In un amore felice

Guido Ceronetti

Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 4 maggio 2011
Pagine: 312 p., Brossura
  • EAN: 9788845925771
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Descrizione
In quella partitura frammentaria per pianola meccanica che si può considerare l'opera di Guido Ceronetti, la parola amore era stata fin qui accostata a ogni genere di condizione della mente e del corpo, tranne forse al più improbabile di tutti: la felicità. E finalmente cominciamo a intuire perché. Se infatti le filosofie, le religioni e ogni altra forma di sapienza si affannano a smentire anche solo la possibilità statistica di una congiunzione del genere, nell'universo del romanzo qualcosa come un amore felice, sostiene Ceronetti, può invece esistere. Anche se ha come quinta il contesto meno propizio, una città notturna e sinistra. Anche se i suoi due protagonisti - un vecchio fotografo di guerra piegato dagli anni e dai dolori, Aris, e una donna molto più giovane ma altrettanto segnata, Ada - non sembrano adatti per la parte. E anche se contro il loro pericolante nirvana, per ragioni che sarebbe inopportuno svelare, cospira addirittura una razza di insetti alieni, che minaccia i cieli di tutte le città del mondo. Fin qui, nessun lettore era in grado di prevedere con esattezza in quali abissi del pensiero un aforisma di Ceronetti, anche il più innocente, lo avrebbe condotto. Ora, invece, nessun lettore riuscirebbe a immaginare dove lo condurrà il racconto dell'unica felicità che alla nostra specie sia dato toccare.

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    Cristiano Cant

    17/03/2015 12:42:20

    "...Oh veloce clessidra della felicità"; potrei iniziarlo e finirlo su questa frase fatidica (che è nel romanzo) un commento a questo libro, nell'eterna idea di un bello che deve per forza terminare per sigillare nella memoria l'esperienza di un vero incontro. Libro che ha nel suo grembo tutti gli amori e gli insolenti divertimenti del suo autore, le provocanti linguacce della sua libertà e della sua erudizione, il salto triste fra i sassi di un finito volgare e le iperboli rare di un destino poetico che sa nutrire l'anima con pagine degne dei campioni migliori. L'altrove è in questa vita, nel permanente delirio dell'odierno, o piuttosto in sfere senza lancette dove i respiri somigliano a lontane invidie di luce, a flussi anomali pronti a rapire l'umano e a scuoterlo con paure e fascinazioni? Amore e tempo, equazione infinita e sbagliata quanto occorre perché i suoi frutti siano meravigliosamente alti, indecifrabili e indimenticabili insieme su una scacchiera di mosse sempre più dettate dal caso, da invisibili dita di volontà misteriose che dall'agire vivo di menti lucidissime. Leggere Ceronetti è davvero come sentirsi microbi stolti nella terra della sua scrittura, una Brobdingnag felice e al tempo tragica, malata e sublime, perché il cuore di un poeta è un atlante senza alcun territorio segnato e sul quale ci si perde come nel desiderio di deporre per una volta davvero ogni inutile cartina e ogni ridicola bussola ad orientarsi. C'è di tutto, dal fiore di palude di Odilon Redon al salmo 42, da Moll Flanders ad Edgar Allan Poe, e poi ancora Tunguska, Katyn, Antonio Machado, le muffe di Fleming, la battaglia di Verdun, il suicidio di Pavese e il miliziano immortalato da Robert Capa, Lucrezia Cenci, Giovenale, Lucrezio, Kavafis. Perché l'occhio di Ceronetti è come un ago che rilega le moltitudini folli di cui è pregna l'imprendibile essenza del vivere, di cui son fatti gli zigomi tumefatti del cercare, i silenzi gridati nel ricco deserto della logica, noi tutti.

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    Francesco Pullia

    18/07/2011 22:49:33

    Il quasi ottantaquattrenne Ceronetti non tradisce l'attesa, scrivendo un'opera, come suo solito, geniale, spiazzante, completamente fuori dagli schemi. La vicenda in cui, come in una spirale, siamo risucchiati, scorre su un duplice binario, storico e fantascientifico, facendo perno sull'amore tra Aris (Aristide Bonovici), settantacinquenne fotoreporter claudicante "tambureggiato dai mazzuoli della vita", e la giovanissima Ada-Nanda-Nada, veggente tormentata da un infanticidio commesso in Inghilterra. Siamo alla fine degli anni Cinquanta, nel pieno della guerra fredda. In questo contesto si calano presenze "aliene", insetti mostruosi composti di antimateria cellulare, enormi farfalle capaci di materializzarsi e smaterializzarsi, di apparire e sparire "secondo codici di segnali di provenienza ignota", oggetti volanti non identificati, biblici carri di fuoco, entità appartenenti ad altri mondi che minacciano il pianeta e si fanno artefici di rapimenti e violenze (abduction) a sfondo sessuale. E' il male che incombe assumendo parvenze desuete, un male che fa leva sul dolore insito nella natura umana e può essere, temporaneamente, placato. Ci si trova immersi in una trama in cui realtà ed irrealtà, verità storica e improbabile, si mescolano con foga allucinatoria. E' una girandola in cui s'intrecciano visionari, angeli biblici decaduti posseduti dall'angoscia di non potere "trasmettere forme", politici, artisti, pontefici, presidenti statunitensi, scrittori come Céline, poetesse come Ingeborg Bachmann, scienziati anomali come Nikola Tesla (1856-1943), il fisico e inventore che studiò l'elettromagnetismo e un'arma ad energia diretta chiamata "raggio della pace" o "raggio della morte". In questo libro, Ceronetti ha interpretato il mondo in modo tale da ferirne "la conformità", dissacrando i luoghi comuni per restituire l'arcano e l'imponderabile alla vita. L'amore, in fondo, come l'autore ci suggerisce, per essere felice deve pagare il suo debito alla tenebra.

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    alessandro festa

    25/05/2011 13:29:38

    Un incanto questo, ultimo regalo del grande Ceronetti, che rivisita con originalità e sapienza il mito degli Iperborei. Certo, c'è sorpresa all'inizio come, un romanzo da uno che ha sempre praticato terre impervie e accidentate, pietraie dell'aforisma e del verso arso dal sole o dalla notte. Poi lo leggi, e ti accorgi che c'è tutto ciò che ti aspetti, e anche di più. C'è di più un senso di tenerezza e di innocenza per il quale durante la traversata del deserto non c'è forse molto posto, ma che diventa naturale per un'anima che può ora voltarsi a misurare con lo sguardo il cammino percorso. Alcune ingenuità formali e lessicali non fanno che confermare questa impressione, dando inoltre un'impronta molto personale alla narrazione.

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    Huysmans

    09/05/2011 15:39:41

    Forse il più bel libro di Guido... Ma siamo siamo sicuri che sia un libro, un semplice libro? Forse la "mappa di un tesoro trovabilissimo"... forse "un messaggio chiarissimo da affidare ad un pennuto viaggiatore"... forse una "preghiera notturna, potentissima e solitaria". Chissà cosa avrebbe pensato di queste pagine Elémire Zolla...

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