Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Edizione: 3
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 29 gennaio 2004
Pagine: 221 p., Rilegato
  • EAN: 9788830420892
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Descrizione

Raffinata e selvaggia, cupa e solare, ascetica e pagana. Con tutte le sue contraddizioni, in cui convivono spiritualità e violenza, bellezza sublime e deturpata, ricchezza e miseria, la Sicilia, crocevia della storia, è metafora e specchio dell'Italia intera. "Senza conoscere la Sicilia, non ci si può fare un'idea dell'Italia. E in Sicilia che si trova la chiave di tutto", scrisse Goethe, quando l'isola era una tappa del "viaggio in Italia" d'obbligo per molti europei colti. Più tardi non di rado gli stessi siciliani hanno descritto, in varie forme, usi e costumi della loro terra. Ora Matteo Collura, nel solco di tale tradizione, rivisita luoghi, persone, coglie atmosfere lungo un itinerario che attraversa la realtà per giungere al mito e viceversa.

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Recensioni dei clienti

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    enzo

    29/05/2013 19:34:11

    questo libro ti lascia dietro riflessioni e spunti come pochi altri. Adoro tutti i libri di Collura ma questo è enormemente superiore a tutti gli altri.

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    Federico

    26/02/2010 13:45:16

    Bel libro ben scritto fatto di tanti aforismi e anedotti che raccontano una Sicilia "filosofica", rudimentale e allo stesso tempo inquadrata nel contesto europeo. Se sei appassionato di quest'isola l'antica Trinacria.. non può mancare.

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    Maria Luisa Sotgiu

    09/10/2005 14:29:16

    Quando un giovane allievo incontra una persona importante per il suo futuro, si stabilisce una relazione tra i due che si sviluppa lungo un percorso fatto di ammirazione inizialmente, di comprensione, di apprendimento e insegnamento, di attenzione negli anni a seguire. Diventa un percorso costellato di episodi che, seppure nella loro frammentarietà, vengono vissuti intensamente. Quando il maestro è una persona straordinaria, come Leonardo Sciascia, e l’allievo è un attento e fedele biografo, come Matteo Collura, giornalista del “Corriere della Sera, questo percorso si rivela ricco di spunti e di aneddoti che si rivelano illuminanti per il lettore. Dopo “Il maestro di Regalpetra”, Collura ci offre ancora con il suo “Alfabeto eretico”una testimonianza dell’affetto grandissimo che lo ha legato a Leonardo Sciascia. Il libro composto di 58 lemmi si presenta come un dizionario tutto particolare perchè attraverso le varie voci, da “Abbondio” a “zolfo” ci permette di approfondire il pensiero e le ragioni dello scrivere di Sciascia :”Come le idee, i libri, quando sono buoni libri, ne creano altri, anche se non di uguale valore: così come non soltanto essi scelgono i “loro” lettori, ma li formano.” In “Alfabeto eretico” troviamo molti temi cari a Sciascia: mafia, politica, religione, Sicilia, amore, amicizia...Per ogni parola Collura ha la spiegazione: sono i temi cari al suo Maestro, il vivere quotidiano, la famiglia, la tolleranza, la giustizia,l’impegno civile, il suo essere testimone scomodo e quindi “eretico” del nostro tempo. Ho chiesto a Collura, in un incontro letterario, che cosa significava l’amicizia per Sciascia, visto che per motivi politici e di giustizia non ha avuto remora nel rompere un’amicizia che durava da anni con Gottuso. La risposta è stata chiara; la penso nello stesso modo: non si può immaginare un’amicizia con chi ti ha tradito in nome di un'ideologia! Collura parla finalmente di se stesso con tono arguto,elegante, chiaro, coerente. Maria Luisa Sotgiu

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    Emiliano

    06/12/2004 16:11:18

    Finalmente un libro sulla Sicilia fuori dal solito folclore. "In Sicilia" è un libro da regalare per Natale, perchè fa pensare a un "presepio" non convenzionale, pieno di personaggi emblematici e con un paesaggio che sembra aspettare un nuovo Messia.

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    Silvestro Livolsi

    19/07/2004 21:20:17

    Nel libro di Matteo Collura, In Sicilia, a pag.29 si legge: 'negli album fotografici di Capa un'immagine che può dirsi compiutamente pirandelliana, per l'ostentata ancorché involontaria teatralità espressa dalle persone ritratte (davvero personaggi che, in cerca d'autore, ne hanno finalmente trovato uno nel fotografo), è contrassegnata da questa didascalia: 'Italia, 26 luglio 1943. Una strada due giorni dopo la liberazione del paese di Cefalù'. E invece no: non è una strada di Cefalù quella che la foto ritrae, ma la piazza su cui si affaccia il Municipio di Agrigento e che da esso prende nome. Vorrei far conoscere bene questo luogo, perché grazie all'errore di trascrizione di Capa o - non importa stabilirlo - di qualche catalogatore venuto dopo di lui, esso appare riassuntivo del più tipico paradosso pirandelliano, quello che concerne l'impossibile certezza dell'identità, subdolo rovello sotto il quale si apre il trabocchetto della follia.' Matteo Collura continua poi a parlare della foto e, mettendone in evidenza la teatralità, fa intuire come dietro ad ogni scatto di Capa ci fosse una accurata 'preparazione' della scena.

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    Grazia Giordani

    20/03/2004 08:31:11

    Il saggio di Matteo Collura è una geniale matrioska, un libro nei libri, un vero canto d'amore alla sua terra, espresso con preziosa penna.

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    EMMA MONTINI

    13/03/2004 12:39:38

    Mi rivolgo a Matteo Collura per ringraziarlo commossa per questo suo libro stupendo perchè da palermitana "esule" a Roma ho rivisitato la mia terra amatissima,ripecorrendo con le lacrime agli occhi le mie amicizie meravigliose con Ignazio Buttitta,Antonino Uccello,Guttuso e tanti altri illustri siciliani.Trovo splendido il modo di narrare di Collura,suggestivo,ricco di colori e di musica,di fascino e di mistero. Ho scoperto un altro"grande siciliano",un'altra"perla" della "collana dei grandissimi". Scrivere così è proprio un dono di Dio! Grazie!

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Matteo Collura, giornalista del Corriere della Sera e autore di libri di successo come Il maestro di Regalpetra, Alfabeto eretico ed Eventi, dedica il suo nuovo libro ad un affascinante viaggio nella terra natale. La Sicilia, con le sue suggestioni storiche, culturali e paesaggistiche è infatti la protagonista assoluta di un itinerario, insieme "fisico" e immaginario, che lo scrittore, nato ad Agrigento e trasferitosi a Milano, percorre guidato dalla nostalgia ma anche dal desiderio di indagare su fatti, personaggi e luoghi, noti o meno sconosciuti. La narrazione, limpida, fluida e vivace, vaga dal desolato paesaggio di Portella della Ginestra alle bellezze di Agrigento, dai palazzotti di Palermo all'Etna, rivisitando nomi, suoni, sapori, in un continuo scambio di prospettiva: dal mito alla realtà, dal passato al presente e viceversa. Tra le pagine di questo raffinato racconto di viaggio, che ricorda i fasti dei Grand Tour compiuti nei secoli passati dai giovani e colti europei, si snoda una ricchissima carrellata di eventi e personaggi. Rivivono così le figure di siciliani d'ogni tempo, l'avventuriero Cagliostro, il principe Raniero Alliata di Pietratagliata, il bandito Salvatore Giuliano, il giudice Livatino, che si mescolano alle immagini dei grandi ospiti stranieri dell'isola, da Goethe a Wagner, e ai luoghi simbolo e ricordo delle glorie dell'antichità: il greco mare di Sicilia, Segesta, Siracusa. Né si dimenticano le pagine buie della storia siciliana: il percorso incomincia da Portella della Ginestra, per poi toccare Cassibile, nella cui campagna Collura si aggira cercando, tra le pieghe dei ricordi che ogni territorio gelosamente conserva, il luogo in cui venne firmato il noto armistizio. Altra commovente tappa di un triste itinerario sono le strade e i quartieri di Palermo, dove l'autore ricorda di aver compiuto, in compagnia del regista Francesco Rosi, un inconsueto tour alla ricerca delle lapidi delle tante vittime illustri della mafia.
Quello narrato In Sicilia è un viaggio nei sentimenti in una regione dai mille volti e dai feroci contrasti; una terra in cui gli uomini appaiono al tempo stesso dentro e fuori dagli eventi e dove sullo sfondo domina prepotente il paesaggio, dio sacro e profano che intride di sé ogni cosa, e dà vita a una terra impareggiabile e sfuggente, di cui Collura mette a nudo l'anima più profonda.


Le prime frasi del libro:

I

PORTELLA DELLA GINESTRA: sulla mappa che in questo momento ho sotto gli occhi non è indicata; ma so dov'è, lì, tra le pietrose gobbe a sud di Palermo, presso Piana degli Albanesi. Bel nome, Portella della Ginestra, e gentile, e mite. Ma non bisogna credere ai nomi dei luoghi, in Sicilia. Sono bugiardi, a volte, e promettono mirabilie che nella realtà naufragano nella desolazione di un paesaggio da sempre violentato e ormai stravolto. Santa Caterina Villarmosa, Contessa Entellina, Palma di Montechiaro, Isola delle Femmine, come gli idilliaci nomi della scalcagnata Colombia di Cabrici Garcfa Màrquez: Tucurinca, Guamachito, Neerlandia, Gua-camayal... No, non lasciatevi ingannare dai nomi, se andate in Sicilia. Anche quello di Portella della Ginestra è un nome ingannatore: fa pensare a un luogo solitario, certo, ma non ostile, con quella portello, a ingentilire ciò che in realtà è un ventoso passo di montagna, e quella ginestra a dare un'illusione di schiva fioritura, «odorata», dice il poeta, e «contenta dei deserti».
Portella della Ginestra: sarebbe soltanto un fascinoso toponimo sperduto nella dissennata geografia isolana, se una ormai lontana mattina di festa non vi si fosse consumato uno degli eccidi più infami che la storia di queste rugose contrade ricordi. Ho girato e continuo a girare in lungo e in largo la Sicilia, ma non ero mai stato a Portella della Ginestra, perché credevo fosse uno di quei luoghi che assomigliano ad altri di più vasto richiamo e di più agevole approccio.