoghi che sembrano senza tempo. Ottimo l' approccio psicologico ai personaggi. Peccato si scopra troppo presto chi è l'assassino. Da leggere senza ombra di dubbio.Di Fulvio sa scrivere, eccome!!

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    silvio

    30/12/2004 16.15.38

    Indubiamente un romanzo scritto con buona padronananza di linguaggio, con buon ritmo. DiFulvio conosce molto bene l'arte dello scrivere un giallo.Il libro è ben fatto, anche troppo. Troppo regolare. Un pò piatto, a mio avviso.

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    Caterina

    13/12/2004 16.21.33

    Meglio di Stephen King. Il film invece è mediocre. peccato: sarebbe bastato attenersi di più al libro che è un vero capolavoro.

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    maurizio crispi

    09/12/2004 21.54.23

    Trovo che il romanzo di Di Fulvio sia davvero un grande thriller che si dipana in atmosfere inquietanti in parte evocative dei temi psicologici di Psycho di Hitchkoch. Tutti i personaggi della storia si muovono in un'atmosfera un po' stralunata, comprimari di un intreccio sapientemente gestito che li vincola l'uno all'altro con fili invisibili e quasi necessari. Grande l'abilità del narratore nell'essere capace di mantenere oscura l'identità del killer sino ad oltre due terzi della storia. Il romanzo non è un affresco solo di personaggi ma anche vicenda corale di un'imprecisata città di mare post-moderna, lacerata tra la sua appartenenza ad un passato che la fa essere fatiscente e cupa ed un presente di disfunzioni che l'ammorbano (le vicende cupe di un orfanotrofio, orchestrate dai politici corrotti; un'interminabile sciopero dell'immondizia che avvelena l'atmosfera della città). Mi sono affrettato a leggere il romanzo di Di Fulvio prima di cedere alla tentazione di andare a vedere il film che ne è stato tratto e messo in circolazione con il titolo "Occhi di cristallo": penso che, comunque, il film per quanto ben fatto ha inevitabilmente semplificato la vicenda e appiattito lo scavo e la definizione dei personaggi, sicchè vedere il film prima di conoscere il romanzo avrebbe inevitabilmente guastato il piacere del testo.

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