Imparare a sparare. Vita di Vladimir Ze'ev Jabotinsky padre del sionismo di destra

Vincenzo Pinto

Editore: UTET
Anno edizione: 2007
Pagine: XXI-370 p., Rilegato
  • EAN: 9788802076775
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    VLAD

    27/05/2007 01:14:29

    Libro bellissimo e documentatissimo, scritto da un giovane e brillante studioso, incomparabile con opere di certi nomi blasonati, che sfruttano appunto solo il loro nome per vendere aria fritta. Vlad

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Il libro ricostruisce la biografia intellettuale e politica di Vladimir Ze'ev Jabotinsky, ebreo di Odessa che in gioventù ebbe occasione di soggiornare nell'Italia di fine Ottocento e seguire i corsi di Enrico Ferri e Antonio Labriola alla facoltà di giurisprudenza di Roma. Nel 1925, in aperta rottura con i partiti politici sionisti di matrice liberale e socialista, fondò l'Alleanza dei sionisti revisionisti, che riteneva l'idea nazionale un principio assoluto. Israele sarebbe sorto su ambedue le rive del Giordano e la lotta di classe tra lavoratori ebrei di Palestina venne considerata un crimine contro la nazione. Questa concezione dello stato, unita alla partecipazione di giovani jabotinskyani alla scuola marittima di Civitavecchia nell'Italia di Mussolini, indusse molti a considerare Jabotinsky un fascista. Egli si difese sempre dalle accuse, definendosi un liberale e un democratico. Era inutile illudere gli arabi con progetti di cooperazione e di progresso in Palestina Questi non avrebbero mai accettato la nascita di Israele su terre che consideravano di loro esclusiva proprietà. Bisognava dunque costruire "un muro di ferro" tra gli arabi e gli ebrei. Proprio la vita militare, con la sua disciplina e il senso di appartenenza, avrebbe rigenerato le masse di ebrei dell'Europa orientale, e non il lavoro della terra, come sostenevano i socialisti.
Il titolo della presente biografia si riferisce a un articolo di Jabotinsky del 1933 intitolato Afn pripitshek: il nuovo abc. In questo scritto esortava la nuova generazione di ebrei a imparare a sparare. Senza questo apprendimento non sarebbe stato possibile né parlare ebraico, né disquisire di letteratura, né costruire case. Proprio queste concezioni "militariste" vennero prese molto sul serio dai suoi seguaci, che nel 1937 fondarono il gruppo armato, l'Irgun Zvai Leumi, che si rese protagonista in Palestina di azioni militari in grande stile e di attentati contro arabi e britannici.
Il libro è diviso in tre parti. Nella prima si affronta il periodo giovanile di Jabotinsky, che nella Russia di fine secolo sperava di diventare un romanziere affermato, ma si accontentò di fare il giornalista, coltivando la scrittura come attività parallela alla passione politica. La seconda parte affronta gli aspetti più conosciuti del personaggio, cioè quelli legati a quella attività di agitatore politico su cui esisteva in Italia una striminzita letteratura apparsa su riviste specializzate. Molto interessante e innovativa è la terza parte, che affronta il Jabotinsky romanziere, autore di opere come I cinque, scritta nel 1936, tradotta di recente dal russo e uscita negli Stati Uniti nel 2005, e Sansone il nazireo scritta nel 1927. Jabotinsky vendette i diritti d'autore di quest'opera per soli 2.500 dollari, consentendo poi al regista hollywoodiano Cecil B. de Mille di utilizzarlo per la sceneggiatura del film Sansone e Dalila del 1949, che ottenne quattro nominations e vinse due premi Oscar. Nei due romanzi si colgono metafore politiche sul destino dell'ebraismo abbastanza evidenti, che segnano in qualche modo la continuità tra il letterato e il militante sionista. Il pregio maggiore di questa biografia è comunque la ricchezza di documenti con cui è stata costruita.
  Paolo Di Motoli